Libera Basilicata e la comunità di Castelluccio Superiore non dimenticano l’agente Tammone

CASTELLUCCIO SUPERIORE (PZ) – Il 10 luglio 1996 l’Agente Scelto della Polizia di Stato veniva ucciso a Potenza nel corso di un conflitto a fuoco con un pluripregiudicato.

A 25 anni dalla sua barbara uccisione Libera Basilicata con la comunità di Castelluccio Superiore ha voluto ricordarlo con l’intitolazione di una targa e un murales a lui dedicato.

Lo abbiamo fatto insieme nel nome di Francesco, non solo per fare #memoria e rendere omaggio a quanti sono stati uccisi per mano delle mafie, ma per rinnovare una promessa, quella che 26 anni fa Libera e Don luigi Ciotti, a nome di tutti noi, fece alla a mamma Saveria, che perse suo figlio #RobertoAntiochia anche lui agente della Polizia di Stato, ucciso con il commissario Ninnì Cassarà nell’agosto del 1985.

Fare memoria significa non solo dare dignità alla vita di quanti, come Francesco hanno sacrificato la loro vita nel nome della #legalità e della giustizia, ma condividere con chi resta il dolore, farsi eco della loro storia e memoria viva tra le nuove generazioni.

Fare memoria nel nome di Francesco, significa ricordar che la #Basilicata non è terra felice, immune dal fenomeno mafioso, ma è terra “bellissima e disgraziata”, infetta anch’essa dalla #criminalitàorganizzata e ancor più dalla mentalità mafiosa che ti fa girare lo sguardo dall’altra parte, che ti fa restare in silenzio, quel silenzio che, come diceva Peppino Impastato è mafia.

La morte di Francesco non solo ci ha messi dinanzi all’amara verità che in questa terra c’è #mafia, con i suoi clan, i suoi traffici, i suoi killer, ma ci ha sbattuto in faccia le nostre responsabilità. L’assassinio di Francesco ci ha ricordato che siamo in guerra in tempo di pace, una guerra che vediamo combattere ogni giorno dagli uomini delle forze dell’ordine e dalla magistratura. Una guerra che come ha ribadito il Procuratore Capo della Repubblica Francesco Curcio in commissione antimafia, necessita di una presenza dello stato più massiccia come la DIA.

Ma questa guerra non dobbiamo, non possiamo, delegarla solo agli uomini dell’Arma, alla Polizia e ai magistrati. Questa guerra ha bisogno di soldati, e tutti, ognuno di noi si deve sentire coinvolto e in dovere di fare la propria parte.
Ed è questo principio che Francesco Tammone con il suo sacrificio ci ha ricordato.
Francesco Tammone non è un morto qualunque.
Francesco Tammone è un Uomo di Stato ucciso per mano della criminalità organizzata di #casanostra. Francesco Tammone è uno dei tanti eroi involontari #antimafia, medaglia d’oro al valor civile e prima 𝒗𝒊𝒕𝒕𝒊𝒎𝒂 𝒊𝒏𝒏𝒐𝒄𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒅𝒊 𝒎𝒂𝒇𝒊𝒂 riconosciuta in Basilicata.

Coltivare la sua memoria, e quella delle tante vittime di mafia è un dovere di tutti, nessuno escluso, ed oggi più che mai, è un vaccino prezioso contro l’indifferenza e l’illegalità. Riappropriarci del nostro passato, raccontando la storia dei nostri figli, fratelli, padri caduti per mano delle mafie, serve a farlo diventare avvenire per tutti.

Dobbiamo farci costruttori del nostro avvenire, con decisione, con fermezza, con serenità, con amore e con speranza.
L’agente scelto della Polizia di Stato Francesco Tammone è figlio, fratello di tutti, e noi abbiamo il dovere morale di difenderne il ricordo, con lo stesso amore e senso del dovere che spinse Francesco a sacrificare la sua vita per difendere la vita del suo collega.

Noi continueremo a vigilare, ci prenderemo cura del suo nome, della sua storia, e del ricordo del suo sacrificio, continueremo senza sosta ad inondare tutte le nostre realtà di semi di fiducia e di speranza con il nostro impegno e con segni concreti.
Solo cosi potremo avere certezza che la memoria di Francesco sia per sempre viva.