Lauria. Il Palazzo del Comune, al centro dei due rioni: Superiore e Inferiore.

EDITORIALE – I due rioni sono separati dalla strada rotabile, ma si può accedere anche attraverso una gradinata (Ravita) la quale anticamente era fiancheggiata da case abitate da alcuni nuclei familiari, quasi tutte abbattute durante il bombardamento del 7 settembre 1943.
Oggi, pur con le nostre originarie peculiarità, siamo una comunità unita e coesa.
Tra i due borghi ci sono differenze di origine e di lingua, ma siamo un unico popolo che si è sempre distinto per onestà, per senso dell’accoglienza e dell’ospitalità.
L’arrivo dei nuovi parroci, don Michelangelo e don Luigi, che operano in spirito di grande intesa e di solidale e proficua collaborazione, sta creando un’unione ancora più solida e più profonda.
Nel passato non è stato sempre così! Negli anni ’60, a Lauria si era creato un clima di rivalità e di acceso campanilismo. Si costituì un comitato, con l’intento di rivendicare un’equità di gestione politica tra i due rioni.
Nel 1968, Lauria era in grande fermento per un movimento di separazione: si voleva scindere Lauria in due Comuni. Tanti i comizi e le riunioni.

Per fortuna, nell’interesse della cittadinanza, si giunse a una mediazione tra le istituzioni e la popolazione. Il governo cittadino fu affidato a un commissario prefettizio fino alle nuove elezioni. Ricordo quel periodo con una nota di rammarico ma anche di orgoglio personale.
Due giovani coppie convolarono a nozze: io ed Emma Fittipaldi, del rione Superiore, sposammo Angelo Scaldaferri e Carlo Albamonte del Rione Inferiore, lanciando un messaggio di ottimismo e di positività verso l’integrazione e il valore dell’unione di un popolo. Forse fu questo l’aspetto che maggiormente suscitò l’interesse dei mass-media.
La RAI Basilicata inviò un giornalista per intervistarci. Lo scopo era evidenziare la nostra determinazione nel volere coronare il nostro sogno d’amore nonostante le discussioni e le rivalità del momento.
Come non considerare il proprio paese, tutto, dalla Taverna a Via Fontana, il rifugio ricercato da sempre, dove ti senti sicura, protetta, appagata?
Ogni angolo, ogni scorcio, ogni vicolo li senti familiari, risvegliano i ricordi che hanno accompagnato gli anni della giovinezza; a volte suscitano nostalgia, che non è rimpianto ma pacata e dolce accettazione di una realtà che, evolvendo negli anni, non si può cambiare.











































