Le bufale di Abhigya Anand e le colpe di certo giornalismo

Il Fatto Quotidiano oggi parla di Abhigya Anand, il 14enne che avrebbe previsto il Coronavirus e che avrebbe fatto anche un’altra previsione: “Nuova catastrofe tra dicembre 2020 e marzo 2021.

Nell’articolo leggiamo: “Si chiama Abhigya Anand, ha 14 anni ma nonostante la giovane età ha già un diploma post-laurea in Microbiologia ayurvedica ed è un astrologo di fama internazionale: i suoi studi e la sua preparazione su molti temi sono il motivo per cui molti si fidano di lui e delle sue rivelazioni. Il ragazzo aveva predetto nei mesi scorsi non solo la pandemia di coronavirus – dicendo già nel 2019 che una terribile malattia che si sarebbe diffusa in tutto il mondo e che la Cina sarebbe stata un paese molto colpito – ma anche la sua data di fine rivelando però che una nuova catastrofe, ben più distruttiva del Covid-19, si prospetta all’orizzonte”.

Ma è davvero così?
Ad agosto 2019 il giovane Abhigya Anand pubblica un video, dove prevede per il 2019/20 guerre (che non sono avvenute) e aumento del prezzo del petrolio.

Nel video parla di malattie generalizzate a livello mondiale che richiederanno molti sforzi per poter essere superate. Sempre in questo video dice che sarà la Cina il apese più colpito e che solamente a maggio ne saremmo poi usciti. Due bufale così grandi da essere state smentite dai fatti, ma che alcuni giornali hanno ben pensato di pubblicare.

Accortosi della fallacità di questa previsione, Anand corregge il tiro sulla fine della pandemia a maggio 2020, evidentemente si è reso conto che non è credibile visto come stanno andando le cose nel mondo. Quindi precisa che lui intendeva direche il virus si sarebbe preso una pausa di qualche giorno, ma che poi la pandemia sarebbe proseguita come prima.

E la nuova previsione? Abhigya Anand sostiene che la Terra subirà una grandissima catastrofe il 20 dicembre 2020 da cui usciremo solo a marzo 2021. Cioè? Nulla.Una previsione talmente generica, che a tempo debito potrà essere adattata a tante cose.

bUn caso del genere, ma ce ne sono tanti altri, ci impone una domanda fondamentale: la crisi dell’editoria è per colpa delle Fake News o di un certo giornalisimo acchiappa clik?