L’Emilia Romagna, la Basilicata, l’agenda riformista per l’Italia. Parla Polese

POTENZA -Dopo la vittoria in Emilia Romagna il centrosinistra torna ad essere centrale nella scena politica italiana. Ma il voto che ha premiato Bonaccini che impatto può avere nelle altre regioni? Di questo e di altri temi il giornalista e scrittore lucano nonchè nostro collaboratore Sergio Ragone, ne ha parlato con il lucano Mario Polese, tra i più giovani consiglieri regionali di Italia Viva.

Qui l’intervista integrale di Ragone per conto de Linkiesta


Consigliere in Emilia Romagna è successo quello che in Basilicata non siete stati in grado di fare: battere Salvini e la Lega.

In Emilia Romagna è accaduto quello che non è accaduto in Calabria, in Umbria, in Sardegna, in Abruzzo e in Piemonte. Non solo in Basilicata. Ed è quello che temo possa accadere a breve anche in Veneto, in Puglia e in Campania se non si mette in campo la politica vera. L’Emilia Romagna credo sia un caso a parte. Certo ha vinto Bonaccini e ha perso Salvini ed è stata bloccata l’avanzata delle destre. Non c’è dubbio che oggi comunque c’è un contesto nazionale diverso e molto più favorevole rispetto al momento in cui si è votato in Basilicata grazie all’intuizione di Matteo Renzi, che ha consentito di mettere Salvini fuori dal Governo bloccandone il sogno dei ‘Pieni poteri’. Oltretutto in Emilia Romagna Bonaccini non ha subito il linciaggio della sinistra interna e si è giovato del risveglio civico messo in campo dalle sardine con una partecipazione elettorale senza precedenti.

In Basilicata, la sua regione, il fenomeno delle Sardine non ha riscosso grandi entusiasmi. Forse il sentimento che lega i lucani al centrodestra è ancora così forte?

Parto da una considerazione generale: ritengo le Sardine un positivo fenomeno culturale perché aggregare a prescindere dai numeri una serie di persone che, anche oltre le proprie appartenenze partitiche, si riconoscono in valori chiari che poi vengono declinati in maniera diversa ma che sono antitetici al sovranismo, è sicuramente un humus culturale a cui tutti noi che facciamo politica dovremmo ispirarci. Detto questo credo che il fenomeno delle Sardine in Basilicata paghi il semplice fatto che le prossime elezioni non sono previste nel futuro prossimo. In Emilia Romagna sono nate proprio come fenomeno elettorale per ‘stoppare’ l’avanzata di Salvini e la Lega.

Negli ultimi mesi è stato molto dure nei confronti dell’attuale maggioranza in consiglio regionale, soprattutto per quanto riguarda il tema energetico. Ad oggi qual è il quadro?

Il quadro che abbiamo in Consiglio è quello di una maggioranza particolarmente sfilacciata e più protesa a interessi particolari, elettorali e individuali che concentrata alle sfide complesse della nostra Regione. In tutto questo il petrolio è tema delicato che incrocia nel bene e nel male i destini della Basilicata dall’inizio degli anni ’90. In passato, almeno per quanta riguarda quello recente con le ultime legislature che mi hanno visto protagonista da consigliere regionale, posso garantire che sono stati compiuti tutti gli sforzi per garantire ai lucani il massimo sia in termini di ricadute economiche che di tutela ambientale e sanitaria. Oggi viviamo un tempo invece in cui si chiude un accordo con la Total senza dare informazione corretta ma solo cercando di fare propaganda. Sono stati annunciati risultati straordinari che non esistono. Voglio ricordare che la Basilicata per effetto di uno sciagurato lassismo della maggioranza da 95 giorni sta perdendo le compensazioni ambientali che faticosamente erano state ottenute da Eni.

Più in complessivamente come giudica l’azione del governo Bardi?
Ci sono due aspetti diversi. C’è Bardi presidente dotato di bon ton istituzionale e c’è Bardi capo del centrodestra regionale che paga anche in prima persona le pecche di una squadra molto inadeguata sul piano politico e amministrativo. E’ sempre più evidente una distonia tra i suoi uomini di spicco e il resto della struttura. Al netto degli interessi politici di qualcuno io mi auguro che già da subito Bardi si dimostri meno incline a tutelare le politiche della maggioranza spesso non vantaggiose per i lucani.

Lei è stato tra i primi consiglieri regionali in Italia ad aderire ad Italia Viva. Il partito di Matteo Renzi però non cresce nei sondaggi e nella percezione popolare. Pentito della scelta?

Ma non scherziamo. Ho aderito a Italia Viva convintamente per una questione anche di cuore e credo ogni giorno di più al nostro progetto che è risultato determinante, sia chiaro, anche per la vittoria in Emilia Romagna. I risultati arriveranno. Siamo ancora nella fase costituente ma sono certo che a breve, già dopo l’assemblea di questo fine settimana a Roma, si partirà con grande slancio.

In Basilicata Italia Viva può attrarre molti moderati delusi dal centrodestra troppo salviniano, ma anche quelli che non vedono di buon occhio questa alleanza tra Pd e M5S. Un elettorato del genere va motivato con temi, obiettivi e programmi. Quali?

Credo che già il fatto di vivere la politica, così come sta accadendo all’interno di Italia Viva, senza polemiche intestine, senza litigi ma con una visione positiva tesa a trovare soluzioni favorisca l’aggregazione e non spaventi chi invece ha ancora voglia di fare politica. Noi abbiamo una idea chiara: siamo una forza che nasce per rilanciare il progressismo, il riformismo, l’europeismo in una chiave liberale e moderna della società. Siamo una forza politica che non professa solo a parole i principi dell’uguaglianza tra persone e sessi e che crede davvero in uno Stato di diritto. Per quanto riguarda le priorità al Sud, come nel resto del Paese, noi vogliamo spostate il focus sulla crescita dell’economia. Vanno rafforzate le imprese per creare maggiori occasioni di occupazione. Lo dico senza se e senza ma.

Che idea si è fatto sulla legge sulla prescrizione?

Lo dico senza mezze misure: rinuncia al riformismo chi si incammina sulla strada del giustizialismo a tutti i costi per strizzare l’occhio ai populismi e ai 5 stelle. Il diritto di ogni cittadino ad essere giudicato in tempi ragionevoli è un diritto fondamentale della persona. E’ sbagliato interpretare la prescrizione come uno strumento per salvare i colpevoli. Per me annullare la prescrizione significa non solo rimandare all’infinito il diritto di ogni cittadino ad avere giustizia ma significa prima di tutto azzerare la fiducia che i cittadini ripongono nella Giustizia. Aumento del numero di magistrati, depenalizzazione dei reati bagattellari, tempi certi dei processi: questi devono essere i capisaldi di una vera riforma della giustizia incentrata sui diritti dei cittadini e non sulle forche.

Domani e dopodomani lei sarà all’assemblea nazionale di Italia Viva. Cosa si aspetta da questo appuntamento? Con quale obiettivo?

Mi aspetto innanzitutto di trovare quell’entusiasmo contagioso che ho già vissuto ad ottobre alla Leopolda. Sul piano politico mi attendo invece, una apertura per la nascita di una coalizione liberale e riformista che veda in noi, in ‘Azione’, in + Europa e domani anche in ‘Voce libera’ un soggetto con 4 gambe che ambisca ad essere prima forza del Paese