La ristorazione ha subito una sorta di paralisi ma dobbiamo essere fiduciosi. Parla Mariastella Gambardella

Nonostante il tempo trascorso siamo ancora nel mezzo della pandemia. La campagna vaccinale va molto a rilento e l’economia, a cui è stato fatto un trapianto, rischia di crollare generando una crisi sociale ben più grave di quella politica che stiamo vivendo e che sembra avviarsi verso una soluzione. Ma è esattamente in questa fase dell’anno, febbraio, che si può e si deve avere lo sguardo lungimirante e programmare il futuro prossimo per cercare di affrontarlo nel modo migliore. Turismo ed enogastronomia sono due degli elementi centrali della narrazione e dell’economia lucana ed è proprio su questo binomio che si svolge questo dialogo con Mariastella Gambardella, Restaurant Manager e Sommelier di Maratea

La ristorazione inutile dirlo, è tra i settori più colpiti dalla Pandemia. Ad oggi, con la campagna vaccinale che lentamente muove i suoi passi, quali sono le prospettive? Quali le urgenze?

La ristorazione ha subito una sorta di paralisi, unita al brusco aumento dei costi gestionali per ottemperare alle norme anti-contagio, assieme al significativo calo dei ricavi. Ma dobbiamo essere fiduciosi; le attività di ristorazione sono importanti luoghi di socialità, di scoperta delle tradizioni e di esperienze. Per questo credo sia necessario che il nostro settore venga ascoltato per definire con concretezza e fermezza una regolamentazione e una programmazione urgente che consenta, nel massimo rispetto delle norme sanitarie, una ripartenza definitiva. È urgente e necessario, coinvolgere gli addetti del settore ai tavoli decisionali, per attuare un progetto di visione che preveda sì un ristoro che consentirà la ripartenza, ma che abbia come obiettivo principale quello di delineare soluzioni efficaci accompagnate da una normativa adeguata, che evitino una riapertura frammentata in attesa “dell’immunità di gregge.” Non si può continuare ad essere miopi nei confronti di un settore che è traino dell’economia in Italia, stiamo rischiando di essere vittime di una specie di patologia, quella dell’indifferenza, che minerà ulteriormente posti di lavoro e sacrifici di una vita.  

In Basilicata il settore vitivinicolo ha una forte matrice al femminile. Una vera e propria rivoluzione o un normale processo?

Credo che la realtà vitivinicola della nostra regione, rappresenti il trait d’union tra normalità e rivoluzione. Il fatto che oggi molte aziende siano condotte da donne, da una parte rappresenta un normale processo di continuità generazionale, ma allo stesso tempo è il simbolo di quella “rivoluzione” che valorizza l’imprenditorialità femminile, anche in questo settore, migliorando significativamente la parità di genere in ambito aziendale. In Basilicata è attiva l’Associazione delle Donne del Vino, che in collaborazione con il direttivo nazionale e in vista della stesura definitiva del Recovery Plan,  ha presentato un progetto alla Commissione agricoltura della Camera dei deputati per la valorizzazione del settore e delle imprese del vino che poggia su diverse proposte, tra le quali il riequilibro tra generi, la digitalizzazione delle aree rurali, il potenziamento dei collegamenti volto a porre fine al fenomeno di marginalizzazione culturale ed economica dei territori e una maggiore attenzione alle politiche per il turismo enogastronomico e la filiera dell’agroalimentare di eccellenza. Mi fa pensare ad una vera e propria sfida rivoluzionaria anche per la nostra Terra.

Il vino come trama narrativa di un territorio. La Basilicata quale storia racconta?

E’ il racconto di una storia autentica, a tratti complessa, che assomiglia ad una tela, in cui si intrecciano i racconti delle radici, delle scelte di coraggio, dell’amore per il territorio. Possiamo dire a gran voce che la Basilicata è una regione che, anche nel settore vitivinicolo, ha enormi potenzialità, ancora non del tutto espresse, ma che sono tangibili se pensiamo ai traguardi raggiunti dai produttori grazie alla loro consapevolezza e all’attenzione per il territorio.

Il suo ristorante è nel cuore antico di Maratea, luogo del Mediterraneo che è impossibile non amare. L’estate non è poi così lontana, quali secondo lei le azioni da mettere in campo per favorire l’incoming turistico?

La pandemia ha stravolto abitudini e ha certamente modificato il modo di fare accoglienza. Il trend da seguire è quello del turismo esperienziale, che vede il fattore umano al centro. Fornire agli ospiti la possibilità di immersione all’interno di un luogo, significa, oggi, coinvolgimento, offrendo al turista l’unicità dell’esperienza, l’autenticità che esprime un luogo con le sue tradizioni, l’originalità della proposta, il tutto concertato da quella grande professionalità che richiede competenza, attitudine e formazione. Maratea può e deve essere il trampolino di lancio di questo nuovo modo di fare accoglienza, puntando sempre ad essere il simbolo di un luogo magico che evoca grandi sensazioni ed emozioni. Non da ultimo, credo fermamente, che in periodo di “new normal” sia ancora più necessario operare in sinergia. Penso all’esempio delle Strade del Vino e alle Strade dell’Olio, cha hanno attuato progetti virtuosi che puntano alla valorizzazione dei territori coinvolgendo attorno ai cosiddetti distretti produttivi anche le realtà ad essi collegate, come i ristoranti e le enoteche. Un modello di integrazione tra cibo, ospitalità e territori, da cui trarre enormi vantaggi.