Le feste dell’amicizia della Dc

A cura di Peppino Molinari e Tonino Colasurdo

EDITORIALE – C’è stata, all’inizio degli anni 70, una generazione che ha scelto di restare in Basilicata, dando il proprio contributo alla sua crescita economica e sociale, mettendosi in gioco. Molti hanno scelto di fare politica nella democrazia cristiana, esaltando nella sua matrice popolare con proiezione esterna nelle manifestazioni, nelle piazze, nelle assemblee pubbliche, e per la prima volta le bandiere scudo crociate sventolavano nei cortei anche sindacali. Tonino Colasurdo ha fatto parte di questa generazione, prima come dirigente del movimento giovanile, e poi nel partito, contribuendo con tanti altri a rinsaldare e rafforzare l’immagine popolare della DC lucana. Nel suo isolamento forzato, causa covid, ha sviluppato un’attenta ed intelligente riflessione, sopratutto sul significato delle tante feste dell’amicizia che negli anni 70-80 era vere ed autentiche feste di popolo. Promosse dalle sezione, la prima in provincia di Potenza si tenne ad Atella, con il contributo di tanti volontari, erano l’appuntamento fisso d’estate per una serena e pacata riflessione sulla politica regionale. Accanto alle mostre sulla storia del partito, la valorizzazione dei prodotti tipici, le manifestazioni sportive ed i concerti, per dare momenti di gioia, non sono mai mancate la presenza dei massimi dirigenti nazionali e locali, che sempre si sono confrontati con la gente.

On. Peppino Molinari

Complice una condizione di isolamento non volontario ma dovuta, all’agire necessariamente limitato il pensiero si è aperto ed ha spaziato in gran libertà. E allora letture e ricordi non isolati ma legati a dirla con le parole del poeta alla “carità feroce del ricordo”. E così mi ritrovo tra le mani un libro, “Democrazia Cristiana, il racconto di un partito” di Marco Follini che ha un incipit singolare. “non ci siamo mai saputi raccontare noi democristiani. Noi raccontiamo poco noi stessi, convinti che il cuore della politica fosse altrove e non ci fosse bisogno di girarci intorno con troppa fantasia.

E gli altri raccontavano male di noi offrendo a volte frammenti parziali, distorti e spesso forvianti: incomprensioni, demonizzazioni, caricature”. Insomma governo e potere, poi Follini racconta un’altra storia. E allora un’altra storia è tornata alla mente anche a me che in quel partito ho militato ed ho ricoperto incarichi di dirigente. Quale il dirigente S.P.E S. acronimo che non stava per speranza ma nello specifico per Studi, Propaganda e Stampa, con competenze che prevedevano non solo un ufficio di propaganda intesa come diffusione di una cultura politica storica e sociale specifica nonché una azione a sostegno di studi e ricerche nei suddetti ambiti.

E in tali ambiti il ricordo è andato ad un aspetto particolare che coniugava militanza e socialità. E sono tornati alla mente i ricordi legati alle Feste dell’Amicizia. Il PCI, i vecchi comunisti, aveva cominciato con le Feste dell’Unità e la DC, i vecchi democristiani, si contrappose con le Feste dell’Amicizia. E in una stagione in cui la politica coniugava il personale al sociale o se vogliamo anche il pubblico al privato. Tali feste riempirono le piazze e le estati di tanti comuni della nostra regione. Piazze di comuni piccoli e comuni più grandi ma tali tra luglio e agosto e le piazze si popolavano di stand di divulgazione politica e di stand che oggi chiamiamo eno-gastronomici.

E possiamo dire che tali percorsi nacquero proprio in queste feste. E poi le bandiere che si sventolavano con orgoglio a testimonianza della propria militanza. Le feste, attraverso l’utilizzo di una informazione e diffusione di una cultura, proponevano una tecnica comunicativa che tra l’altro riuniva le comunità. E si articolavano e alternavano dibattiti e confronti e spettacoli musicali o comunque manifestazioni artistiche. Il tutto circondato e direi arricchito da divulgazione e gastronomia. E noi giovani, gruppo dirigente di quel partito, impegnavamo parte delle nostre estati a girare il territorio per supportare le sezioni locali del partito, che erano l’anima dello stesso, nella organizzazione e nello svolgimento di queste feste. Forse la prima, credo di ricordare, si svolse ad Atella e poi ne seguirono tante altre che divennero appuntamenti annuali delle estati dei comuni. E poi tanti comuni, tante piazze.

E quei comuni, tra i quali ricordo, Bernalda, Tramutola, Lauria, Venosa, Melfi, Grumento nova, a cui partecipò proprio Marco Follini allora segretario nazionale dei giovani d.c., ma anche Pietrapertosa, Anzi, Cersosimo, Chiaromonte, Maratea, Castelsaraceno, Banzi, Tolve, Oppido Lucano, Montemilone, Albano di Lucania, Viggianello, San Chirico Nuovo, Brienza, Paterno, Noepoli e San Costantino Albanese diventavano occasione di incontro tra amici che ritornavano per le vacanze estive. Era un contesto di impegno politico che era anche impegno sociale e lo svolgimento della festa diventava atto di testimonianza politica e quindi di militanza ma anche e soprattutto una occasione di incontro e di socialità. Naturalmente una Politica sempre attiva e presente sul territorio prevedeva anche la presenza del politico di rilievo, parlamentari e finanche di governo. E non solo di Emilio Colombo che di questa terra di Basilicata ne era quasi un simbolo nel bene e nel male a seconda dei punti di vista, ma questa è un’altra storia. E altra storia era quella politica, quell’impegno impegno politico dei semplici iscritti e militanti. E i partiti svolgevano un ruolo che era sociale, nonché pedagogico nella accezione del confronto politico fatto di dibattiti e dialettiche che comunque contribuivano alla crescita sociale.

E sarebbe da approfondire la storia dei grandi partiti di massa e dei partiti in genere con la loro presenza sul territorio e la loro organizzazione in quell’affascinante percorso di crescita che furono gli anni del dopo guerra e del cosiddetto boom economico ma anche i successivi fino allo scioglimento come neve sulla roccia in una sorta di auto dissolvimento. Soprattutto per comprendere nella differenza e nella consapevolezza di un passato che è patrimonio e non fardello, la possibile rinascita di una coscienza civile e sociale per un nuovo modello di partecipazione alla gestione della cosa pubblica e delle dinamiche sociali ed economiche in genere.


Foto delle feste dell’amicizia a Torretta Franz Avigliano, Lauria, Bernalda, Grumento Nova ,Venosa. Giovani di Potenza che parteciparono alla festa nazionale di Pescara