La toponomastica nella storia spesso da simbolica è diventata sostanza politica

L’intestazione di una strada o di una piazza non è quasi mai una scelta neutr

EDITORIALE – La toponomastica, negli ultimi tempi, è diventata materia ostica per alcuni decisori politici. Fondamentale nello studio dell’origine dei luoghi, inserita nel contesto dell’epoca in cui viviamo, la toponomastica manifesta ancora caratteri molto vivi del suo forte legame con la storia e con la politica.

Il nome dei luoghi, delle strade, possono essere oggetto di uno studio metodologico per ricostruire identità e storie. Ma, alcuni episodi legati alla toponomastica possono far intendere come spesso il ‘simbolico’, nella storia, diviene sostanza. Anzi, spesso il simbolico si sostituisce al reale.

Il dibattito politico che si agita e apre scontri sui nomi delle strade, si occupa di toponomastica con scarsa consapevolezza dell’importanza che questa ha avuto nelle cesure storiche. Si basa su scontri evitabili, si avvita su revisionismo e fatti ormai cristallizzati. A questo tipo di dibattito sfuggono i drammi e le tragedie che possono trovarsi dietro i nomi bilingue in Friuli Venezia Giulia o nell’Alto Adige (Südtirol). I nomi italiani di Fiume e della Dalmazia ‘slavizzati’ con violenza, senza dimenticare l’italianizzazione forzata dei nomi slavi (e di tutti i nomi stranieri) dell’Italia fascista. I nomi delle città russe cambiarono nome dopo la rivoluzione prendendo direttamente i nomi dei leader politici.

Insomma, ci sarebbe materia per scrivere molti volumi senza neanche dover citare i recenti scontri, molto strumentali, sulla cancellazione della toponomastica che richiama l’Unità d’Italia (perché infastidisce i neo-borbonici) o tutta una lunga serie di scontri locali e nazionali (scottanti e furibondi) su strade dedicate ad Almirante, Che Guevara, oppure, in ultimo, sulla locuzione ‘patrioti’.

Per affrontare, anche solo in superficie, le questioni della toponomastica nei momenti dei cambiamenti storici, al fine di comprendere come ogni variazione e valutazione deve partire dalla storia e non da “memorie” di parte, si possono fare alcuni esempi.
È interessante cogliere il portato simbolico del cambio della toponomastica che avviene in Italia dopo il ventennio fascista. La velocità di modifica è spesso sorprendente e sembra sconvolgere e cancellare in un colpo, con il cambio di un nome, le folle che pochi anni prima si trovavano festanti sotto Palazzo Venezia.

Il portato simbolico è sempre fortissimo dicevamo, ma diventa concreta attuazione di cambiamento. Via dei Martiri fascisti a Roma, venne chiamata dopo il 1943 via Bruno Buozzi, che era, invece, un martire dei fascisti.

Si tratta di una guerra toponomastica combattuta immediatamente, sul campo, con coraggio e volontà di fornire a quelle scelte, a quei nomi, un rapido significato sostanziale. Cambiamenti simbolici fortissimi che incidono, che rendono chiaro un messaggio in momenti tragici, drammatici, delicati.

Oggi, il dibattito sulla necessità di raschiare dall’obelisco del Foro Italico la scritta ‘Dux’, appare più come un dibattito per perder tempo, rispetto alla scelta di cambiare lo stesso nome di Foro Mussolini in Foro Italico all’indomani del ventennio.

Oggi, a decenni distanza, il portato simbolico dell’osteggiare la denominazione di via Palmiro Togliatti lascia il tempo che trova. Per comprendere le vicende storiche spesso occorre il cono rovesciato delle piccole realtà. Lasciando la convinzione che le grandi scelte politiche portino ampi significati simbolici solo nei centri del potere, la periferia può offrire momenti di riflessione per comprendere da vicino l’essenza dei periodi storici.

Un esempio vivido di come il cambio di toponomastica accompagni le epoche ci viene da alcuni documenti dell’Archivio Storico Comunale di Moliterno (Pz).
Nel 1940 il podestà delibera di intitolare una strada a Italo Balbo Maresciallo dell’aria. Nello stesso fascicolo, una solerte mano e una fine mente ha inserito un’altra delibera, emanata dal Commissario Prefettizio che nel 1944 ha sostituito la figura fascista del podestà: la delibera del 1944 cambia la denominazione di via Italo Balbo in via Giovanni Amendola, mentre Piazza Costanza Ciano diviene Piazza Matteotti.

Le dittature avevano nella toponomastica un grande strumento di propaganda. All’indomani della liberazione si ripartì anche dal cambio dei toponimi, da una tabella stradale, perché i nomi sono importanti e, nella storia, nei momenti importanti ciò che appare simbolico può divenire sostanza.