LAURIA (PZ)– Una visita dal forte valore spirituale, umano e sociale quella del Patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, giunto a Lauria per incontrare giovani ed educatori della Diocesi di Tursi-Lagonegro nel Santuario diocesano del Beato Domenico Lentini.
A sottolinearne il significato è anche il Comune di Lauria, che ha definito la presenza del Patriarca un motivo di «grande onore e prestigio» per la comunità lauriota e per l’intera realtà diocesana.
Ad accogliere il cardinale Pizzaballa anche il sindaco Antonio Rossino. Tra i momenti più intensi della visita, la preghiera del Patriarca sulla tomba del Beato Domenico Lentini, nel segno della fede e della profonda devozione che lega Lauria alla figura del sacerdote lucano.
Al centro dell’incontro-testimonianza con i giovani e gli educatori il tema della pace, della responsabilità delle parole e della necessità di riconoscere nell’altro una persona prima ancora che un’appartenenza. «La violenza, prima di essere fisica, è culturale: è nel linguaggio e nelle parole che si usano», ha affermato Pizzaballa, mettendo in guardia dai processi di deumanizzazione che trasformano l’altro in una categoria o in uno stereotipo e finiscono per creare il terreno sul quale la violenza può diventare possibile.
Il Patriarca ha affrontato anche le profonde ferite provocate dalla guerra in Terra Santa, richiamando da un lato il trauma rappresentato per il popolo israeliano dagli eventi del 7 ottobre e, dall’altro, quello della Nakba del 1948 per i palestinesi. Ferite che, ha spiegato, hanno alimentato paura, rancore e una reciproca percezione di minaccia, rendendo ancora più difficile la costruzione di un dialogo.
Nel corso della sua testimonianza Pizzaballa ha raccontato inoltre l’esperienza vissuta direttamente a Gaza, soffermandosi sulla piccola comunità cristiana presente nella Striscia, composta da circa cinquecento persone e diventata un punto di riferimento attraverso l’accoglienza, la distribuzione degli aiuti e il sostegno alle famiglie. Ha ricordato anche la condizione di centinaia di migliaia di studenti e ragazzi che non frequentano più la scuola e i tentativi di garantire comunque un’attività educativa, anche nelle tende e con mezzi di fortuna.
Particolarmente significativo il racconto dell’incontro con quasi settecento giovani musulmani di Gaza. Uno di loro, ha ricordato il Cardinale, gli rivolse una domanda destinata a rimanergli impressa: «Siamo stati preparati alla guerra; non so se saremo capaci di fare la pace». Una frase che Pizzaballa ha indicato come espressione della serietà e del desiderio di una generazione che, nonostante tutto, prova a immaginare un futuro diverso.
Il Patriarca ha quindi evidenziato come, pur in un contesto profondamente segnato dalla radicalizzazione, esistano ancora nella società civile israeliana e palestinese persone, credenti e non credenti, disponibili a cercare una strada comune. Da qui l’invito a creare luoghi nei quali cristiani, israeliani e palestinesi possano incontrarsi e confrontarsi, anche nel dissenso, ma nel rispetto reciproco.
Un appello è stato rivolto anche all’Italia: evitare di riprodurre le stesse contrapposizioni e contribuire invece a ricomporre le fratture e ad allargare lo sguardo. Nelle parole di Pizzaballa, la necessità di ricostruire la fiducia passa anche attraverso lo studio, il pensiero critico, la capacità di scegliere con attenzione il linguaggio e il riconoscimento della dignità dell’altro.
Il sindaco Rossino ha sottolineato di essere rimasto profondamente colpito dalla semplicità, dalla spontaneità e dalla forza delle riflessioni del Patriarca, capaci di trasmettere un messaggio di grande valore educativo, morale, umano e sociale.
A fare da cornice all’incontro anche la mostra itinerante “Profezie per la pace”, allestita negli spazi del Santuario a cura di Gioventù Studentesca e dedicata a dieci esperienze di riconciliazione nate dal basso in territori segnati da conflitti in diverse parti del mondo.
Una visita destinata dunque a lasciare un segno profondo a Lauria e nell’intera comunità diocesana, conclusa da un messaggio di speranza: anche in un tempo nel quale tutto sembra chiuso, ha sottolineato Pizzaballa, tra cristiani, palestinesi e israeliani continuano a esistere persone capaci di preparare qualcosa di nuovo e che hanno bisogno di essere sostenute e custodite.









































