Le parole della scienza, la crisi dei populisti. Cosa abbiamo imparato in questa pandemia

Penso che il pericolo maggiore non sia più solo il virus. L’umanità ha tutte le conoscenze scientifiche e gli strumenti tecnologici per superare il virus: quando avremo a disposizione il vaccino, speriamo presto, sapremo come mettere in totale sicurezza la popolazione mondiale a partire dai più deboli . Il problema più grande sono i nostri demoni interiori, il nostro odio, l’avidità e l’ignoranza. Temo che le persone stiano reagendo a questa crisi non con la solidarietà necessaria, ma con l’odio, incolpando altri paesi, persone, incolpando le minoranze etniche e religiose. Alla fine di queste brutta esperienza mi auguro che saremo in grado di sviluppare la nostra compassione e non il nostro odio, per aiutare le persone bisognose. E che saremo in grado di sviluppare la necessaria capacità di discernere la verità e di non credere a tutte queste teorie della cospirazione che girano e ancora trovano terreno fertile, anche grazie ad una certa politica che le alimenta. Se lo facciamo, non ho dubbi sul fatto che possiamo facilmente superare questa crisi. Dobbiamo affrontare anche un altro tema: la scelta tra sorveglianza totalitaria e responsabilizzazione dei cittadini. Ma come possiamo stare attenti a qualcosa che è fuori dal nostro controllo?

La verità è che questa possibilità non è completamente al di fuori dalla nostra portata, almeno in una democrazia. Votiamo per politici e partiti che elaborano e mettono in pratica azioni. Quindi abbiamo un certo controllo sul “sistema politico”. Per dirla meglio: anche se non ci sono elezioni in vista, i politici sono sempre sensibili alla pressione pubblica, all’opinione pubblica. Ed è per questo che possiamo esercitare la nostra influenza su di loro. Se i cittadini sono terrorizzati dall’epidemia e vogliono che un leader forte prenda il sopravvento, allora sarà molto più facile che questo avvenga e che  un leader populista prenda il controllo. Se invece notiamo una reazione di respingimento da parte dei cittadini quando un politico si spinge troppo in là, allora può avvenire l’esatto opposto impedendo che si verifichino sviluppi più pericolosi di una richiesta di “pieni poteri”. Ma come possiamo distinguere i leader politici di cui fidarci adesso? Non è molto difficile. Ad esempio, se ci rendiamo conto che quel leader o quel tale movimento politico ha posizioni ambigue e continuamente in antitesi, se il loro pensiero e le prese di posizioni cambiano solo per entrare in sintonia con l’opinione pubblica ed il pensiero dominante del momento – solitamente dettato dalla paura, come fanno sempre i “banchieri dell’ira”, così definiti da Peter Sloterdijk in “Ira e Tempo”- , allora quel leader o quel partito non possono certo essere ritenuti affidabili in un momento come questo.

Come ha fatto notare Antonio Picasso, “La rabbia alimentata finora si è rivelata un fuoco di paglia rispetto a quella che è la vera frustrazione, un risentimento primordiale (il ressentiment di Nietzsche) non sufficientemente identificabile con livori di classe, odi razziali e incognite economico-finanziarie. A una paura reale, com’è appunto una pandemia – o come avrebbe potuto essere una guerra per le generazioni passate – nemmeno i populisti hanno saputo dimostrare di avere un piano d’attacco”.

La crisi dei partiti populisti e dei loro leader, stando ai sondaggi, sembra essere l’inizio di uno sgretolamento della fiducia che i cittadini avevano riposto nelle loro leadership. Perso il “nemico visibile”, vero o presunto, i partiti sovranisti sono senza una prospettiva e senza un messaggio forte e credibile. Vedremo tra qualche mese se la situazione sarà ancora la stessa, ma i malumori all’interno della Lega (con una parte molto propensa a sostituire Salvini con Zaia) e del M5S (divisi principalmente tra i “governisti” di Di Maio e i “movimentisti” di Di Battista) sembrano indicare un possibile scenario di cambio di impostazione e di comunicazione. Resista ancora una forte propaganda pro Russia e pro Cina (che molte responsabilità di questa Pandemia), molto pericolosa per il futuro dell’Italia e delle sue aziende che stanno vivendo una crisi senza precedenti e rischiano di svendere alle due potenze ogni prospettiva futura. Restare saldi alla tradizione delle nostre relazioni con l’America e dentro lo spazio comunitario europeo è quanto mai fondamentale adesso.

Molto sarà determinato dalle scelte politiche  di prospettiva e di sostegno immediato ai cittadini: la bomba sociale si può accendere da sola generata da frustrazione, esaurimento, sfiducia. È come un incendio non doloso, basta una scintilla accidentale e il fuoco comincia ad ardere. Riprendendo l’analisi di Picasso, “Per produrre energia, il risentimento richiede manualità. Profeti, condottieri, capitani di vario genere – i banchieri dell’ira, si diceva – sono quei professionisti della storia in grado di elaborare la giusta sintesi tra l’emotività collettiva e il tempo. E il tempo del Covid-19 non è quello giusto per fare dei populisti dei nuovi eroi della rivoluzione”.

Ma c’è un altro aspetto che dobbiamo considerare.  In questo momento di crisi mondiale vediamo che la gente si fida della scienza più di ogni altra cosa. Negli ultimi anni, abbiamo visto vari politici populisti attaccare la scienza, affermando che gli scienziati sono alcune élite remote disconnesse dalla gente, dicendo che cose come i cambiamenti climatici sono solo una bufala. Anche se politici come Trump o Salvini provano a smontare pericolosamente le teorie scientifiche grazie alle quali si sta provando a contenere l’esplosione del virus. Perché adesso che abbiamo bisogno della scienza dovremmo credere ai populisti?

L’auspicio è che ce ne ricorderemo sempre di questa verità non solo durante questa crisi, ma anche quando la crisi sarà finita. E che inizieremo a prendere molto sul serio gli scienziati quando ci avvertono di altre cose altrettanto importanti, come i cambiamenti climatici e il collasso ecologico, e che prenderemo i loro avvertimenti con la stessa serietà con cui ora prendiamo tutto ciò che dicono sull’epidemia di Coronavirus.