La storia di Giorgio Castriota Scanderbeg, l’eroe simbolo della cultura arbëreshë

EDITORIALE – In molti Comuni d’Italia la strada principale (o la piazza) è dedicata all’eroe nazionale albanese: Giorgio Castriota Scanderbeg. La toponomastica è spesso al centro di dispute o del dibattito politico e ideologico. Ma, in questo caso specifico, la storia è così forte (e ben difesa) che non ha lasciato spazio a revisionismi. Nel Mezzogiorno, i paesi che hanno strade e monumenti dedicati all’eroe albanese sono i paesi arbëreshë, gli albanesi di Italia. Il motivo per cui esistono paesi albanesi in Italia, che ancora oggi conservano lingua e tradizione della ‘terra delle aquile’, è legato alla storia del condottiero simbolo della nazione balcanica. Un personaggio il cui fascino è oggi ancora vivissimo, la sua vicenda biografica una storia che vale la pena conoscere.

Nel XV secolo l’Impero Romano d’Oriente, l’Impero Bizantino, è l’ombra di se stesso. I Turchi Ottomani (cosiddetti per il loro primo capo Otman) alla fine del XIII secolo erano calati dalla steppa dei Kirghisi e dal nord della Cina, insediandosi sull’altopiano Anatolico, da dove iniziarono una lunga espansione ai danni dei turchi Selgiuchidi (che vi si trovavano dai primi anni del sec. XI) e dell’Impero di Bisanzio. 

L’Impero bizantino è dilaniato da lotte sociali e corroso da colpi di mano politici, spolpato da interessi molteplici (i mercanti genovesi e veneziani sono inseriti in modo non disinteressato nei gangli dell’amministrazione). Dall’esterno, oltre agli Ottomani vi è la pressione dell’espansionismo del nuovo regno di Serbia, spintosi fino in Albania e Grecia.

I Turchi Ottomani avevano costituito un esercito potentissimo e meticolosamente preparato, il cui nerbo principale era formato dai cosiddetti Giannizzeri, un corpo speciale composto da fanciulli cristiani strappati alla propria famiglia ed educati all’Islam con tratti di fanatismo. In poco più di un cinquantennio, i turchi batterono gli slavi cristiani nella battaglia di Cossovo nel 1389 ed a Varna nel 1444. Per l’Impero d’Oriente era la fine: pressato da tutte le parti dalle truppe di Maometto II, esso cadde definitivamente. Nel 1453 i turchi ottomani prendono Costantinopoli.

Intanto, alla morte dello zar di Serbia Stefano Dusan nel 1355, il suo impero che comprendeva anche l’Albania si frantumò in tanti piccoli stati indipendenti.

In questo contesto, nel 1405, il 2 marzo, nasce Giorgio Castriota, da Giovanni Castriota e dalla principessa Serba Vaisava di Pellogu, feudatari di Cruja, il cui vessillo – aquila bicipite nera su fondo rosso –  è poi diventato la bandiera nazionale albanese.

Scanderbeg (nome di origine musulmana: Iskander-Alessandro e dal titolo onorifico Bej-signore– perciò “principe Alessandro”) apparteneva dunque a una nobile famiglia, che si trova a vivere i turbinosi eventi balcanici nel periodo della caduta dell’Impero Bizantino. La famiglia Castriota si trova a più riprese ad essere in guerra contro i turchi e poi tra i vassalli del sultano. Nel 1430, il padre Giovanni, alleato di Venezia, subì una pesante sconfitta militare ad opera dell’esercito di Murad II che intendeva sottomettere definitivamente i principati balcanici ribelli al giogo turco. Le successive condizioni di pace furono ferree: tutte le fortezze di Giovanni Castriota vennero occupate da guarnigioni ottomane, i figli (forse solo uno dei figli, forse tutti compreso Giorgio) furono presi in ostaggio e portati alla corte del sultano, la famiglia dovette pagare forti contributi al vincitore e convertirsi alla religione islamica. 

Il territorio albanese fu invaso, i turchi a più riprese soffocarono le rivolte nel sangue e non risparmiarono la popolazione civile. In tutto il nord dell’Albania si ebbe una vera devastazione fin dal 1434. In questo quadro il destino dell’Albania appare segnato. Tuttavia, gli albanesi continuano la loro resistenza senza arrendersi, nonostante le loro rivolte sono stroncate ferocemente dal sultano. La vittoria ottenuta dai cristiani a Nis, nel 1443, dette a Giorgio Castriota Scanderbeg l’occasione di riconquistare il suo principato, vendicare la morte del padre e dei fratelli e di restituire la libertà al popolo del suo territorio.

Nel marzo del 1444, Scanderbeg organizzò la lega dei principi albanesi e successivamente addestrò dei reparti di cavalleria leggera capaci di fare degli scontri rapidi e violenti la loro tattica preferita. Una sorta di guerriglia che permetteva di scompaginare i punti deboli del nemico. Organizzò poi una formazione di 3000 uomini tutti originari di Cruja di cui conosceva ogni particolare: i nomi, la loro vita, le loro aspirazioni; mangiava alla loro mensa e premiava il coraggio ed il valore. Si occupava personalmente del loro vitto, del loro equipaggiamento e della loro paga, abituava i più giovani alle incursioni notturne e a far fronte ad ogni tipo di emergenza. Ben presto si ebbe l’occasione per dimostrare le qualità del nuovo esercito, in quanto il sultano Murad II intese sedare la rivolta albanese con un’armata di 15000 fanti e 10000 cavalieri. Scanderbeg, raccolse l’esercito nei pressi di Tirana, da dove si spostò nella pianura di Torvoll, più adatta alle imboscate. Più di 3000 cavalieri si nascosero nella boscaglia perché fossero pronti ad intervenire nel momento opportuno. A fine giugno 1444 i due eserciti si fronteggiarono: i turchi vedendo gli albanesi fermi nella pianura attaccarono, la resistenza albanese stava per essere fiaccata quando, nel pomeriggio, i cavalieri albanesi uscirono dalla boscaglia e aggredirono i nemici alle spalle. I turchi perdettero la battaglia. Scanderbeg, vittorioso, diventò l’emblema del condottiero cristiano contro gli infedeli. Il papa Eugenio IV sperò in una possibile riconquista dell’Oriente cristiano, proponendo una crociata per liberare Costantinopoli, a cui avrebbero dovuto prendere parte l’Ungheria, Genova e Venezia.

Murad II, a seguito degli eventi, pensò di scendere a più miti consigli e propose una pace di 10 anni con gli Ungheresi. Tuttavia, da Roma, il pontefice impose a Ladislao III ed a gli altri alleati cattolici di intraprendere la crociata contro i turchi. La coalizione cristiana subì una terribile disfatta il 10 novembre 1444 nella pianura della Varna, vi morirono il Re Ladisalo e il Cardinale Cesarini. L’anno successivo (1445) Scanderbeg rifiutò una pace separata con Murad II, per cui l’armata turca invase l’Albania. Sicure di chiudere la storia con i rivoltosi albanesi, le truppe del sultano furono attirate nelle foreste vicino alla pianura di Makrena, l’armata impacciata dalla fitta vegetazione, venne decimata e messa in fuga dall’esercito di Giorgio Castriota. 

Nel 1446 Scanderbeg ebbe l’onore di ricevere a Cruja i rappresentanti del Papa e del re di Napoli, che gli confermarono il loro pieno appoggio. Murad II non accettava le sconfitte ricevute dall’esercito albanese e pensò di usare la politica. I veneziani non vedevano di buon occhio l’avvicinarsi di Scanderbeg ad Alfonso d’Aragona, per cui il sultano turco li tentò con una proposta di alleanza. Una nuova offensiva turca, nel 1450, si infranse sotto le mura di Cruja.

Nel 1451 si costituì una lega albanese con a capo Scanderbeg e sotto il coordinamento di Alfonso d’Aragona, re di Napoli, il quale aveva in animo di intraprendere una nuova crociata contro Maometto II, figlio di Murad II; la crociata non si realizzò. Così come non si realizzò il piano di Maometto II di dominare l’intera penisola balcanica dopo aver preso Costantinopoli il 22 maggio 1453. 

La fama di Scanderbeg crebbe con la sua capacità di resistere al potente impero turco. Unico principato balcanico a resistere contro l’invasione islamica.

Nel 1458, in occasione di una delle rivolte dei baroni meridionali contro Ferrante re di Napoli, Scanderbeg per difendere il nuovo re, mandò in Italia un corpo di cavalleria per combattere i feudatari pugliesi che tramavano a vantaggio dei d’Angiò. I suoi soldati partirono da Barletta e si scontrarono con quelli dei baroni che, nel 1461, chiesero di negoziare la pace. Intanto Maometto II nel 1462, mandò tre armate in Albania con l’intendo di ridimensionare Scanderbeg, ma, una dopo l’altra furono fermate.

La lega albanese, sicura di poter indurre il sultano a un accordo, pur con il parere contrario di Giorgio Castriota, sostenne la necessità di negoziare la pace che sarebbe dovuta durare dieci anni. In realtà, durò lo spazio di un mattino. I Turchi ripresero i loro attacchi e le truppe di Maometto II furono sconfitte ancora una volta nelle vicinanze del lago Ochrida, nel 1464.

Nello stesso anno morì papa Pio II e Scanderbeg si trovò ad affrontare i propositi di rivincita di Maometto II, che, dal 1465 alla fine del 1466, lo costrinse a sostenere e respingere continui attacchi. L’Albania era ridotta allo stremo, Scanderbeg si recò a Roma dove denunciò i pericoli che si avvicinavano sempre di più all’Italia e dichiarò la necessità di essere sostenuto come ultimo baluardo della cristianità. Il suo intervento suscitò molta impressione, ma servì solo a fargli ottenere 7000 ducati d’oro e un grande successo personale con un’acclamazione di una grande folla. Passò poi a Napoli dove re Ferrante gli diede 1000 ducati d’oro, viveri e munizioni. Questi aiuti servirono agli albanesi per resistere alle continue offensive del sultano. 

Mentre cercava di convocare il consiglio di lega per chiedere aiuti finanziari e militari, Scanderbeg fu colto da febbri violentissime e, nonostante l’impegno di tanti medici accorsi al suo capezzale, il 17 gennaio 1468, all’età di 63 anni morì di malaria, dopo aver trascorso quasi un quarto di secolo combattendo per la libertà della sua Albania che, da quel momento, scomparve dalla storia d’Europa e del mondo occidentale. Dopo la morte di Giorgio Castriota, Maometto II invase il territorio albanese che aveva resistito per anni alla potenza turca: divisa in piccoli principati autonomi l’Albania fu una galassia sottoposta alla sovranità dell’Impero Ottomano. Moltissimi albanesi, all’arrivo dei turchi, fuggirono, rifugiandosi sulle coste italiane. Nacquero così le colonie albanesi nel regno di Napoli che oggi conservano le tradizioni, la lingua, la storia di un grande popolo e del loro condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg che, nel XX secolo divenne l’eroe nazionale della nuova Albania indipendente.

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