A cura di Riccardo Manfredelli
EDITORIALE – “Madres Paralelas”, film di Pedro Almodovar presentato all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è un thriller psicologico dalla sceneggiaturafittissima e talmente piena di porte girevoli che qualsiasi accenno alla trama potrebbe rivelarsi un incauto spoiler.
Tutto si gioca sull’evoluzione del rapporto tra due donne, Janis (Penelope Cruz) e Ana (Milena Smit) che, nel corso della narrazione, saggiano ogni sfumatura dello spettro relazionale che può intercorrere tra due persone: da conoscenti a rivali, da amanti e compagne di vita a complici.
Le vite di Janis e Ana si intrecciano per la prima volta nella corsia del reparto maternità di un ospedale di Madrid, partoriscono due figlie femmine lo stesso giorno, e torneranno ad impattare (anche violentemente a volte) a più riprese nel corso del tempo, che è il terzo, grande protagonista di “Madres Paralelas”. Tempo del quale protagonisti e spettatori della vicenda hanno una percezione diametralmente opposta: sullo schermo la storia pare esaurirsi nel giro di poche settimane, al di qua della sala sembra invece che per dipanare la matassa ci siano voluti anni.
Poco o tanto che sia, il tempo trascorso impone dei cambiamenti alle due madri parallele: ma se l’evoluzione di Janis passa tutta per la propria interiorità, il cambiamento di Ana ha un corrispettivo anche esteriore ed estetico e puntella il suo percorso in tre fasi: all’inizio del film la ragazza, inesperta e timorosa, ha i capelli lunghi, mentre a metà della pellicola la ritroviamo con un taglio androgino e un rinnovato colore di capelli che rivoluzionerà anche alla fine della storia a significare l’aver trovato un nuovo equilibrio.
L’evoluzione di Janis, dicevamo, è invece tutta interiore. E Penelope Cruz è bravissima, non deve stupirci dunque che la kermesse veneziana lo scorso settembre le abbia conferito la Coppa Volpi alla Miglior Interpretazione Femminile, nell’offrirci un caleidoscopio di emozioni, dall’orgoglio alla paura. Dal dolore alla resilienza.
“Madres Paralelas” spicca infine per la quasi totale assenza di personaggi maschili: gli uomini in questo film esistono solo nei racconti delle donne, sospesi tra l’esaltazione a figure simil-divine; dice Janis: “Mio padre era bellissimo. Era cubano, aveva gli occhi neri. Io non l’ho conosciuto, me l’ha raccontato mia nonna”; E i loro istinti più bassi e ferini. Racconta Ana: “Ero ad una festa. Il più bello della serata ha voluto scoparmi ma i suoi amici hanno minacciato di divulgare le immagini su internet se non l’avessi fatto anche con loro”.








































