Antonella Squillacioti ci inorgoglisce della sua collaborazione con la nostra testata, inaugurando, proprio nel giorno di Natale, una rubrica di racconti dedicati al mondo dell’infanzia. Una fiaba da leggere per voi e per i vostri piccoli. Un messaggio di speranza, altruismo e calore umano. Buona lettura!
EDITORIALE – C’era una volta un grazioso villaggio di elfi dove abitava il piccolo Gianluc con la sua mamma e il suo papà.
I tre vivevano felici, ma un giorno il papà di Gianluc fu costretto a partire in cerca di lavoro.
Questa partenza fu molto dolorosa per Gianluc e la sua mamma, ma le lettere che il papà inviava loro con frequenza riuscivano a colmare, almeno in parte, la sua mancanza.
Ogni qualvolta l’elfo postino bussava alla loro porta, Gianluc si precipitava ad aprire, sperando di avere notizie del suo adorato papà.
Quando, invece, le lettere arrivavano mentre il piccolo elfo era ancora fuori casa, mamma elfo aspettava il suo figlioletto per aprirle e leggerle insieme tutto d’un fiato.
In quelle lettere papà Elfo raccontava la propria giornata, le cose che aveva fatto, i nuovi elfi che aveva conosciuto e, soprattutto, manifestava la propria nostalgia verso la sua famiglia e la grande voglia di tornare a casa al più presto per un periodo di riposo.
Ogni volta che sentiva mamma elfo leggere quelle lettere, Gianluc si sentiva più sereno, poi abbracciava la sua mamma e sognava il rientro a casa del suo papà e la sorpresa che gli avrebbe portato in dono.
Mamma elfo raccoglieva le lettere di papà elfo in una bella scatola di latta rossa, che aveva sistemato in un cantuccio accanto al focolare e che iniziava ad essere sempre più piena.
Quando Gianluc si sedeva vicino al fuoco e guardava quella scatola si ricordava del suo papà, dei pomeriggi trascorsi insieme a giocare in giardino e delle fragorose risate dovute alle facce buffe che solo papà elfo sapeva fare.
Vedendo il suo piccolo triste, mamma elfo lo accarezzava e lo rassicurava dicendogli che presto il suo papà sarebbe ritornato a casa.
Purtroppo, senza sapere né perché e né per come, ad un tratto le lettere non arrivarono più.
Grande era la preoccupazione di mamma elfo e grande era la tristezza di Gianluc.
Il tempo passava e nessuna notizia giungeva a mamma elfo e al piccolo Gianluc, il quale non riusciva a trovare pace e rassegnazione.
Un pomeriggio, mentre pensieroso guardava fuori attraverso la finestra della sua cameretta, gli venne in mente la storia del bosco della felicità.
Un giorno, al parco, aveva sentito dire da alcuni elfi più grandi che vicino al villaggio vi era il bosco della felicità, un bosco magico che rendeva felice chi lo attraversava.
Ma per attraversarlo ci voleva molto coraggio perché si presentava con una fitta vegetazione e pieno di creature misteriose e paurose.
Questo narrava la leggenda…
Gianluc, oramai, senza il suo papà non era più felice.
Quindi, se avesse attraversato il bosco il suo papà sarebbe ritornato e, così, lui sarebbe diventato felice…
Allora era deciso! Doveva mettersi in marcia al più presto!
Così, prese il suo zaino, ci mise del cibo e una borraccia d’acqua, e senza dire niente alla sua mamma, ma con il suo fedele amico orsacchiotto, uscì di casa e si incamminò verso quel bosco.
Gianluc era emozionato per l’avventura che stava per affrontare.
Il coraggio non gli mancava. Ma la paura e la stanchezza, presto, iniziarono a farsi sentire.
Cominciava a diventare buio e a fare freddo.
La luna, con la sua debole luce, non riusciva a penetrare tra gli alberi grandi e fitti, che diventavano, nella penombra, mostruosi giganti.
Il vento cominciò sibilare tra i rami e gli animali notturni facevano sentire sempre di più il proprio verso.
Gianluc stringeva sempre più forte a sé l’orsacchiotto mentre iniziava a rallentare il passo. Cominciava ad avere sonno, ma non sapeva dove fermarsi.
Dove poteva trovare rifugio?
Ad un certo punto, vide un albero il cui tronco concavo poteva accoglierlo e ripararlo per la notte.
Lì si adagiò, rannicchiandosi, nella speranza di lenire la paura e la stanchezza che diventavano sempre più intense… e si assopì.
Le fate del bosco, che senza farsi vedere, avevano scortato Gianluc per tutto il cammino compiuto nel bosco, si intenerirono non poco alla vista di questo piccolo elfo così raggomitolato e indifeso.
Vegliarono su di lui finché non si fu risvegliato.
E quando Gianluc aprì gli occhi e le guardò non provò paura ma solo stupore nel vedere quelle figure leggere e svolazzanti che subito gli dissero: “ciao, ben svegliato, come ti chiami piccolo elfo?”. “Gianluc, mi chiamo Gianluc”. “Gianluc, ma cosa fai qui nel bosco tutto solo all’alba?”. “Dicono che questo sia il bosco della felicità, che se riesci ad attraversarlo ti rende felice e io voglio diventarlo a tutti i costi!” “Perché, non sei felice Gialuc?”. “Il mio papà, tempo fa, è partito in cerca di lavoro e da settimane non ci dà più sue notizie e da allora io sono diventato infelice…anche la mia mamma è infelice, lei cerca di non dimostrarmelo, ma io lo leggo nei suoi occhi che è sempre più triste…”.
A sentire questa storia le fatine si commossero ancora di più e decisero di aiutare il piccolo Gianluc.
Allora chiamarono tutte le lucciole del bosco a raccolta affinché illuminassero il cammino del piccolo elfo.
In pochi minuti un gran bagliore si creò attorno a quell’albero dal tronco concavo.
Le fatine dissero a Gianluc: “piccolo, le lucciole ti aiuteranno ad attraversare il bosco. Subito fuori, dopo le colline, vedrai un villaggio, è lì che troverai il tuo papà. Va e fa attenzione, sii coraggioso e sarai felice!”.
Gianluc si sentiva più tranquillo, la paura aveva lasciato spazio alla speranza. Ringraziò tante volte le dolci fatine e si rimise in cammino.
Mille domande, però, si aggrovigliavano nella sua testa. Avrebbe davvero trovato il suo papà? A quale porta avrebbe dovuto bussare? Sarebbe riuscito a ritornare a casa dalla sua mamma?
“La mamma, accidenti, la mamma senza di me si starà disperando…!”.
Devo essere coraggioso, pensava! Devo essere coraggioso! E, così, torneremo felici come un tempo….
Mentre infiniti pensieri affollavano la sua mente, ad un tratto Gianluc si accorse di essere arrivato alla fine del bosco.
Le lucciole andarono via.
L’alba iniziava a rischiarare il cielo.
Basse colline disegnavano l’orizzonte e tra esse si intravedeva un villaggio.
Seguì il sentiero e in men che non si dica iniziò ad incontrare le prime case.
Il villaggio era composto da piccole villette colorate e piene di fiori.
Una in particolare lo colpì. Sul tavolo del porticato vi erano sparse delle statuette raffiguranti degli animali, quegli stessi animaletti di legno che gli intagliava il suo papà per farlo giocare quando era piccolo.
Allora, quella poteva essere la casa del suo papà!
Arrivò al cancello, il cuore gli batteva all’impazzata, era emozionatissimo.
Suonò e dalla finestra qualcuno si affacciò.
Era proprio il suo papà!
Ma il suo papà non lo riconobbe e gli disse: “Piccolo elfo, chi sei? Chi cerchi?”
Come è possibile che il mio papà non mi riconosce? Pensava Gianluc dentro di sé…e così rispose con voce tremante:” Sono io papà, sono Gianluc!”.
“Gianluc?”
Il piccolo elfo capì che c’era qualcosa che non andava ma non si perse d’animo. Tirò fuori dallo zainetto una foto che ritraeva lui, la sua mamma e il suo papà durante una gita al lago.
Girò la foto e la mostrò al suo papà.
Papà elfo cambiò espressione del volto, si mise una mano sulla fronte, un ricordo stava emergendo, delle immagini si stavano susseguendo vorticosamente nella sua mente…
Nel mentre Gianluc ridisse: “papà, sono io, sono Gianluc!”
Due grandi lacrime sgorgarono dagli occhi di papà elfo, adesso iniziava a ricordare tutto… Abbracciò Gianluc e lo fece entrare in casa.
Anche Gianluc non riuscì a trattenere le lacrime e scoppiò in un pianto dirotto. Dopo essersi calmato, Gianluc chiese a papà elfo: “papà, perché non ci hai scritto più? La mamma ed io siamo stati molto in pensiero per te!”
Papà elfo, allora, raccontò con voce mesta e triste che nella falegnameria in cui aveva trovato lavoro era scoppiato un incendio, durante il quale era caduto e aveva battuto la testa, un miracolo lo aveva salvato.
Dopo l’incidente non ricordava più nulla, il suo alloggio accanto alla falegnameria, era andato distrutto e con esso anche le lettere sue e della sua mamma. Non avendo altri riferimenti pensava di essere solo al mondo.
“Papà non essere più triste, adesso siamo insieme, vedrai, ritorneremo ad essere felici!”
Scrissero immediatamente un messaggio a mamma elfo, dicendole che in poco tempo si sarebbero riabbracciati. E così fu.
Il tempo di preparare i bagagli e subito l’elfo Gianluc e il suo papà si misero in viaggio.
Lungo il cammino di ritorno padre e figlio non smisero mai di chiacchierare, di raccontarsi quello che avevano vissuto durante il periodo di lontananza.
E finalmente arrivarono al villaggio.
Ad attendere paziente in casa vi era mamma elfo che non appena li vide sul vialetto, uscì velocemente e la famigliola si unì in un lungo e forte abbraccio, con sorrisi, lacrime e tanto amore.
E fu vera felicità!










































