EDITORIALE – La prematura e improvvisa morte di Donato Boccia, come comunità, ci addolora profondamente e ci induce a porci una serie di domande sul senso della vita.
La mia prima reazione quando ho visto sui social la foto di Donato e ho letto la triste notizia è stata di rifiuto, non potevo crederci! Ho parlato da sola: “No, no, non può essere vero! No, non è possibile! Sono andata subito alla finestra per guardare l’appartamento dei genitori: la tapparella abbassata era il segno della loro assenza in casa. Ho pensato alla sua mamma, Maria, immedesimandomi nel suo grande dolore.
Come può una mamma accettare la morte prematura di un figlio? Come si può continuare a vivere? La morte di un figlio sconvolge la vita. Non esiste una parola per definire un genitore che perde un figlio. Un figlio che perde la mamma è un orfano; la donna che perde il marito è una vedova. E la mamma che perde un figlio? Non esiste un termine per definirla.
Anche la mia famiglia ha vissuto questa dolorosissima esperienza con la morte di mia nipote Gelsomina. La vita cambia, assume altri contorni, c’è sempre un prima e un dopo ai quali si fa riferimento. Spesso mi ritrovo a pensare: questo evento , questa ricorrenza sono accaduti prima o dopo la morte di Gelsomina?
La vita continua, deve continuare! Ma ci sarà sempre un momento, un pensiero che, con tristezza, riporta indietro nel tempo e fa affiorare il ricordo della persona cara, del suo modo di parlare, di gesticolare, di ridere.
La nostra vita, compresa quella dei giovani, è appesa a un sottile filo che da un momento all’altro può spezzarsi…siamo come delle foglie gialle sui rami di un albero, in balìa del vento e della pioggia.
Forse bisognerebbe imparare a vivere alla giornata, godere delle piccole soddisfazioni quotidiane, ricercando quella serenità che ci fa stare bene con noi stessi e con gli altri. Importante è anche essere aperti al bene, dire una parola di conforto a chi ne ha bisogno, redimere un litigio, dicendo la parola giusta al momento giusto, essere comprensivi, empatici e disponibili. Quante volte ci capita di sentire dire, dopo la morte di un amico o di un parente: “Era proprio una brava persona!”.
Donato Boccia è un esempio. Tanti i post che hanno inondato il web nei quali sono stati menzionati il suo rigore e la sua competenza professionali, le sue doti umane, la sua gentilezza e disponibilità.










































