Lavitola resta in carcere: il Riesame respinge la richiesta dei domiciliari a Noepoli

ROMA – Niente arresti domiciliari a Noepoli per Valter Lavitola. Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto l’istanza presentata dai suoi difensori, confermando la custodia cautelare in carcere e l’aggravante del metodo mafioso.

Lavitola, detenuto a Rebibbia dallo scorso 10 agosto nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato al giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, aveva chiesto di poter lasciare il carcere e scontare la misura cautelare nel piccolo centro della Val Sarmento, paese di origine del ramo paterno della sua famiglia.

Nella memoria depositata dai legali, Noepoli era stato indicato come un luogo tranquillo e soprattutto lontano dal Lazio e dalla Campania e, dunque, dalla rete di conoscenze dell’indagato e da eventuali possibili vie di fuga. Una soluzione sulla quale la difesa aveva puntato dopo le dichiarazioni rese dallo stesso Lavitola davanti ai giudici.

L’ex direttore dell’Avanti! ha ammesso di essere il mandante dell’attentato ai danni di Ranucci, sostenendo però attraverso i suoi legali che l’idea dell’utilizzo della bomba sarebbe stata di Gomes Clesio Tavares. Il Riesame ha tuttavia deciso di non attenuare la misura cautelare.

La vicenda aveva intanto acceso i riflettori nazionali su Noepoli, dove la prospettiva dell’arrivo di Lavitola aveva suscitato curiosità e attenzione mediatica, ma anche alcune polemiche legate al modo in cui il piccolo centro lucano è stato raccontato.

A intervenire è stata anche l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Valicenti, che in una nota ha espresso «ferma riprovazione» nei confronti di rappresentazioni considerate stereotipate e denigratorie del paese, rivendicando l’immagine di una «comunità viva, consapevole e dignitosa che merita rispetto».

Una presa di posizione arrivata dopo alcuni articoli e commenti sulla vicenda, tra cui quello pubblicato sul Foglio da Camillo Langone, che aveva ironizzato sulla scelta di Noepoli come possibile sede dei domiciliari, descrivendo il paese come un luogo nel quale «non succede nulla».

Parole che hanno provocato la reazione dell’amministrazione, decisa a respingere quella che considera una narrazione fondata su pregiudizi e provocazioni nei confronti di un piccolo comune lucano.

Per Lavitola, in ogni caso, l’ipotesi di un ritorno alle proprie origini resta per ora soltanto tale: il Riesame ha confermato il carcere.

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