Lettere al Direttore: ‘Al Muraccione non si dormono sonni tranquilli’

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO la lettera inviataci dai fratelli Papa a due mesi dalla frana che sta interessando il quartiere Muraccione. Nella missiva, Pino e Francesco Papa sollecitano interventi urgenti e raccontano la difficile situazione di chi vive da anni nello storico quartiere del rione Superiore del centro valnocino

LAURIA (PZ) – Al Muraccione non si dormono sonni tranquilli. L’unica a riposare tranquillamente, almeno per il momento, è la frana che due mesi fa ha interessato la rupe dove sorge lo storico quartiere del rione Superiore di Lauria.

Due mesi. Due mesi da quando le famiglie, in un freddo pomeriggio di una tristissima domenica di inizio Gennaio, furono costrette ad abbandonare nuovamente la propria casa. Nuovamente, sì. Perché vi erano rientrate da soli sei anni, dopo l’allontanamento post-sisma 1998 durato sedici anni.

Sedici anni … Per avviare i famigerati P.I,R. (Programmi Integrati di Recupero) che dovevano consolidare e mettere in sicurezza il costone … senza i quali non si poteva procedere alla ristrutturazione delle case … senza i quali le famiglie sgomberate non potevano rientrare nelle proprie abitazioni, così da ritrovare un po’ di quella normalità quotidiana, di cui, mai come in questo periodo, tutti hanno imparato ad apprezzare la preziosa importanza.

Sei anni. Da vivere, al sicuro, nella propria casa, ristrutturata e consolidata grazie agli interventi previsti, “eseguiti e collaudati”, dai P.I.R.  Sei anni da vivere tra il calore e l’affetto del vicinato del proprio quartiere … al sicuro, nella casa gonfia di calore e zeppa di ricordi … dove hanno vissuto i genitori … dove, magari, si è nati e si vorrebbe anche morire, come desiderava il Padron ‘Ntoni de I Malavoglia. La casa, anche senza nespolo davanti la porta, non ha solamente un indubbio valore economico. La casa di proprietà, per gli Italiani ed ovviamente anche per i laurioti, è un Bene con la “B” maiuscola perché ha un inestimabile  valore affettivo. È sicurezza, memoria, calore …

 Sedici anni di forzato allontanamento. Sei anni di ritrovata normalità. E da due mesi … punto e a capo! Un film già visto! Appena dopo la frana, attenzione da parte dei media e dell’Amministrazione comunale, qualche promessa, una lettera accorata (senza risposta) all’Assessore regionale Merra,  un incontro pubblico per fare il punto sulla situazione, per una richiesta (finora disattesa) da parte dei cittadini interessati di poter visionare la documentazione dei famigerati P.I.R., qualche abboccamento informale …

Ma, soprattutto, l’indicibile dolore di chi ha dovuto lasciare la propria casa, di chi ha dovuto cercarne un’altra, sobbarcandosi nuove ed ulteriori spese impreviste e non coperte dai ristori … E poi la rabbia e l’indignazione per un Paese che non sa cosa sia la cultura della prevenzione, l’amara consapevolezza delle lungaggini politiche e burocratiche nell’avviare opere destinate, molto probabilmente, a rimanere sulla carta per un’atavica mancanza di fondi, l’intima constatazione che è preferibile, pure per chi è ateo, affidarsi alla preghiera anziché confidare nella tempestività e nell’efficienza dell’agire umano … La tristissima considerazione, che non si vuol fare neppure nell’inconscio, che nella propria, amata casa … non si rimetterà più piede.

Ma anche la speranza che il recente finanziamento attribuito ai comuni della Basilicata, tra cui Lauria, per un magico colpo di fortuna possa riguardare anche il Muraccione.

Sarebbe un intervento che farebbe dormire  sonni più tranquilli ai proprietari delle case interessate dalla frana al quartiere. 

Ed anche a coloro che continuano a viverci e che temono che la frana si risvegli. Facendo venire gli incubi, in mancanza di un serio e tempestivo intervento, a tutto il rione Superiore di Lauria.

Pino e Francesco Papa