Legambiente: “Incendi in aumento anche in Basilicata”. Nel 2025 bruciati oltre 4.600 ettari, appello ad anticipare la stagione AIB

POTENZA – La crisi climatica e l’aumento delle temperature stanno allungando la stagione degli incendi boschivi in Italia, con roghi sempre più frequenti anche nei mesi primaverili e invernali, ben prima dell’avvio ufficiale della campagna Antincendio Boschivo (AIB), fissata quest’anno dal 15 giugno al 15 ottobre. È quanto emerge dal report “Italia in fumo 2026” diffuso oggi da Legambiente, che analizza i dati dei primi mesi del 2026 e traccia un bilancio del 2025, avanzando 14 proposte rivolte al Governo per rafforzare la prevenzione.

Secondo l’associazione ambientalista, dal 1° gennaio al 15 giugno 2026 in Italia sono stati registrati 469 incendi, con un incremento del 36,3% rispetto allo stesso periodo del 2025 (344 roghi). Nello stesso arco temporale sono andati distrutti 9.545 ettari di territorio, equivalenti a oltre 13 mila campi da calcio. I dati, elaborati sulla base del sistema europeo EFFIS (European Forest Fire Information System), rappresentano un primo segnale di allarme che, se confermato nei prossimi mesi, potrebbe portare a superare il già drammatico bilancio del 2025, quando in Italia andarono in fumo 96.517 ettari, quasi il doppio rispetto al 2024.

I dati della Basilicata

Il report dedica un focus anche alla Basilicata, mentre sono ancora evidenti le conseguenze del recente incendio che ha colpito Maratea.

Nel 2025 la superficie percorsa dal fuoco nella regione ha raggiunto 4.612 ettari, più del doppio rispetto ai 1.962 ettari registrati nel 2024. In aumento anche il numero degli incendi, passati da 47 a 63, a conferma di eventi non solo più frequenti ma anche di maggiore estensione.

Sul piano provinciale, Matera ha registrato 2.570 ettari bruciati, collocandosi al dodicesimo posto a livello nazionale, mentre la provincia di Potenza ha totalizzato 2.042 ettari, tredicesima in Italia.

Anche i dati provvisori del 2026 destano preoccupazione. Tra il 1° gennaio e il 15 giugno si registrano infatti 5 incendi contro i 2 dello stesso periodo dello scorso anno, mentre la superficie interessata dalle fiamme è salita da 14 a 25 ettari.

Reati ambientali e controlli

Il dossier evidenzia inoltre il quadro delle illegalità legate agli incendi di vegetazione. Nel corso del 2025 in Basilicata sono stati effettuati 4.491 controlli da parte delle forze dell’ordine, con 349 reati accertati, pari a quasi il 10% del totale nazionale nel settore. Sono state inoltre registrate 34 denunce, 3 sequestri e 96 illeciti amministrativi.

Le proposte di Legambiente

Per invertire la tendenza, Legambiente propone un pacchetto di 14 interventi, a partire dall’anticipazione della stagione Antincendio Boschivo al 15 maggio. L’associazione chiede inoltre la piena applicazione della legge quadro sugli incendi boschivi (Legge 353/2000), il rafforzamento del monitoraggio del territorio, il sostegno ai Comuni per l’aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco e un maggiore coordinamento della Protezione civile nazionale.

Tra le richieste figura anche la realizzazione di un sistema nazionale trasparente, analogo alla piattaforma europea EFFIS/Copernicus, che renda disponibili dati aggiornati sulle aree incendiate, sui costi dei danni e sulle spese sostenute per prevenzione e spegnimento. Per le aree protette, Legambiente sollecita un inasprimento delle sanzioni penali e l’aggiornamento dei Piani AIB.

Pianificazione forestale ancora insufficiente

Il report evidenzia anche le criticità della pianificazione forestale. Attualmente solo il 21% della superficie boscata italiana è interessato da strumenti di pianificazione, percentuale che in Basilicata sale al 28%, ma resta comunque insufficiente. Secondo Legambiente persistono inoltre una forte frammentazione tra i diversi livelli di pianificazione e una limitata integrazione tra i Piani AIB, le strategie di adattamento climatico e la pianificazione urbanistica.

Il nodo della bruciatura delle stoppie

Un capitolo specifico è dedicato alla normativa regionale sulla bruciatura delle stoppie e alla gestione delle fasce tagliafuoco. Secondo Legambiente, la modifica introdotta nel 2021 alla legge regionale ha ridotto l’obbligo di realizzare le cosiddette precese ai soli agricoltori che effettuano la bruciatura dei residui agricoli, diminuendo così l’efficacia preventiva contro la propagazione degli incendi.

L’associazione propone quindi una revisione della normativa, introducendo l’obbligatorietà delle fasce tagliafuoco per tutti i proprietari o conduttori dei terreni. Contestualmente chiede di prevedere incentivi economici per chi rinuncia alla bruciatura delle stoppie e realizza comunque le precese, riconoscendo il valore ambientale della pratica e il contributo offerto alla sicurezza collettiva. Chi sceglie invece di ricorrere alla bruciatura, secondo la proposta, dovrebbe sostenere integralmente i costi delle misure di prevenzione, senza beneficiare di contributi pubblici.

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