L’ESPERTO RISPONDE | Esenzione bollo auto, come funziona davvero? Facciamo chiarezza con il commercialista Nicola Papaleo

Da giorni, l’esenzione dal bollo auto e motoveicoli è l’argomento più letto e discusso dagli italiani. Una misura che ha inevitabilmente acceso l’attenzione di milioni di automobilisti, tra chi ha già iniziato a controllare i kilowatt riportati sul libretto di circolazione e chi prova a capire se, dal prossimo anno, potrà davvero risparmiare una delle spese fisse legate alla propria vettura.

Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei Ministri il 16 settembre, è contenuto nel decreto-legge n. 162 del 17 settembre 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore oggi, 18 settembre.

Per il 2027 viene introdotta l’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica per un solo veicolo (auto o moto) regolarmente assicurato. Per le autovetture alimentate, anche in combinazione con altra fonte di propulsione, a benzina o gasolio, il limite è fissato a 80 kW, poco meno di 109 cavalli. Non sono previsti limiti ISEE. Se una persona possiede più vetture che rispettano i requisiti, l’agevolazione viene riconosciuta su una sola auto, quella con la potenza più bassa.

I numeri spiegano perché il provvedimento abbia fatto così tanto rumore. Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, infatti, sono 24.608.867 le persone che possiedono almeno un veicolo con potenza entro gli 80 kW e che compongono quindi la platea potenzialmente interessata. In Basilicata (sempre fonte MIT) sono 223.972, a fronte di oltre 321mila veicoli sotto questa soglia. Per ora l’esenzione riguarda i versamenti in scadenza nel 2027, mentre l’obiettivo dichiarato dal Governo è rendere successivamente strutturale la misura.

Detta così sembra semplice. Quando però si passa dalla norma alla vita di tutti i giorni, i dubbi aumentano.

Quali auto rientrano davvero? Cosa succede se in famiglia ci sono due o tre vetture? Cambiare l’intestazione può essere conveniente? E come funziona per ibride ed elettriche, partite IVA, leasing e noleggio a lungo termine? Senza dimenticare la domanda che probabilmente interessa più di tutte: quanto si risparmia concretamente?

Per fare chiarezza ne abbiamo parlato con Nicola Papaleo di Lauria, Dottore Commercialista da oltre quindici anni e docente di materie economiche, abituato nella sua attività didattica ad affrontare gli aspetti civilistici, contabili e fiscali dell’impresa partendo anche da esempi pratici.

Dottor Papaleo, partiamo dall’identikit dell’auto. Il limite fissato dal Governo Meloni è di 80 kW. Se parliamo di modelli di tutti i giorni, quali sono le auto e le moto che rientrano in questo taglio e quali invece restano escluse? “L’auto esentata dal bollo 2027, nella maggior parte dei casi, è una city car come la diffusissima Fiat Panda, un’utilitaria come la Toyota Yaris o una compatta come la Fiat Tipo. Questo in linea teorica, perché il decreto-legge fa riferimento unicamente al limite di 80 kW: se sul punto P.2 del libretto di circolazione è riportato un valore superiore, si è fuori. Per le due ruote il principio è analogo. I ciclomotori, ovvero i comuni “cinquantini” con potenza massima di 4 kW, come il Vespino, vi rientrano sempre, così come la maggior parte dei motocicli fino a 80 kW, in linea di massima quelli fino a 900 cc. Va però ricordato che la cilindrata non è il parametro di riferimento”.

Il Governo presenta questa misura come un aiuto alle famiglie e a chi utilizza ogni giorno auto di piccola e media potenza. Dal suo osservatorio, l’esenzione basata solo sui kW è davvero un criterio equo per aiutare chi ha meno disponibilità economica o si rischia di agevolare anche chi ha redditi alti ma guida semplicemente una macchina piccola? “I kW come unico criterio per “abbonare” il bollo auto, senza agganciarlo ad alcun indicatore patrimoniale o reddituale, agevolano inevitabilmente anche soggetti abbienti che possiedono piccole auto. La ratio della norma è comunque quella di dare un aiuto generalizzato a chi possiede auto piccole o medie, compreso chi potrebbe acquistare o avere in garage anche un’altra vettura più grande e potente”.

C’è un paletto molto chiaro: l’esenzione vale per un solo veicolo a persona. Se in una famiglia ci sono tre auto, ma sono tutte intestate allo stesso genitore, cosa succede? Si paga sulle altre due? “Esattamente. L’agevolazione vale per un solo veicolo per proprietario e, in caso di più auto o moto idonee, si applica a quella con la potenza più bassa, a condizione che sia assicurata”.

A questo punto scatta l’idea del “trucchetto”: conviene fare un passaggio di proprietà e intestare le altre auto a moglie o figli per azzerare il bollo di tutta la famiglia? Ci sono rischi con il Fisco? “Considerando i costi medi di un passaggio di proprietà, variabili indicativamente dai 400 ai 700 euro in base ai kW, alla provincia di residenza e soprattutto all’agenzia, questi passaggi potrebbero portare a un risparmio nel giro di alcuni anni. Bisogna però fare attenzione: l’intestazione fittizia comporta rischi sia di natura fiscale sia civilistica. L’onere di provare che si tratti di un’operazione simulata, fatta cioè esclusivamente per ottenere vantaggi non dovuti, è comunque a carico dell’ente che muove la contestazione”.

Passiamo a chi usa l’auto per lavorare. Chi ha una partita IVA, un professionista, un artigiano o chi utilizza il noleggio a lungo termine potrà beneficiare dell’esenzione oppure la misura è riservata solo ai privati? “La misura è rivolta a tutte le persone fisiche, comprese quindi quelle che hanno una partita IVA individuale collegata al proprio codice fiscale, con esclusione dei veicoli intestati a società e altri enti. Si estende anche a chi utilizza un veicolo in leasing o a noleggio se il contratto prevede il bollo a suo carico”.

Cosa succede invece a chi ha già un’auto elettrica, ibrida o usufruisce dell’esenzione prevista dalla Legge 104? Questo nuovo beneficio si somma o modifica le agevolazioni già attive? “Il testo del decreto non include le auto elettriche che, dopo l’esenzione prevista per i primi cinque anni, dal sesto sarebbero obbligate, paradossalmente, a pagare il bollo. Alcune Regioni, come Piemonte e Lombardia, ne garantiscono comunque l’esenzione totale permanente Per le ibride conta la potenza del motore termico riportata sul libretto, anziché la potenza complessiva dichiarata dal costruttore che comprende anche l’apporto elettrico in kW. Può quindi accadere che una full hybrid da 160 CV rientri nell’esenzione mentre un’auto da “soli” 110 CV ne resti esclusa. Le attuali agevolazioni previste dalle singole Regioni per le ibride variano dall’esenzione totale alla riduzione del bollo. Nulla cambia, invece, per i veicoli destinati alla mobilità dei soggetti con disabilità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 104/1992, che nei casi previsti usufruiscono già dell’esenzione permanente”.

La paura principale dei cittadini è la burocrazia. Dal 2027 dovremo presentare domande online, fare file ai CAF oppure lo sconto sarà totalmente automatico nei sistemi dell’ACI? “Le norme attuative dei prossimi mesi chiariranno se l’applicazione sarà automatica oppure se andrà effettuata una specifica comunicazione”.

La misura scatterà nel 2027. Chi ha il bollo in scadenza negli ultimi mesi del 2026 deve pagare normalmente? C’è il rischio di pagare due volte o di dover chiedere rimborsi? “L’esenzione riguarda i versamenti con scadenza tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027. Il decreto è entrato in vigore oggi, 18 settembre, con la pubblicazione in Gazzetta avvenuta ieri. Bisognerà comunque seguirne l’iter parlamentare di conversione e le successive disposizioni applicative”.

Facciamo i conti in tasca ai cittadini: per una classica utilitaria da 60, 70 o 80 kW, quanto si risparmia concretamente all’anno? È un taglio che sposta davvero l’economia di una famiglia? “Il risparmio va indicativamente da circa 150 fino a 240 euro per auto con queste potenze. È sicuramente un importo contenuto ma, in un periodo di costante aumento dei costi domestici – dagli alimentari alle utenze fino al carburante – una famiglia media può comunque ritrovarsi qualcosa in più in tasca da destinare a queste necessità”.

La misura comporta un impegno di oltre 2 miliardi di euro per compensare le Regioni del mancato gettito. Secondo lei, da tecnico, è sostenibile a lungo termine per il nostro bilancio o esiste il rischio che per coprire questo taglio si debba intervenire altrove? “La nuova esenzione del bollo 2027, che con la prossima legge di Bilancio dovrebbe diventare permanente, parte da risparmi certificati del PNRR, ai quali saranno integrate risorse dirette del bilancio statale da trasferire alle Regioni. Più che l’aumento delle imposte statali, il rischio concreto, secondo me, è legato a un eventuale mancato, tardivo o incompleto trasferimento delle risorse alle Regioni che, pur dovendo essere compensate per i mancati introiti, potrebbero trovarsi a ridurre la qualità dei servizi offerti, a partire da quelli sanitari. Basti pensare ai trasferimenti Stato-Comuni che, anche in seguito ai tagli della spending review, hanno ridotto gli introiti degli enti locali, molto spesso costretti a intervenire sui servizi primari”.

Un’ultima battuta: qual è il primo consiglio pratico che si sente di dare oggi a un automobilista che sta leggendo questa intervista? “Prima di tutto, consultare il punto P.2 del libretto di circolazione. Poi valutare con attenzione costi e benefici della propria auto, sia in fase di acquisto sia durante l’utilizzo, per evitare un mantenimento troppo oneroso e, allo stesso tempo, contribuire a respirare un’aria più pulita”.

Alla fine, dunque, il primo passo non passa da calcoli complicati né da interpretazioni della norma. Passa da un gesto molto più semplice: prendere il libretto dell’auto e cercare quella sigla, P.2. È lì, in pochi centimetri di carta, che milioni di automobilisti possono trovare la prima risposta.

Per tutto il resto servirà attendere che il decreto completi il suo percorso e che vengano definiti gli aspetti applicativi. Perché tra l’annuncio di un’esenzione e il momento in cui il bollo smette davvero di essere una voce nel bilancio di una famiglia ci sono norme, eccezioni e dettagli che fanno la differenza.

Intanto, però, una cosa è certa: dopo anni in cui il bollo è stato semplicemente una scadenza da segnare sul calendario, oggi per milioni di italiani è diventato qualcosa da controllare. E quel “P.2” sul libretto non era mai stato così interessante.

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