La storia della Democrazia Cristiana a Brienza. I 90 anni di Rocco Lopardo

Introduzione di Peppino Molinari articolo di Dino Collazzo. Compie oggi 20 luglio 90 anni Alfredo Antonio Lopardo, detto Rocco e, per gli amici, “Il Fariseo”.

EDITORIALE – Esponente di spicco della Dc di Brienza e del Melandro e’ stato Sindaco per oltre dieci anni, componente dell’ Asl di Villa D’Agri, Consigliere ed Assessore della Comunità Montana. Per altri dieci anni fu Consigliere ed Assessore provinciale, oltre a ricoprire l’incarico di segretario della Sezione Dc di Brienza.

Rocco Lopardo è appartenuto alla generazione dei Sindaci del periodo in cui i rappresentanti politici eletti nella Dc “dovevano” esprimere il massimo per qualità e quantità di impegno. Presenti tra la gente, erano vicini agli elettori, ai loro bisogni, ai loro problemi. Era nell’etica di quegli amministratori “rispondere” con partecipazione politica e personale, in ogni stagione e circostanza. E questo era possibile grazie alla distribuzione capillare della Sezioni del Partito sul territorio, che consentiva la presenza fisica e legava il militante, come il cittadino comune, ai dirigenti politici della Dc.

Mons. Vincenzo D'Elia
Mons. Vincenzo D’Elia

Rocco Lopardo è stato uno di questi dirigenti, con umanità, autorevolezza e disponibilità verso gli altri. Si è caratterizzato per questo!

Sindaco nel periodo del sisma del 1980 ha gestito con efficienza l’emergenza e la ricostruzione. Brienza fu il primo paese lucano a ricostruire le case.

E’ stato uno dei maggiori protagonisti nel dibattito per sostenere il completamento della Fondovalle dell’ Agri da Marsico Nuovo al raccordo Potenza -Sicignano e il tracciato per Brienza, con la costruzione della galleria per realizzare il baypass. Fu tra i primi anche a occuparsi del recupero del Castello.

Un ringraziamento particolare a Dino Collazzo, magistrato dalle grandi qualità giuridiche, umane e culturali che, proprio in occasione dei 90 anni di Rocco Lopardo, ha ricostruito, nell’articolo che segue, di indubbio valore, la storia politica di Brienza ed in particolare della Dc.

Collazzo per un breve periodo e’ stato prestato alla politica, quando – nel 2000 – fu eletto Consigliere Regionale come indipendente nella lista di Rifondazione Comunista, svolgendo egregiamente il ruolo di Assessore regionale alla Formazione Professionale.

La storia che ha ricostruito, con obiettività, su dati documentati, assume particolare valore, perché scritta da una persona distante politicamente, ma in grado di mantenere un rapporto di rispetto e stima reciproca.

Brienza, come ricorda Collazzo, ha dato i natali a don Vincenzo D’Elia, che fu scelto da Luigi Sturzo per fondare prima il Partito Popolare e poi la Democrazia Cristiana, punti fermi di riferimento per i cattolici impegnati in politica.

Brienza fu uno dei pochi Comuni della nostra regione in cui al Referendum del 1946 vinse largamente la Repubblica. C’era una forte presenza di Comunisti e un’altrettanto forte presenza di democristiani, confermate dall’alternanza alla guida del Comune.

Una ricca e bella storia politica quella di Brienza. Scritta da uomini veri, radicati sul territorio, innamorati del proprio paese.

Peppino Molinari

Socialismo, nittismo e cattolicesimo politico: le premesse della DC brienzana

La sezione di Brienza della Democrazia cristiana aprì i battenti il 19 marzo 1944. A darne notizia fu L’Ordine, periodico regionale del partito, nel numero del 5 aprile successivo. Contava già più di cento iscritti, che elessero presidente Alfonso Chiacchio, medico condotto originario di Nemoli, Antonio Sabbatella segretario, consiglieri Francesco Palladino, Domenico Santoro e Rocco Collazzo.

Chiacchio godeva di un certo prestigio negli ambienti democristiani provinciali. L’Ordine lo avrebbe descritto, il 4 agosto 1945, come un «antifascista» che aveva subito «118 giorni di carcere politico, perquisizioni e minacce di confino». Già segretario del Partito lucano d’Azione negli anni 1924-1925, era inoltre presentato dal giornale come «pioniere del movimento democristiano» e componente del Comitato provinciale del partito.

Era la prima volta che il cattolicesimo politico assumeva a Brienza forma politica organizzata. Nessun riscontro ebbe, difatti, in paese l’Appello ai liberi e forti e, negli anni prima dell’avvento del Fascismo, il Partito popolare italiano non aveva mai visto la luce, nonostante fra i fondatori del partito figurasse il brienzano monsignor Vincenzo D’Elia, parroco della chiesa della Santissima Trinità a Potenza, fiduciario di don Luigi Sturzo, animatore del battagliero foglio La Provincia e figura di riferimento nella formazione politica e religiosa del giovane Emilio Colombo. Proprio Colombo, appena diciottenne, fu tra i relatori del Congresso eucaristico celebrato a Brienza nel settembre 1938: una presenza che testimonia l’influenza esercitata da D’Elia negli ambienti cattolici lucani e i suoi legami con il paese d’origine.

I democristiani di Brienza dovettero confrontarsi sin dall’inizio con la presenza radicata e già molto organizzata del PCI. Subito dopo la Liberazione, il prefetto Mario De Goyzueta nominò commissario del comune il comunista Angelo Lopardo, uno dei due soli rappresentanti della sinistra chiamati in quegli anni a guidare un’amministrazione municipale in Basilicata, insieme al socialista Attilio Di Napoli a Melfi. La decisione suscitò la dura reazione degli ambienti moderati e fu al centro di una vivace polemica politica. Azione Proletaria, settimanale regionale del PCI, accusò il prefetto di essere stato «influenzato da qualche eminenza grigia, longa mano [sic] di qualche ex ministro» e di aver favorito, nelle amministrazioni locali, esponenti di una «combriccola» legata agli ambienti conservatori. Secondo il giornale comunista, la «reazione imperante nella provincia» avrebbe poi determinato il rapido esautoramento di Lopardo.

Azione Proletaria attribuì direttamente la destituzione di Lopardo all’ostilità degli ambienti conservatori locali. Secondo il giornale, «un sindaco comunista non fa piacere alla cricca reazionaria». Fra i principali responsabili della sua rimozione indicò proprio Alfonso Chiacchio, che Lopardo aveva in precedenza richiamato «all’adempimento scrupoloso dei suoi doveri di sanitario comunale», e il parroco del paese, don Catello Petrone (1883-1971), definito polemicamente suo «compare» ed «esaltatore della Spagna franchista».

Il radicamento della sinistra a Brienza affondava le proprie radici nell’intensa attività di propaganda e di organizzazione svolta da Angelo Lopardo e Pasquale Nigro nei quindici anni precedenti all’avvento del fascismo. La crescita del movimento socialista spinse una parte dei liberali conservatori locali, tradizionalmente vicini al commendatore Giuseppe Antonio Perrelli — esponente della Destra storica e consigliere della Provincia di Basilicata per circa cinquant’anni — ad avvicinarsi alle posizioni di Francesco Saverio Nitti. In questo contesto nacque anche un «Circolo democratico», presieduto da Raffaele Carone, genero dello stesso Perrelli. Tale avvicinamento all’area nittiana può essere interpretato come una reazione alla crescente forza del movimento socialista. Alle elezioni politiche del 1919, la lista guidata da Francesco Saverio Nitti conseguì a Brienza un risultato di rilievo, ottenendo 544 voti. Il dato va tuttavia letto alla luce dell’elevato astensionismo: su circa 1.200 elettori, più di 600 non parteciparono al voto.

Angelo Lopardo si era formato politicamente fra i giovani universitari socialisti di Napoli e poi negli ambienti della Camera del lavoro di Salerno, città nella quale fu eletto consigliere comunale. Fu assiduo e pungente collaboratore dell’Avanti! e legò a lungo la propria attività a quella del socialista Raffaello Pignatari, dal quale si allontanò in seguito all’avvicinamento di quest’ultimo agli ambienti radicali. Nel biennio rosso Lopardo partecipò attivamente alle manifestazioni socialiste, promuovendo e animando numerosi comizi.

Alle elezioni provinciali del 1920 raccolse i frutti di questa intensa attività politica e fu eletto consigliere della Provincia di Basilicata con 667 voti, 548 dei quali ottenuti a Brienza. Superò così Michele Perrelli, figlio del commendatore Giuseppe Antonio, che si fermò a 484 voti complessivi, raccogliendone appena 159 nel paese. Il risultato segnò una netta affermazione del movimento socialista locale e mostrò quanto profondamente fossero mutati, nel giro di pochi anni, gli equilibri politici di Brienza.

Il Risveglio titolò: «La sorpresa della elezione socialista a Brienza», definendo Lopardo «uno tra i maggiori esponenti del massimalismo dell’Italia Meridionale, il Segretario della Camera del Lavoro di Salerno». Il giornale attribuì la sua elezione a «un accesso di follia dell’elettorato», che sarebbe stato condizionato dalla pressione di avvenimenti estranei alla politica locale. Il tono dell’articolo testimonia il disorientamento degli ambienti conservatori di fronte alla rapida crescita del consenso socialista a Brienza.

Accanto ad Angelo Lopardo emerse in quegli anni la figura di Pasquale Nigro. Il 25 novembre 1920 il consiglio comunale lo elesse sindaco all’unanimità, quando aveva appena ventiquattro anni. La sua rapida affermazione richiamò ben presto l’attenzione delle autorità: in più occasioni i Carabinieri segnalarono la sua attività al prefetto, sollecitandone la rimozione dalla carica. Alle elezioni politiche del 15 maggio 1921 Nigro fu candidato nella lista del Partito socialista italiano insieme a esponenti di rilievo quali Mauro Costantino, Vincenzo Torrio e Michele Bianco. La lista riuscì a eleggere alla Camera Attilio Di Napoli.

Le ripetute segnalazioni contro Nigro furono seguite, nei primi giorni di dicembre 1922, da una violenta aggressione squadrista che lo ridusse in fin di vita. Secondo le ricostruzioni dell’epoca, l’azione sarebbe stata promossa da Franco Navarra-Viggiani, reduce della guerra di Libia, organizzatore delle «fiamme nere» e tra i primi aderenti al fascismo nella zona. A Navarra-Viggiani veniva inoltre attribuita la partecipazione a una spedizione di arditi contro i comunisti di Ponticelli; egli sarebbe poi divenuto il primo podestà di Marsico Nuovo. Dopo l’aggressione, Nigro rassegnò le dimissioni dalla carica di sindaco, richiamandosi, con prudente e amara formula, agli «ultimi avvenimenti politici in Italia».

​I primi anni della sezione democristiana, 1944-1946

Date queste premesse, la DC nacque a Brienza con una funzione precisa. Il nuovo partito si pose infatti come principale punto di riferimento degli ambienti conservatori che miravano a contenere il consenso raccolto da Angelo Lopardo e Pasquale Nigro. In questa cornice maturò la sostituzione di Lopardo alla guida dell’amministrazione comunale. Al suo posto fu nominato il cavaliere Domenico Conforti, avvocato napoletano stabilitosi a Brienza dopo il matrimonio e cognato di Domenico Pellegrini Giampietro, fascista della prima ora e all’epoca ministro delle Finanze della Repubblica sociale italiana. La stampa democristiana lo presentò come uomo estraneo ai partiti, «fervente antifascista», «uomo d’azione, fattivo, onesto», capace di conquistare la fiducia della popolazione e di garantire al paese una guida «equa, intelligente e attiva».

Il 10 settembre ‘44, Conforti insediò la giunta municipale. Ne facevano parte Antonio Paternoster, indicato come indipendente; i democristiani Francesco Carbone e Domenico Santoro; il comunista Nicola Magaldi. Furono nominati supplenti il democristiano Rocco Petrone e il comunista Rocco Lopardo. Paternoster, fratello di Giovanni — che nel 1942 aveva ricoperto per un breve periodo l’incarico di commissario prefettizio del comune — assunse anche la carica di vicesindaco. La composizione della giunta, pur comprendendo un rappresentante comunista, mostrava una chiara prevalenza delle componenti moderate.

Il 20 settembre 1944 Alfonso Chiacchio pubblicò sulla prima pagina de L’Ordine un articolo nel quale sosteneva che non vi fosse «nessun contrasto fra scienza e fede». La collocazione del contributo testimonia la visibilità di cui il medico godeva negli ambienti provinciali della Democrazia cristiana.

Dalle corrispondenze dedicate a Brienza emerge con altrettanta chiarezza il sostegno del periodico democristiano all’amministrazione Conforti, considerata un argine alla presenza comunista. L’8 ottobre ’44, ad esempio, il giornale scriveva che nel comune «tutto procede con ordine e disciplina. I generi di ammasso sono portati dai cittadini al consorzio senza inutili e nocivi lamenti e recriminazioni; ognuno trova regolarmente alle rivendite la quota razionata che gli spetta. Gli stessi partiti procedono con soddisfacente accordo». Il merito veniva attribuito a Conforti, il quale, «col suo tatto, con la sua prudenza, con la sua parola buona, imparziale», avrebbe conquistato «la stima e la fiducia dell’intera cittadinanza». L’unico rilievo riguardava la persistente mancanza di carne. Il corrispondente si domandava se il commissario non potesse interessarsi anche di un problema che coinvolgeva l’intera popolazione e, in particolare, gli ammalati.

Il sostegno de L’Ordine a Conforti rimase costante anche nei mesi successivi. Il 26 agosto ’45, scrisse che «al dinamico, attivo e intelligente avvocato Conforti [va] il nostro vivo compiacimento per l’alta distinzione che premia la sua fattività e il diuturno interessamento per le popolazioni così saggiamente da lui amministrate». Tutti lo apprezzavano, «ad eccezione dei soliti, pochi, eterni scontenti».

Di segno completamente opposto erano i giudizi espressi dalla stampa comunista. Il 29 aprile ‘45 Azione Proletaria denunciò che, a seguito della vendita di un bosco demaniale, «i primi a essere serviti furono i soliti profittatori», indicando apertamente i beneficiari in Alfonso Chiacchio, nel commissario Conforti e nei «suoi accoliti». Il 3 giugno ’45 il periodico sostenne che la popolazione era «stanca di essere soggiogata da un sindaco reazionario e fascista», il quale avrebbe tentato di accreditarsi come liberale, benché, secondo il giornale, a Brienza non esistesse un’organizzazione politica riconducibile a quel partito. Il 1° luglio ne fu chiesta la sostituzione, mentre il PCI rifiutò di partecipare alla Giunta del Comitato di Liberazione, contestando la presenza di persone «che non rappresentano questi partiti locali».

La polemica raggiunse toni ancora più aspri il 4 novembre 1945, quando Angelo Lopardo indirizzò a Conforti una lettera aperta dalle colonne di Azione Proletaria. Egli contestò al commissario di aver affidato ad Alfonso Chiacchio il servizio di vigilanza veterinaria, nonostante lo stesso Lopardo ricoprisse la carica di commissario dell’Ordine dei veterinari. Secondo Lopardo, Chiacchio avrebbe agito «a danno della popolazione che paga e non viene servita», realizzando «una cospicua somma per visite non fatte ai maiali per uso familiare, obbligando i privati consumatori a pagare a favore del medico l’onorario senza che egli avesse fatto la visita». Chiacchio replicò dalle colonne de L’Ordine, con un attacco dai toni virulenti e personali. Affermò di voler ricordare a Lopardo quanto «l’avanzata senilità delle sue arterie cerebrali gli fa dimenticare», sottolineando che l’avversario aveva «oltrepassato di molto i 65 anni» e sostenendone l’inidoneità fisica all’incarico. Gli contestò inoltre la condotta tenuta durante il breve periodo alla guida del comune, conclusosi con il provvedimento prefettizio che, a suo giudizio, avrebbe dovuto rappresentare per lui un «indelebile marchio a fuoco».

agosto ’45, scrisse che «al dinamico, attivo e intelligente avvocato Conforti [va] il nostro vivo compiacimento per l’alta distinzione che premia la sua fattività e il diuturno interessamento per le popolazioni così saggiamente da lui amministrate». Tutti lo apprezzavano, «ad eccezione dei soliti, pochi, eterni scontenti».

Di segno completamente opposto erano i giudizi espressi dalla stampa comunista. Il 29 aprile ‘45 Azione Proletaria denunciò che, a seguito della vendita di un bosco demaniale, «i primi a essere serviti furono i soliti profittatori», indicando apertamente i beneficiari in Alfonso Chiacchio, nel commissario Conforti e nei «suoi accoliti». Il 3 giugno ’45 il periodico sostenne che la popolazione era «stanca di essere soggiogata da un sindaco reazionario e fascista», il quale avrebbe tentato di accreditarsi come liberale, benché, secondo il giornale, a Brienza non esistesse un’organizzazione politica riconducibile a quel partito. Il 1° luglio ne fu chiesta la sostituzione, mentre il PCI rifiutò di partecipare alla Giunta del Comitato di Liberazione, contestando la presenza di persone «che non rappresentano questi partiti locali».

La polemica raggiunse toni ancora più aspri il 4 novembre 1945, quando Angelo Lopardo indirizzò a Conforti una lettera aperta dalle colonne di Azione Proletaria. Egli contestò al commissario di aver affidato ad Alfonso Chiacchio il servizio di vigilanza veterinaria, nonostante lo stesso Lopardo ricoprisse la carica di commissario dell’Ordine dei veterinari. Secondo Lopardo, Chiacchio avrebbe agito «a danno della popolazione che paga e non viene servita», realizzando «una cospicua somma per visite non fatte ai maiali per uso familiare, obbligando i privati consumatori a pagare a favore del medico l’onorario senza che egli avesse fatto la visita». Chiacchio replicò dalle colonne de L’Ordine, con un attacco dai toni virulenti e personali. Affermò di voler ricordare a Lopardo quanto «l’avanzata senilità delle sue arterie cerebrali gli fa dimenticare», sottolineando che l’avversario aveva «oltrepassato di molto i 65 anni» e sostenendone l’inidoneità fisica all’incarico. Gli contestò inoltre la condotta tenuta durante il breve periodo alla guida del comune, conclusosi con il provvedimento prefettizio che, a suo giudizio, avrebbe dovuto rappresentare per lui un «indelebile marchio a fuoco».

​L’egemonia comunista e la difficile opposizione della DC, 1946-1960

I risultati delle prime elezioni libere non furono fausti per i democristiani. Il sostegno accordato alla discutibile amministrazione Conforti non si era tradotto in un consolidamento elettorale del partito. Alle elezioni per l’Assemblea costituente del 2 giugno 1946, il PCI ottenne circa il 44 per cento dei voti, mentre la DC si fermò al 29 per cento. L’Unione democratica nazionale, alla quale aderiva Francesco Saverio Nitti, raccolse invece il 12 per cento. Nella consultazione referendaria celebrata nello stesso giorno, la Repubblica conseguì a Brienza circa il 60 per cento dei voti validi, facendo registrare un orientamento nettamente diverso da quello prevalente nel resto della Basilicata.

La forza elettorale comunista risultò ancora più evidente alle elezioni politiche del 18 aprile 1948. Il PCI raccolse il 51 per cento dei voti alla Camera dei deputati e il 49 per cento al Senato, mentre la DC ottenne rispettivamente il 42 e il 37 per cento. Le altre forze politiche rimasero tutte al di sotto del 2 per cento.

Né miglior sorte toccò nelle prime elezioni amministrative del dopoguerra. Angelo Lopardo fu eletto sindaco, ma rimase in carica soltanto sette mesi; gli successe Pasquale Nigro, protagonista della stagione socialista prefascista e ormai divenuto uno dei principali riferimenti del comunismo locale. In quella consultazione, lo schieramento moderato guidato da Domenico Viscardi (divenuto, qualche anno dopo, segretario comunale, carica che resse a Brienza per più di vent’anni) non si presentò con il simbolo dello scudo crociato, ma sotto forma di lista civica. La scelta potrebbe essere stata suggerita da Chiacchio, intenzionato a evitare che un eventuale insuccesso elettorale fosse attribuito direttamente alla Democrazia cristiana.

S’inaugurava così una lunga fase di predominio del PCI, destinata a interrompersi solo nel ‘60. Dopo la morte di Alfonso Chiacchio, la guida della sezione passò a Raffaele Palladino. La Democrazia cristiana continuò tuttavia a incontrare notevoli difficoltà nel contrastare il radicamento elettorale del PCI. Sia alle elezioni amministrative del 1952 sia a quelle del 1956, quando la lista democristiana fu guidata da Marziale D’Elia, il partito rimase all’opposizione.

Nel ‘60 la Invencible armada fu finalmente sconfitta e il democristiano Mario Petrone, commerciante e presidente dell’ente d’assistenza «Luigi Lovito», fu eletto sindaco. Al successo della DC contribuì la profonda frattura apertasi all’interno del PCI dopo i fatti d’Ungheria del 1956. Antonino Viggiano, sindaco dal ’52 e confermato nel ’56, aveva aderito al Libero Movimento di Azione Socialista, promosso in Basilicata da Felice Scardaccione, già segretario della sezione del PCI a Potenza. Nel ’58, alla morte di Viggiano, il consiglio elesse sindaco Rocco Lopardo, anch’egli esponente della corrente scissionista. Il nuovo equilibrio politico si riflesse immediatamente nella composizione dell’amministrazione. Il consiglio dichiarò decaduti gli assessori appartenenti al PCI e nella nuova giunta, accanto a due sostenitori di Lopardo, entrarono i democristiani Giovanni Altavista e Giuseppe Lovito. Nel 1959, su proposta del sindaco, Altavista fu nominato assessore delegato. Nel dicembre dello stesso anno, le dimissioni di dieci consiglieri provocarono lo scioglimento del consiglio comunale e aprirono la strada alle nuove elezioni.

Alle elezioni del ’60 la DC prevalse con 949 voti contro i 775 ottenuti dal PCI. La lista degli indipendenti di sinistra, guidata da Cataldo Viggiano, raccolse invece 161 voti. Il risultato confermò una tendenza già emersa nelle elezioni politiche del 1958, quando le divisioni interne avevano provocato una sensibile contrazione dei consensi: i 1.153 voti raccolti dal PCI nel 1953 erano scesi a 818. La stampa poté così annunciare, con evidente enfasi propagandistica, la fine del «mito del PCI» a Brienza.

Emilio Colombo inviò un telegramma di congratulazioni alla locale sezione democristiana: «Vittoria conseguita dalle forze democristiane contro comunisti riempiemi animo profonda gioia. Compiacciomi vivamente con eletti, dirigenti ed iscritti tutti ed auspicando a vittoria elettorale consegua efficace corale azione amministrativa».

Il successo elettorale fu preceduto da un’intensa mobilitazione dei maggiori esponenti democristiani lucani. Già nel 1958 Emilio Colombo e Michele Marotta, deputato dal 1948 e sottosegretario alle Partecipazioni statali, avevano annunciato il finanziamento dei lavori di riparazione degli impianti idrici nelle campagne. Marotta aveva inoltre visitato più volte la sezione locale, incontrando gli iscritti e illustrando i provvedimenti adottati dal governo. Colombo, dal canto suo, si era interessato al reperimento delle somme necessarie per l’ampliamento dell’asilo infantile.

In vista delle elezioni, «ricevuto da un’imponente folla che gremiva letteralmente la sede democristiana ed accolto da ovazioni di larga simpatia», Colombo tornò a Brienza, accompagnato dal deputato Claudio Merenda. Fu accolto da Carmine Danza Sproviero, a nome della sezione locale. Nel corso dell’incontro ricordò i legami che lo univano al paese, «la cui sorte anche se ria mi è sempre stata a cuore», dove era giunto ancora giovanissimo per partecipare alle attività dell’Azione cattolica, e manifestò il proprio interessamento per il finanziamento di alcune opere pubbliche, fra le quali la costruzione di un ponte sul fiume Melandro.

Mons. Vincenzo D’Elia

Le cronache dell’epoca dimostrano l’entusiasmo che ogni volta l’uomo politico provocava fra i democristiani: «L’annunzio dell’arrivo di S. E. Colombo ha fatto riversare sul Corso tutta Brienza. A precederlo giungeva l’avv. Leopardi, candidato della DC nel collegio di Corleto Perticara, il quale opportunamente dal balcone della sezione democristiana poté ribattere ad un oratore socialista che, spavaldamente, aveva lanciato le solite, inconsistenti e sciocche accuse alla DC». «L’on. Ministro ha iniziato il suo dire dichiarandosi estremamente lieto di potersi incontrare con gli amici di Brienza, paese natio di Mons. Don Vincenzino D’Elia, Arciprete della SS. Trinità di Potenza, verso il quale nutre devozione profonda in quanto proprio dal venerando Sacerdote ricevette buona parte di quella formazione spirituale che gli consente con ferma fede di cattolico operante di servire il Paese per il trionfo della giustizia cristiana».

L’impegno del partito culminò nella visita del Segretario Nazionale Amintore Fanfani che, «accolto da fervide acclamazioni di simpatia», giunse accompagnato dall’on. Claudio Merenda e dall’avv. Tommaso Morlino, entrambi candidati alla Camera, e dall’avv. Luigi Leopardi, di origini burgentine, assessore al Consiglio provinciale e candidato al Senato. «Il segretario del Partito, prendendo contatto con i dirigenti, si è reso conto dell’efficiente organizzazione locale, promettendo il suo personale valido interessamento per tutti i problemi espostigli e le richieste formulategli. Entusiastiche e calorose sono state le ovazioni tributate all’indirizzo dell’illustre uomo politico, che con particolare perizia dirige il timone del massimo partito politico italiano».

Dopo le elezioni, Colombo, «senza alcun preavviso», era tornato a Brienza «per esprimere la sua soddisfazione personale per il risultato elettorale conseguito dalla D.C. locale». Nel corso della visita si recò anche presso l’asilo infantile, dove gli fu rappresentata la necessità di ampliare i locali destinati alla scuola materna, così da migliorare l’assistenza prestata dalle religiose che vi operavano.

Emilio Colombo

Gli auspici formulati da Colombo per una «efficace azione corale» erano però lontani dal realizzarsi. Già nella seduta d’insediamento emersero le prime tensioni e, nelle successive, s’incancrenì il fenomeno dei franchi tiratori. La situazione si aggravò con le dimissioni del vicesindaco Michele Danza Sproviero, che aveva avuto un ruolo decisivo nella campagna elettorale e che era divenuto incompatibile con la carica amministrativa dopo la nomina a veterinario comunale.

Colombo non aveva mai cessato di assicurare il suo sostegno. Nella prima seduta consiliare, il sindaco Petrone annunciò un finanziamento per la costruzione della strada Braide-Schiavi. Il 20 settembre era stata inaugurata la nuova sede dell’ufficio postale. Nel 1961 Colombo, allora ministro dell’Industria e del Commercio, comunicò l’assegnazione di un finanziamento per la costruzione dell’edificio scolastico in contrada Braide e della strada Pozzi-Schiavi. Grazie alla «squisita disponibilità del Ministro Colombo» s’inaugurarono le nuove aule dell’asilo infantile. Il ministro partecipò personalmente a una riunione nella sala consiliare per esaminare «il quadro completo delle opere pubbliche da realizzare» e si adoperò per ottenere un ulteriore contributo destinato al completamento della rete fognaria e del nuovo edificio scolastico.

​Il ritorno all’opposizione, 1964-1975

Nonostante il sostegno assicurato dai vertici regionali e nazionali del partito, alle elezioni amministrative del ’64 la DC andò incontro ad una netta sconfitta. La lista capeggiata da Giovanni Altavista fu ampiamente superata da quella del PCI, che espresse come sindaco Francesco Grieco. La minoranza DC risultò inizialmente composta dallo stesso Altavista, da Mario Domenico Collazzo, Alfredo Antonio Lopardo e Antonio Del Giudice. Il consiglio, tuttavia, nelle prime due sedute dichiarò ineleggibili tre dei quattro consiglieri di minoranza, che furono così sostituiti. Pochi mesi dopo, Matteo Bernardi fu nominato segretario sezionale in sostituzione di Mario Domenico Collazzo, mentre Luigi Tortora venne confermato nell’incarico di segretario amministrativo.

Medico condotto originario di Missanello e dotato di notevoli capacità oratorie, Bernardi divenne in quegli anni uno dei principali animatori della DC locale. La sua intensa attività politica gli valse anche la nomina a segretario di zona, motivata, secondo la stampa di partito, dalle sue «spiccate qualità» e dal «fervido attaccamento alla Democrazia cristiana».

Nel ’66 la DC rinnovò gli organismi dirigenti e Antonio Del Giudice subentrò a Bernardi. Del nuovo direttivo facevano parte Antonio Lovito, Michele De Luca, Nicola Tepedino, Aldo De Paola, Raffaele Sasso, Angelo Carbone e Cataldo Pizzicara. Vi furono elette anche Anna Maria Collazzo e Giovannina Bruno, la cui presenza segnala un primo, sia pure ancora limitato, coinvolgimento femminile nella direzione politica della sezione.

Nonostante la sconfitta amministrativa del 1964, la DC locale continuò a presentarsi come interlocutrice privilegiata dei vertici regionali e nazionali del partito. La stampa democristiana denunciava l’«accanita ed assurda lotta» condotta dal PCI contro la DC e i suoi rappresentanti, contrapponendovi l’impegno del partito per gli interessi del paese. In questo quadro venne pubblicato un telegramma di Emilio Colombo, indirizzato al segretario sezionale Antonio Del Giudice: «Lieto comunicare che Ministero Lavori Pubblici habet concesso contributo di cinque milioni per consolidamento abitato codesto Comune. Cordialità. F.to Colombo».

Nel 1970 la Democrazia cristiana non riuscì a riconquistare la guida dell’amministrazione comunale. Non essendo stato raggiunto un accordo sulla scelta del capolista, i candidati furono disposti in rigoroso ordine alfabetico; Giovanni Altavista risultò così nuovamente il primo nome della lista. Nel corso delle trattative era stata anche prospettata la candidatura a sindaco di Angelo Giallorenzo, che nei primi anni Cinquanta aveva guidato per un breve periodo un’amministrazione comunista, ma questi declinò la proposta.

Il successivo quinquennio amministrativo fu segnato da crescenti difficoltà all’interno del PCI. Nel 1973 il sindaco Francesco Grieco rassegnò le dimissioni in seguito a una vicenda giudiziaria dalla quale sarebbe in seguito uscito indenne; gli subentrò Antonio Morandi. Nello stesso periodo si produsse una nuova frattura nel partito: il consigliere provinciale Michele Viggiano prese le distanze dalla maggioranza comunista, trascinando con sé una parte significativa del gruppo dirigente locale.

L’era di Alfredo Antonio Lopardo, 1975-1990

Alfredo Antonio Lopardo, detto Rocco, aveva assunto la guida della sezione locale alla fine degli anni Sessanta. Nella competizione interna per la segreteria aveva prevalso su Michele De Luca, che volle comunque al proprio fianco come vicesegretario. Con le elezioni amministrative del 1975 ebbe inizio la fase più significativa della sua carriera politica.

Alfredo A. Lopardo detto Rocco

Dotato di una comunicazione diretta ed efficace e capace di interpretare le esigenze dei ceti popolari, Lopardo divenne il principale punto di riferimento della DC brienzana. Riuscì ad ampliare la base elettorale del partito, marginalizzandone l’identificazione con le componenti più conservatrici e raccogliendo consensi anche in ambienti tradizionalmente vicini alla sinistra. Alla sua affermazione contribuì anche la frattura apertasi nel PCI locale. Lopardo seppe infatti stabilire un rapporto politico con una parte dei sostenitori di Michele Viggiano, intercettando il malcontento prodotto dalla contrapposizione interna al gruppo comunista.

Le elezioni del 1975 segnarono una netta affermazione della Democrazia cristiana e portarono Rocco Lopardo alla guida dell’amministrazione comunale, in controtendenza rispetto ai risultati straordinari ottenuti dal PCI a livello nazionale. La lista democristiana ottenne una larga maggioranza consiliare, eleggendo, oltre allo stesso Lopardo, Michele Agrostelli, Rocco Battista, Antonio Carbone, Franco Cicerchia, Cataldo Collazzo, Cataldo Coppola, Cataldo Divito, Giuseppe Farina, Cataldo Ferrarese, Cataldo Lavecchia, Antonio Lopardo, Nunziato Lopardo, Cataldo Lovito, Vincenzo R. Macchia e Rocco Palladino.

«L’aula consiliare, al momento dell’insediamento, s’è presentata gremita di folla che ha assistito alle varie fasi della seduta per conoscere dall’esito della votazione, a scrutinio segreto, il nome del primo cittadino e dei componenti del governo municipale. Alla cerimonia erano presenti il sottosegretario agli Interni sen. Decio Scardaccione, assieme ai consiglieri regionali democristiani Francesco Vinci e Donato Martiello. Attorno al tavolo sedevano i neoconsiglieri eletti. Avvenuta la votazione, s’è proceduto allo scrutinio che è risultato il seguente: voti 15 al capolista DC geom. Alfredo Lopardo, e tre schede bianche. All’indirizzo nel neosindaco sono andati scroscianti applausi da parte dei presenti, che hanno successivamente applaudito per la composizione della giunta, i cui assessori effettivi sono: Collazzo Cataldo, vicesindaco; Battista Rocco, Lavecchia Cataldo e Lovito Cataldo […]. Terminata la seduta, il sottosegretario Scardaccione ed i consiglieri regionali Vinci e Martiello, quest’ultimo ex commissario sezionale di Brienza, sono stati intrattenuti da iscritti e simpatizzanti nella sede della DC, dove il segretario sezionale Aldo De Paola ha rivolto il saluto all’illustre rappresentante del Governo augurandosi il pieno appoggio in favore dell’amministrazione le cui redini sono, per volontà del popolo, affidate alla Democrazia Cristiana dopo circa un trentennio di potere comunista».

Rocco Lopardo si segnalò presto per il suo dinamismo. Poco dopo l’insediamento, promosse a Brienza un dibattito sullo sviluppo delle aree interne, con particolare riferimento all’asse stradale Brienza-Tito-Potenza. All’incontro parteciparono il senatore Scardaccione, il vicepresidente della Giunta Regionale e assessore Fernando Schettini, l’altro assessore Romualdo Coviello, i consiglieri provinciali Gabriele Di Mauro e Giulio Maglione, il consigliere regionale Buonomo, il segretario dell’Alleanza Contadina Giovanni Bulfaro e il segretario provinciale del PCI Rocco Curcio. Sul piano amministrativo, Lopardo promosse la costituzione di un ufficio tecnico consortile con i comuni di Satriano di Lucania e Sasso di Castalda, sostenne la realizzazione della variante alla strada statale 95 e sollecitò l’istituzione di un posto di ufficiale sanitario, con l’obiettivo di garantire al paese la presenza di un secondo medico. Avviò inoltre l’iter per la redazione del Piano regolatore generale e valutò la possibilità di realizzare un asilo nido. «Le maggiori spese l’Amministrazione le ha destinate alla scuola, ai vari servizi sociali, alle campagne, al centro abitato che ha tanto bisogno di opere di ammodernamento di pubblico interesse».

Il bilancio del primo mandato favorì la riconferma plebiscitaria di Rocco Lopardo alle elezioni amministrative del 1980. La lista della Democrazia cristiana ottenne 1.465 voti, contro gli 815 raccolti dal PCI, guidato da Nicola D’Elia. Furono eletti consiglieri Michele Agrostelli, Luigi Cappa, Cataldo Collazzo, Cataldo Coppola, Domenico Lovito, Cataldo Lavecchia, Antonio Lopardo, Daniele Macchia, Salvatore Molinaro, Rocco Palladino, Antonio Russo, Gaetano Sabbatella, Pasquale Scelzo, Rocco Salviulo e Salvatore Tortora. Il risultato confermò il radicamento della DC nei ceti popolari e nelle contrade rurali e consolidò la posizione di Lopardo come principale riferimento politico dell’amministrazione e del partito locale.

Negli stessi anni, parte degli iscritti della sezione — alla cui segreteria si succedettero Enzo Tortora e Domenico Collazzo — intensificò i rapporti con Angelo Sanza, esponente della Base, la corrente democristiana che in Basilicata si contrapponeva al gruppo guidato da Emilio Colombo e che aveva visto a Brienza fra i suoi primi seguaci sia Matteo Bernardi che Antonio Del Giudice. Un ruolo importante in questa fase fu svolto da Salvatore Tortora, sostenitore di lunga data di Sanza e già animatore della sezione “De Gasperi” di Potenza. Eletto consigliere comunale a Brienza nel 1980, Tortora subentrò a Lopardo nella carica di sindaco dopo le dimissioni di quest’ultimo, presentate nel 1982.

Municipio di Brienza

Le elezioni dell’85 furono segnate profondamente dalla frattura apertasi all’interno della DC locale. Da una parte si schierò il gruppo rimasto fedele alla leadership di Emilio Colombo; dall’altra quello vicino ad Angelo Sanza e alle posizioni del segretario nazionale Ciriaco De Mita. L’impossibilità di ricomporre il conflitto condusse alla presentazione di due liste, entrambe espressione di ambienti provenienti dalla DC.

Rocco Lopardo guidò lo schieramento contrapposto alla lista ufficiale del partito, capeggiata dal sindaco uscente Salvatore Tortora, e riuscì ad affermarsi con largo margine. Il PCI, che aveva confidato di trarre vantaggio dalla divisione degli avversari, finì invece al terzo posto.

Lopardo tornò così alla guida del comune, divenendo il primo amministratore nella storia di Brienza a ottenere per tre volte l’elezione a sindaco. La sua affermazione mostrò come il consenso personale costruito nel decennio precedente fosse ormai in grado di oltrepassare l’appartenenza formale al partito e di resistere anche alla contrapposizione con la lista ufficialmente sostenuta dalla DC.

Sconfitto alle elezioni amministrative del 1990, Rocco Lopardo proseguì tuttavia la propria attività politica come consigliere provinciale democristiano, incarico che avrebbe ricoperto per circa un decennio.

Dino Collazzo

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