L’ordalia del sorteggio

EDITORIALE – Mi sono appassionato anche io all’idea del sorteggio dei Parlamentari.


Ho, peraltro, scoperto che esiste una vasta letteratura scientifica sul tema e, quindi, immagino che non sia in assoluto una questione del tutto banale.


Mi frega il pregiudizio, lo ammetto e, quindi, dubito di qualsiasi proposta che provenga da un capo carismatico di un movimento populista allo sbaraglio.


È ovvio che se non credi nella democrazia rappresentativa e se per te uno vale l’altro, il sorteggio dei Parlamentari può essere una soluzione ottimale non solo per i costi della politica ma anche per abbattere definitivamente il ruolo della politica e degli elettori.


Come ci si può appassionare alla politica se poi è un sistema del tutto casuale quello che decide chi sarà il Legislatore?


Che senso avrà discutere, come si potrà dire ai giovani di impegnarsi, di informarsi, di partecipare se non avranno alcuna certezza di poter incidere con la loro azione sulla vita civile e politica del Paese?

Già sento le sirene del popolo anticasta: “è tutto un magna magna… Peggio di così non può andare…” e altre amenità di tal fatta.


E allora chiedo a questi cittadini, sicuramente molti in perfetta buona fede, di immaginare il futuro e di estendere il metodo anche ad altre situazioni.
Del resto se il sorteggio va bene per la tenuta democratica, se va bene rinunciare al diritto di voto conquistato con il sangue, perché non dovrebbe andare bene anche per decidere, che so, il medico o l’insegnante di vostro figlio?


Ogni cinque anni si sorteggia tra tutti i cittadini maggiorenni un congruo numero di soggetti che saranno i vostri dottori, i vostri dentisti, i vostri avvocati, insegnanti, giudici, poliziotti e infermieri, elettricisti ed idraulici, muratori e contadini.


Se non serve la competenza, se non serve nemmeno la passione o l’ideale e la volontà per essere parlamentari e decidere le sorti del Paese, queste qualità non dovrebbero servire a maggior ragione per decidere le sorti del singolo che si affidi ad un professionista per la risoluzione di un suo problema personale o per fare funzionare un impianto elettrico.
Se uno vale l’altro per scrivere la Legge, uno vale l’altro anche per amministrare la Giustizia, o curare i malati o insegnare la matematica, progettare un ponte o pilotare un aereo.
Potrei citarvi Weber, ma non lo farò…


Dico semplicemente che la politica ha bisogno di impegno, di formazione, di competenza come qualsiasi altro campo dello scibile umano.


Chi vi dice che, in politica, uno vale l’altro vi sta solo prendendo in giro e vuole solo ridurre il potere e i diritti dei cittadini.