LAURIA (Potenza) – A quattordici anni Eleonora Carluccio sa già cosa significa organizzare una giornata in funzione del calcio. Ci sono i chilometri da percorrere, gli allenamenti, le partite, lo studio da incastrare e qualche uscita con gli amici alla quale bisogna rinunciare. Sa anche un’altra cosa: quando sei una ragazza e giochi insieme ai maschietti, a volte devi conquistarti persino un passaggio.
A lei è successo. E ha reagito come fa spesso in campo: “Sono molto testarda. Più mi provochi, più do il meglio di me!“.
Oggi per Eleonora comincia una fase nuova. Dopo essere cresciuta nella squadra del suo paese, l’FC Avis Lauria, aver vissuto un’esperienza con la Roma ed essere entrata nel percorso federale della FIGC, è arrivata la Salernitana Women. Nuova squadra, nuove compagne, un ambiente tutto da conoscere. C’è entusiasmo, certo. Ma c’è anche paura. E lei non ha problemi ad ammetterlo.
Per capire come sia arrivata fin qui, però, bisogna tornare indietro di dieci anni.
Eleonora ne aveva quattro e a un campo di calcio era arrivata seguendo suo fratello: “Lui giocava e l’ho seguito a un open day. Lì ho conosciuto mister Giovanni Battafarano, che mi ha subito voluta nella sua squadra (l’Avis Lauria, ndr). Da quel giorno non ho più smesso di giocare“.
È cominciato tutto così. Eleonora, a cuore aperto, si racconta in poche parole: “Sono una ragazza solare, che ama stare con tante persone“. Il pallone, però, è entrato talmente presto nella sua vita da diventare quasi una presenza abituale.
Da bambina le bastava dire che giocava a calcio per vedere qualche faccia sorpresa. Lei aveva trovato un modo molto semplice per rispondere: “Mi chiedevano: “Giochi a calcio?”. Io prendevo il pallone e iniziavo a palleggiare“. In fondo, la risposta era tutta lì.
Con l’FC Avis Lauria è cresciuta. Allenamenti, partite, vittorie, sconfitte e soprattutto tanti anni trascorsi in mezzo ai ragazzi. Dei ricordi con l’Avis non riesce a sceglierne uno soltanto: “Ce ne sono tanti. I festeggiamenti tutti insieme dopo una vittoria oppure le trasferte, che sono un vero divertimento“.


Giocare quasi sempre con i maschi, però, non è stato sempre semplice: “Noi calciatrici dobbiamo sempre dimostrare di essere all’altezza. Dentro e fuori dal campo, ho dovuto dimostrare di essere come loro, altrimenti la palla non me la passavano. Ricordo una partita in cui si erano accaniti contro di me. In quel momento ho tirato fuori ancora più grinta. Sono molto testarda: più mi provochi, più do il meglio di me!“.
Il carattere, evidentemente, non le manca. Intanto, nel corso del tempo, il pallone ha cominciato a portarla anche fuori da Lauria. Nel giugno del 2024 è arrivato il provino con la Roma al Centro di Preparazione Olimpica. Poi il percorso con la FIGC: l’Under 15 femminile del Centro Federale Territoriale Potenza-Viggiano e la selezione territoriale Magna Grecia, con la partecipazione al torneo nazionale “Calcio+15” di Tirrenia.


Allenamenti diversi, altre ragazze con cui confrontarsi, un livello che cresce. È attraverso queste esperienze che Eleonora ha iniziato a guardare al calcio con occhi un po’ diversi: “Ho capito che non era più soltanto un divertimento quando ho iniziato a vivere esperienze più importanti. Mi hanno dato tanta gioia e mi hanno fatto sentire soddisfatta di me stessa“.
Poi c’è tutto quello che non compare in una convocazione. Gli spostamenti, per esempio. E nel suo racconto tornano spesso. Perché Eleonora non affronta tutto questo da sola: “La mia famiglia fa tantissimi sacrifici. I miei fratelli aspettano anche giornate intere, mia madre mi accompagna a giocare e per realizzare questo mio sogno facciamo molti chilometri. Forse è questo il sacrificio più grande. Poi devo riuscire a conciliare tutto con lo studio e non sempre vengono capiti i sacrifici che faccio“.
Il calcio significa anche rinunciare a qualcosa. A quattordici anni gli amici escono, ci si organizza all’ultimo momento, si fanno programmi. Non sempre Eleonora può esserci: “Cerco di fare tutto, ma tante volte devo rinunciare alle uscite. Per il calcio va bene così“.
Adesso la strada porta a Salerno. Da qualche tempo Eleonora aveva cominciato a sentire il bisogno di cambiare: “Ci pensavo molto spesso. Ho sentito la necessità di far parte totalmente di un vero gruppo squadra femminile. Così, quando ho ricevuto la chiamata della Salernitana per un provino, ho accettato subito. Sono rimasta colpita dal trovare nelle altre ragazze la mia stessa grande passione“.

Lasciare l’ambiente nel quale sei cresciuta, però, significa ricominciare. E quando le si chiede cosa provi davanti a questo cambiamento, Eleonora non cerca la risposta giusta: “Ho tanta paura perché per me è tutto nuovo. Ma ora è arrivato il tempo di fare dei cambiamenti“. Una frase semplice. E forse proprio per questo dice molto.
Il calcio, racconta, l’ha resa “sicura e molto determinata“. Una sicurezza che probabilmente si è costruita anche tutte le volte in cui ha dovuto prendere quel pallone e far vedere di poter stare in campo insieme agli altri.
Oggi, se incontrasse una bambina di cinque o sei anni che vuole giocare a calcio ma teme di essere presa in giro, saprebbe cosa dirle: “Non c’è cosa più bella. Non bisogna tener conto di chi dice che una bambina non può giocare. Anzi, deve servire da stimolo“.
Quando si parla di modelli, Eleonora non ha dubbi: Neymar. Chi segue il calcio, conosce il talento sopraffino del campione brasiliano. “Mi fanno impazzire le sue skills“.
La risposta cambia completamente quando le chiediamo quale sia il suo sogno più grande. Niente Serie A, grandi stadi o maglie prestigiose: “Divertirmi e riuscire a essere un esempio per le bambine che, come me, amano il pallone“.
E mentre il calcio intorno a lei cambia, c’è qualcosa che vorrebbe rimanesse esattamente com’è: “Mi reputo una ragazza semplice e spero che questa parte del mio carattere non mi abbandoni mai“.
Alla fine, proviamo a immaginarla tra dieci anni. Senza chiederle dove giocherà o quale categoria avrà raggiunto. Solo che persona vorrebbe essere. E la risposta torna alla famiglia: “Mi vedo autonoma e realizzata. Spero di poter ricambiare tutti i sacrifici che la mia famiglia ha fatto per me. Non potrò mai ringraziarla abbastanza per tutto quello che mi ha insegnato e dato“.
Dove arriverà Eleonora con un pallone tra i piedi oggi non può saperlo nessuno. E a quattordici anni non è neppure così importante. C’è una nuova avventura da vivere, insieme all’entusiasmo e alle paure che porta con sé ogni cambiamento. Il resto verrà un passo alla volta.
Intanto, vuole continuare a divertirsi. E magari, mentre rincorre il suo sogno, mostrare a qualche altra bambina che quel pallone può essere anche il suo.











































