EDITORIALE – “Scegli un amico al quale tu possa dire tutto come a te stesso”.
In questa frase di Seneca è compendiato il senso vero dell’amicizia. Sì, l’amico vero è quella persona alla quale riesci a confidare i segreti più nascosti della propria anima, con la certezza di essere compreso e sostenuto.
Il vero amico non ti giudica , ma cerca di trasmetterti fiducia e comprensione.
A volte non servono le parole. Bastano la sola presenza, uno sguardo, un abbraccio, che diano la sensazione di un aiuto disinteressato e dell’ascolto senza giudizio.
Nell’epoca dei social e dell’intelligenza artificiale si parla diffusamente di “amici”. Si fa a gara a chi ha più amici su Facebook o su Instagram. Forse la parola “amici” in questi contesti è usata impropriamente.
I veri amici sono quelli che ti porti dietro dalla scuola fino alla tarda età, sui quali sai di poter contare sempre, che si donano in maniera generosa e disinteressata.
La lontananza non influisce su un rapporto di amicizia vera. Ne ho fatto esperienza personalmente. La mia amica Maddalena vive in Canada da tantissimi anni. Eppure a noi due basta incontrarci o sentirci attraverso i social per riprendere un “discorso” che non si è mai interrotto, per sentirci accomunate da sentimenti di reciproca simpatia, affetto, comprensione, che ci riportano inevitabilmente al passato, al meraviglioso e indimenticabile periodo dell’infanzia e dell’adolescenza.

Una chiacchierata con l’amico Pino Papa mi ha fatto riflettere su alcuni aspetti dell’amicizia che non avevo avuto modo di considerare.
Le sue parole: “Mi dispiace di avere perduto qualche amico per strada. Me ne sono chiesto più volte il motivo. Vincendo lo stupido orgoglio, ho più volte teso la mano per tentare una riconciliazione. Ma evidentemente non siamo stati capaci di trovare le parole giuste per mettere una pietra sulle incomprensioni. Credo che per riallacciare un rapporto a cui si tiene davvero bisogna avere il coraggio di dire fino in fondo la verità. E da quel momento in poi si può trovare la forza di ricominciare”.
Il rammarico per un’amicizia perduta, Pino lo esprime, in maniera sentita e accorata, nella poesia “Chi perde un amico”. Essendo un cultore delle nostre tradizioni, Pino scrive il suo sonetto nel nostro dialetto lauriota, segue la versione in italiano.
Cu pèrdë n amicụ …
Na manụ sóla abbasta pë ccundà
l’amicë vèrë i tụtta a vita mìa,
quiddë ca m’è ppiaciụtụ i lë mbrundà
/du: martë(d)ìa fin’u: lụnnë(d)ìa;
nda: vita aggiụ tëndatụ d’abba(d)à
a nnun fà crịššë l’èrva mminz’a: vìa
ca pòrta a ppòstë addóvë putị̀ stà
cu l’amicë cchiụ̀ ccarë ngumbagnìa …
E mmò ca së fa cchiụ̀ ttòsta a sagliụta,
/pë ngi avị̀ misa sụp’u fucụ a manụ,
më tròvụ cu nu ji(d)ëtụ vrụšatụ
e ccu l’èrva ca (g)a(v)ụta è ccrëššụta.
Së sènza dicë nindë së nnë vanụ,
l’amicë u còrë u lassënụ strazzatụ.
Chi perde un amico …
Una sola mano basta per contare
gli amici veri di tutta la mia vita,
quelli che mi è piaciuto incontrare
dal martedì fino al lunedì;
nella vita ho tentato di badare
a non far crescere l’erba in mezzo alla strada
che conduce verso posti dove poter stare
in compagnia degli amici più cari …
E ora che la salita si fa più dura,
per averci messo la mano sul fuoco,
mi ritrovo con un dito bruciato
e con l’erba che, alta, è cresciuta.
Se senza dire nulla se ne vanno,
gli amici il cuore lo lasciano stracciato.









































