L’ospedale miraggio, come un’oasi nel deserto (del Qatar)

La surreale vicenda degli ospedali da campo per l’emergenza covid di Potenza e Matera – regalo primaverile dell’emiro del Qatar all’Italia, e poi del governo alla nostra regione – è approdata sui media nazionali, con un puntuale servizio del Tg1 che ben ha messo in evidenza la contradditorietà di quello che doveva essere uno strumento in più per affrontare la corrente recrudescenza dell’epidemia e invece si è trasformato in un impiccio di cui si fatica a vedere la risoluzione. 

Per chi ancora non lo sapesse, si tratta di cinque grandi tensostrutture che dovrebbero accogliere i contagiati sintomatici al di fuori delle mura degli ospedali cittadini dei due capoluoghi, già sotto pressione per la necessità di conciliare gestione dei casi epidemici con la normale degenza e attività diagnostica. Il problema è che al momento ci sono solo cinque capannoni (tre a Potenza e due a Matera), e nulla più. Di quelli che di solito si vedono alle feste di partito o alle fiere. Manca tutto l’apparato strutturale utile a far sì che quegli spazi diventino ospedali da campo operativi. Il che sarebbe più che necessario data la fase che la regione sta attraversando in relazione all’emergenza covid. 

Ironicamente si potrebbe dire che l’emiro ci ha rifilato il più classico dei “pacchi”: forse non sapeva come disfarsi di alcuni tendoni che usava per tenere i suoi cavalli e ha pensato bene di trasformali in un “regalo”. Ovviamente si scherza. Invece viene da piangere pensando al destino di queste strutture, catapultate sul sistema sanitario senza che però si sapesse bene che cosa farne.

Ora, di chi sarà la responsabilità del fatto che siamo ancora fermi al palo? Del ministero, che ha dirottato qui quel materiale? Della regione, che in cinque mesi non è stata in grado di allestire le strutture con tutto il necessario? Certo, è vero pure quello che dice l’assessore Leone: e cioè che se ti promettono in dono un “ospedale”, uno si aspetta che arrivi tutto il necessario. E invece ti arriva il kit della festa della birra (tra l’altro pure annullata a Potenza, beffa nella beffa). 

Rimane però un quesito: una volta scoperto il bluff, perché devastare un intero parcheggio che serviva ospedale e università? Perché abbattere decine e decine di alberi? 

Intanto l’emergenza è arrivata, e di nuovi posti non ne abbiamo. Almeno non legati agli ospedali da campo, mentre è notizia di oggi che 26 nuovi posti letto sono disponibili nell’ospedale San Carlo per la cura dei malati covid di “media gravità” (cioè quelli che hanno bisogno di cure ma non finiscono in terapia intensiva).

Per sistemare questa situazione, ora c’è bisogno di un ulteriore finanziamento pubblico. Per dotare la regione di una struttura che magari sarà funzionale a pandemia superata. In rischio di incorrere nello spreco di risorse è molto alto. Ma i vertici di via Anzio assicurano che tutto sarà pronto per metà dicembre, e che quelle strutture torneranno utili anche a epidemia superata. C’è da fidarsi? Vedremo. Intanto ne avremmo avuto bisogno ora. Vedremo se il tempo sarà galantuomo. Fino a ora, e pure ne è trascorso molto dalla cosiddetta “prima fase”, non lo è stato.