EDITORIALE – Ho letto il libro “Mi chiamo Gianni” di Gianni Pittella e ho partecipato alla prima presentazione che si è tenuta al CAS di Lauria.
Tante e sentite le testimonianze, da remoto e in presenza, da parte di eminenti esponenti della politica locale, regionale, nazionale ed europea, dalle quali è emersa la figura di una personalità di grande spessore politico, culturale e umano.
E’ proprio su questo ultimo aspetto che voglio esprimere un mio spontaneo e sincero pensiero.

Gianni si è sempre distinto per i suoi modi educati, cortesi e gentili di approcciarsi alle persone, di entrare in relazione con tutti: la sua mano sempre tesa, pronta a una stretta amichevole e cordiale, è un segno caratteristico del suo modo di concepire il valore delle relazioni e dei rapporti umani. La capacità all’ascolto attento ed empatico dà all’interlocutore la sensazione di sentirsi compreso e considerato.
Intenso e profondo il rapporto che lo lega alla sua bella famiglia. Nel ringraziare la moglie Agata, si è rivolto a don Luigi Tuzio, parroco della Parrocchia San Giacomo, e gli ha chiesto:“Don Luigi, mi confermate quanto sia importante la serenità nella vita di una persona?”
Poi ha proseguito: “Io ho avuto la fortuna di sperimentare questa condizione dell’anima, grazie a mia moglie e ai miei due splendidi figli; il legame con Agata è stato essenziale nella nostra vita.”
E poi, non poteva mancare un pensiero affettuoso e amorevole per il fratello Marcello. Nel libro scrive: “Con Marcello ci siamo cresciuti insieme, abbiamo gioito e pianto insieme; l’infanzia, i giochi, la nostra famiglia divisa, le nostre passioni, la vicenda giudiziaria di nostro padre. Poi la politica, quasi sempre in sintonia, a volte limpidamente in distonia…abbiamo caratteri diversi, lui è un’auto scattante, pronta allo sprint, io sono un diesel.”

Gianni non si esime dal dichiarare il grande affetto che lo lega al fratello e di ricordare il loro reciproco supporto nel momento della sofferenza e della prova.
Leggendo il libro, nel capitolo dedicato alla famiglia, il lettore si immedesima nello stato di dispiacere e di sofferenza vissuto dai fratelli da bambini a causa della separazione dei genitori. Un dispiacere e una sofferenza in parte mitigati dal ricordo di mamma Laurita: “donna dolcissima, elegante, attenta, pronta a qualsiasi sacrificio, una donna e una mamma immensa.”

Il libro “Mi chiamo Gianni”, scritto a quattro mani con il giornalista Mario Lamboglia, è un racconto avvincente e appassionato della vita di Gianni, in gran parte dedicata alla politica, ma che offre anche spunti di riflessione sulla sua articolata e profonda sfera spirituale, emotiva e psicologica.









































