L’esperienza della programmazione in Basilicata

introduzione di Peppino Molinari ,articoli di Nicola Damiano e Paolo Continanza.

EDITORIALE – La parola programmazione al centro del dibattito politico-istituzionale negli anni 70-90 è quasi del tutto sparita.La politica di piano,i programmi regionali di sviluppo,strumenti fondamentali di intervento dei governi a guida dc cercavano una loro particolare azione regionale per farne uno strumento di intervento aderente alle varie e diverse realtà locali.Il Comitato Regionale per la programmazione economica fece un ottimo lavoro in Basilicata tanto da meritare più volte pubbliche apprezzamenti da parte sia del CIPE che del ministero del Bilancio.La qualità dei membri del comitato fu elevata da Colombo a Scardaccione,a Vincenzo Verrastro,a Gabriele D’Aragona,Elvio Salvatore,Aldo Morlino,Antonio Vignoli,Manlio Rossi -Doria,Carlo Cupo,Canio Glinni,Romualdo Coviello e Francesco Delfino che ne fu il segretario generale.La Basilicata veniva indicata negli anni 80-90 a livello europeo un modello per la gestione dei fondi e delle realizzazioni di opere per la sua capacità di ideare, programmare e spendere.Ho chiesto a due autorevoli protagonisti di quella stagione di Programmazione e pianificazione dello sviluppo della nostra regione al Dr. Nicola Damiano coordinatore dell’ufficio regionale di programmazione,autentico regista,e al Dr Paolo Continanza,entrambi di Roccanova (pz),dirigente e direttore dell’IBRES nonché autorevole dirigente dell’ufficio programma della Dc della provincia di Potenza una loro testimonianza che ricordi quella stagione unica ed irripetibile.

PEPPINO MOLINARI

Con la costituzione del Comitato Regionale per la programmazione
economica della Basilicata, avvenuta nel novembre del 1965, si aprì un
intenso e acceso dibattito cui parteciparono tutte le forze politiche.
Facevano parte del Comitato i rappresentanti degli Enti elettivi (Province e
Comuni capoluogo), i Presidenti delle Camere di commercio, i responsabili
delle Amministrazioni statali (il Provveditore alle opere pubbliche, gli
Ispettori regionali del Ministero dell’Agricoltura e foreste, un rappresentante
della Cassa per il Mezzogiorno) nonché i rappresentanti delle Organizzazioni
sindacali.
L’obiettivo del Comitato era quello di redigere lo “Schema di sviluppo” della
Regione per il quinquennio 1966-1970.
A tal fine il nuovo organismo, avvalendosi anche degli studi di settore redatti
dal Comitato per lo studio delle prospettive di sviluppo delle Province lucane,
insediatosi precedentemente presso la Camera di Commercio di Potenza,
avviò i propri lavori individuando come obiettivi prioritari:
– la realizzazione del sistema viario lungo i fondovalle;
– l’aggiornamento del piano delle acque sia per dotare la regione di un
adeguato sistema di acquedotti, sia per favorire l’estendimento
dell’irrigazione nelle aree pianeggianti;
– l’infrastutturazione di apposite aree industriali;
– la dotazione di servizi adeguati alle nuove esigenze produttive (sistema
scolastico e servizi sanitari).
Lo schema di sviluppo redatto dal Comitato fu approvato il 25 ottobre 1967
alla presenza del Ministro del bilancio e della programmazione economica,
On. Giovanni Pieraccini, e del Ministro del tesoro, On. Emilio Colombo.
La Regione Basilicata, istituita nel 1970, fece propri gli obiettivi dello Schema
di sviluppo ed adottò come metodo la programmazione.
A tal fine costituì nel proprio seno il Comitato della Prgrammazione che,
presieduto dal presidente della Giunta regionale, comprendeva i coordinatori
dei Dipartimenti e si avvaleva di un apposito ufficio con il compito di valutare
i progetti ed i programmi che insistevano sul territorio regionale; coordinava,
altresì, le risorse finanziarie che comunque affluivano nell’area (Cassa per il
Mezzogiorno, ANAS, Sanità, Istruzione, fondi europei).
Di conseguenza la Regione si adoperò inizialmente:
– per completare le due strade di fondovalle già iniziate, la Basentana e la
Val d’Agri, e per realizzare la Sinnica, la Ferrandina-Matera e la
Bradanica;
– per rendere organico l’assetto territoriale creato dal nuovo sistema
viario mediante il finanziamento della viabilità di collegamento tra i
centri abitati e i fondovalle.
Il sisma del 23 novembre 1980 colse la Regione nel momento di avvio della
sua attività istituzionale ma l’occasione mise in luce il suo ruolo di Ente di
programmazione.
Con l’obiettivo di associare la ricostruzione e lo sviluppo delle aree colpite dal
terremoto, la Regione sollecitò i Comuni ad affiancare l’ente territoriale
maggiore nello sforzo di completare lo sforzo di trasformazione ed
ammodernamento che era stato avviato.
A tal fine vennero individuate ed attrezzate nuove zone industriali proprio
nelle aree colpite dal sisma, furono progettate nuove strade per favorire lo
sviluppo di ulteriori attività industriali, fu colta l’occasione per realizzare gli
acquedotti potabili del Basento, dell’Agri-Frida, del metapontino, del Marmo-
Platano.
L’attività di programmazione proseguì intensamente anche negli anni
successivi al tragico evento e contribuì a promuovere le iniziative volte ad
incentivare lo sviluppo turistico sia delle aree costiere di Maratea e del
metapontino, sia delle aree interne collinari e montane: con il progetto “mare-
monti”, con la valorizzazione del patrimonio storico-culturale dell’edilizia
monumentale riferita alle dimore storiche, ai castelli e alle strutture religiose
e, altresì, con la realizzazione dei Parchi archeologici del metapontino, di
Venosa, di Grumento.
Allo scopo di attuare le iniziative descritte il Comitato si avvalse di tutte le
risorse finanziarie disponibili, nazionali e comunitarie.
Fu tanto intensa ed apprezzata l’attività del Comitato, anche in sede
comunitaria, che nel novembre 1997 la Commissione europea volle
organizzare a Matera un convegno di studi sui Mezzogiorni d’Europa con la
partecipazione dei Paesi comunitari mediterranei.
La presenza al convegno del Ministro del tesoro On. Ciampi volle essere il
riconoscimento della capacità di ottimizzazione dell’uso delle risorse
comunitarie dimostrata dalla Regione Basilicata, il cui esempio, anche per
l’importante ruolo svolto, fu di stimolo sia alle Amministrazioni centrali e sia
alle altre Regioni.

Dr.NICOLA DAMIANO.

Il rapporto tra la DC lucana e la programmazione economica regionale, e su scala più larga nazionale, ha sempre avuto un significato di particolare valore e di grande rilevanza nella gestione della vita socioeconomica della nostra regione.Il metodo della programmazione. adottato dalla dirigenza politica DC lucana, è stato una costante nelle relazioni tra il partito e le varie istituzioni e/o organizzazioni esistenti sul territorio regionale.Io, personalmente, posso ritenermi fortunato, per aver avuto la possibilità e l’occasione di conoscerne il vero significato sin dall’inizio della mia attività lavorativa.Si era nella seconda metà degli anni ’60, quando con l’approvazione della legge sui Comitati regionali per la programmazione economica,il prof.Decio Scardaccione, presidente del Comitato regionale di Basilicata, designò i quattro destinatari come cosegretari del CRPE a partecipare al corso di programmazione regionale, presso l’Istituto Svimez di Roma, i dottori Pino Cappello, Paolo Continanza, Romualdo Coviello,Nino D’Agostino. Nominati con decreto del nuovo ministro del bilancio e programmazione on. Giovanni Pieraccini,in qualità di cosegretari insieme al dottor Francesco Delfino, segretario regionale, costituivano il gruppo ricercatori in seno alla segreteria del Comitato regionale.Il gruppo, avvalendosi anche di alcuni studi fatti in precedenza presso la camera di commercio dal comitato per lo sviluppo delle province lucane, insieme a professori come Salan, Lacci, Vincenzi, predispose una serie di ricerche settoriali utili per la predisposizione dello schema di sviluppo della Basilicata 1966/70 approvato il 25 settembre 1967.Lo schema predisposto parte dall’esame di degrado di depressione economica, sociale e civile che ha caratterizzato la Lucania e che trae origine da tormentate vicende storiche, da difficili condizioni geografiche nonché dal continuo esodo della sua popolazione. A fronte di questa situazione la rinascita economica sociale e civile della regione richiedeva una serie di interventi pubblici e privati capaci di incidere profondamente su quelle cause determinandone una vera e propria inversione di tendenza.Sulla base di questi principi si individua una nuova strategia di intervento che trova fondamento sui grandi itinerari di sviluppo lungo le valli lucane, facendo leva sulla piena valorizzazione e sfruttamento delle risorse locali e sulla rivitalizzazione degli insediamenti urbani esistenti con collegamenti più rapidi e idonei per un loro inserimento residenziale e funzionale ai nuovi processi di avanzamento del territorio in cui sono gravitanti.Con la istituzione della nuova regione (1970) Basilicata,il comitato regionale per la programmazione non ha più ragione di esistere per le cessate funzioni, trasferite direttamente alla regione. Viene, invece,mantenuto in vita il gruppo di ricercatori della segreteria tecnica con la istituzione dell’ IBRES nel 1968, riconosciuto successivamente con legge regionale nel 1975. Insieme ai quattro cosegretari del CRPE e al dottor Delfino nominato direttore, l’Istituto si avvale.di altri giovani dottori come Gianmaria, Di Mauro, La Grotta, che erano stati già designati,da enti locali, a far parte della segreteria CRPE.L’lbres ha continuato a svolgere ricerche e documentazione a notevole supporto della regione sino alla fine degli anni ’80, quando venne sciolto e i suoi dipendenti entrarono nei ruoli regionali.La storia del CRPE e dell’IBRES si può dire che rappresenta la storia della programmazione economico- sociale della regione lucana nella specificità contestuale della connessione delle idee programmatiche (CRPE)con quelle progettuali (IBRES).Tutta questa storia non poteva non avere riflessi sui partiti allora presenti in regione,e in primo luogo sulla DC che era proprio il partito in larga maggioranza rispetto a tutti gli altri.Fu proprio con l’avvento della istituzione regionale con tutto il bagaglio della programmazione che si portava dietro col CRPE e con l’lBRES che la DC lucana si rigenerava sia al suo interno che nei luoghi di sue rappresentanze con propri soggetti e adepti. Una nuova generazione avanzava con idee salde nei principi fondanti del partito, ma con propositi rivolti ad un cambiamento sociale economico della regione sostenuti dal nuovo modello culturale improntato proprio sulla programmazione.Una generazione politica subito classe dirigente con responsabilità istituzionali e forte impegno nel partito che dette vita alla DC lucana,organizzata e diffusa in tutta la regione, ponendosi alla guida delle autonomie locali con programmi coordinati tra i rappresentanti locali e gli indirizzi suggeriti dal partito.Questa tipologia di cultura politica, in perfetta simbiosi tra il partito e la istituzione regionale,e che io ho avuto modo di vivere e sperimentare personalmente quando sono stato, all’interno del partito responsabile dell'”Ufficio programma DC”, ha segnato un passaggio di particolare interesse e vitalità nell’ambito del partito (anni 80 e inizio ’90).Convegni, incontri zonali, riunioni con le varie associazioni pubbliche e private su argomenti generali e settoriali, un fermento di attività polititiche e culturali come un vero e proprio laboratorio di formazione politica.Ricordo in particolare le discussioni e i confronti, all’interno del comitato di formazione politica, in relazione agli argomenti in pubblicazione sul quaderno di formazione politica “PERCORSI” e in particolare sull’Editoriale affidato a Tonino Colasurdo che,del giornale, era anche il direttore politico, mentre direttore responsabile era Grazia Napoli. All’interno della redazione c’erano G.Carelli, P.Continanza,V.De Filippo,R.Giuzio,C.Greggi,E.Ierace,E.Marchese,V.Santarsiero, G.Viggiano.Un gruppo di giovani particolarmente coeso impegnato politicamente e culturalmente, che si è successivamente distinto in varie discipline, dal giornalismo( G Napoli,C.Grenci,) alla stessa politica(V.DeFilippo).Questo gruppo di “seconda generazione”è contestualmente, con molta approssimazione, collocabile negli anni 80 e primi inizi anni 90,epoca in cui la segreteria provinciale e poi la regionale erano passate da Boccia Molinari,e gli stessi loro contemporanei luogotenenti (Boccia, D’Andrea,Lamorte ) avevano già varcato le soglie del parlamento. Questa generazione politica che – un po’ impropriamente definisco di “seconda generazione -“si pone in posizione di continuità con quella che ha curato la gestione delle prime legislature della nostra regione, all’indomani dell’arrivo della programmazione,quel tipo di nuova metodologia politica che è stata determinante per invertire le tendenze negative gravanti dalla nostra regione. Ci si riferisce a quella generazione che,ancora un po’ impropriamente,potremmo definire di “prima generazione”, ,collocabile contestualmente nel quindicennio 70/85, l’epoca di quella simbiosi, cui facevamo riferimento prima, quando.forze politiche e forze istituzionali marciavano su binario unico. Una storia questa, che anche sotto il profilo culturale,non è rimasta inosservata. Ne è testimonianza di tutto questo l’indagine “La Pianta e radici” di un celebre politologo americano,tal Robert Putnam, che in uno studio relativo al radicamento delle istituzioni in Italia evidenziava la particolarità di quella lucana dove il rapporto tra partito (DC) e Istituzione diventa una felice intuizione per una comune condotta politica. Uno studio uscito nel 1985 , oggetto di molte riflessioni, tra le quali una molto più approfondita, come quella di Romualdo Coviello, nel libro ” Caso Basilicata” uscito nel 1987.

Dr. Paolo Continanza

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