POTENZA – Le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Basilicata, Alessia Araneo e Viviana Verri, intervengono su quanto accaduto lo scorso 26 giugno nello stabilimento Stellantis di Melfi, dove il secondo turno è stato annullato pochi minuti prima dell’inizio delle attività per la mancanza di materiali, denunciando quella che definiscono «non una semplice disfunzione organizzativa, ma il sintomo di un modello industriale che considera il lavoro esclusivamente come un costo da comprimere».
Secondo le esponenti pentastellate, la comunicazione della sospensione è arrivata soltanto alle 13.45, quando molti lavoratori erano già entrati nello stabilimento. «Alcuni sono riusciti a rientrare nelle proprie abitazioni, altri invece sono rimasti bloccati in fabbrica, senza un mezzo per tornare a casa e senza alcuna responsabilità per quanto accaduto. È un’immagine che dovrebbe far riflettere prima di parlare di rilancio industriale: uomini e donne chiamati al lavoro e poi rimandati indietro come se il loro tempo, gli spostamenti e la vita familiare non avessero alcun valore».
Araneo e Verri condividono la posizione espressa dalla FIOM-CGIL, chiedendo che ai lavoratori sia garantita la piena tutela economica. «Chi è riuscito a tornare a casa deve essere coperto dagli ammortizzatori sociali, mentre chi è rimasto nello stabilimento a disposizione dell’azienda deve percepire l’intera retribuzione della giornata».
Per le consigliere regionali, tuttavia, il problema va ben oltre il singolo episodio. «Da troppo tempo le sospensioni dei turni vengono comunicate all’ultimo momento, trasformando l’organizzazione del lavoro in un’emergenza permanente. A questo si aggiungono, come riferiscono gli stessi operai, il progressivo peggioramento delle condizioni di lavoro, dalle criticità igieniche alle elevate temperature all’interno dello stabilimento».
Il Movimento 5 Stelle richiama inoltre la definizione utilizzata dalla FIOM di un lavoro ormai «a chiamata», nel quale «la disponibilità dei lavoratori diventa una variabile da attivare o interrompere in funzione delle esigenze produttive. Non è un modello industriale moderno, ma un sistema che scarica tutta la flessibilità e tutti i rischi su chi non ha alcun potere decisionale. Nessuno può organizzare la propria vita senza sapere fino a poche ore prima se lavorerà oppure no».
Per Araneo e Verri la causa strutturale delle continue fermate produttive è legata anche alla filiera di approvvigionamento. «Gran parte delle interruzioni deriva dalla mancanza di componenti prodotti al di fuori dell’area industriale di Melfi. Una filiera distante significa maggiore fragilità logistica, più difficoltà negli approvvigionamenti, più interruzioni della produzione e un ricorso sempre più frequente alla cassa integrazione. Rafforzare l’indotto locale non rappresenta una rivendicazione territoriale, ma una scelta strategica per garantire maggiore continuità produttiva e tutelare l’occupazione».
Infine, le consigliere chiamano direttamente in causa i vertici del gruppo automobilistico. «Il piano FaSTLane presentato da Stellantis, guidata da Antonio Filosa, parla di rilancio e investimenti per gli stabilimenti italiani, compreso quello di Melfi. Ma quelle presentazioni non raccontano ciò che è accaduto il 26 giugno, quando un operaio del secondo turno è rimasto nello stabilimento senza poter fare ritorno a casa. È in episodi come questo che si misura la distanza tra la Stellantis annunciata e quella reale. Ed è una distanza sulla quale Filosa è chiamato a dare risposte».









































