Madonna di Sirino: una fede che si rinnova tra culto e tradizione

LAGONEGRO (PZ) – Occhi colmi di commozione, lacrime che rigano i volti, sorrisi di pace. C’è chi prega, c’è chi ammira, c’è chi intona un atavico ritornello, c’è chi vuole imprimere nella memoria, con una testimonianza fotografica, quel momento. Ma tutti, a un certo punto, si ritrovano a fare, spontaneamente e simultaneamente, la stessa cosa: centinaia e centinaia di mani battono all’unisono. Uno scrosciante applauso annuncia che la Madonna della Neve del Monte Sirino ha fatto il suo ritorno nella città, per vegliare sui suoi figli e guidarli, come da secoli avviene, sulla strada del bene e della misericordia. È un tripudio di emozioni quello che si respira nel giorno in cui, a Lagonegro, si celebra la Madonna di Sirino. Un rituale secolare che, ogni anno, si ripete la terza domenica di settembre, rinnovando nello spirito dei fedeli un sentimento di devozione e identità al tempo stesso. La statua della Santissima Madre di Dio, la terza domenica di giugno, viene portata a spalla in processione fino alla sommità del Monte Sirino, dove, a 1908 metri di altezza, si erge la piccola chiesa a lei dedicata. Lì staziona per tutto il periodo estivo, e veglia sull’intera Valle del Noce. Il 4 e il 5 agosto, giorni in cui si celebra nel calendario liturgico la memoria della Madonna ad Nives, l’effige percorre, grazie ai fedeli, i sentieri che portano da una cresta all’altra del Sirino. Giunti al tramonto dell’estate, la terza domenica di settembre, la sacra statua ripercorre il tragitto al contrario: prima ancora che il sole spunti, lascia la chiesa in cima al monte, dopo 6 km si ferma in località Brusco, dove un’altra suggestiva cappella a lei dedicata la accoglie con una Santa Messa, e poi riprende il suo percorso fino a Lagonegro. Qui la Madonna di Sirino dimorerà per tutto il resto dell’anno, fino al prossimo giugno, quando di nuovo si ripeterà l’ancestrale rituale sacro. La processione si articola in un percorso unico e dal paesaggio incantevole, tra antichi sentieri, piante ed alberi secolari, natura incontaminata, vedute che si aprono sull’immensità della Valle e sul mare, e offrono alla vista e al cuore una eccezionale sensazione di contatto con il cielo e di conciliazione con il mondo circostante. Alla cerimonia prendono parte, di anno in anno, tantissimi pellegrini che giungono da ogni dove per accompagnare la Madonna e consegnarle le proprie preghiere. Quest’anno il ritorno in città è avvenuto il 21 settembre. Ad accogliere l’ingresso della Santa effige nella chiesa di San Nicola, come sempre, c’è stata una moltitudine di gente. La Santa Messa è stata officiata da Monsignor Salvatore Ligorio, vescovo emerito metropolita della città di Potenza e da don Gianluca Bellusci, parroco della parrocchia di San Nicola di Bari di Lagonegro. Significativa è stata la presenza delle istituzioni civili di tutti i paesi limitrofi, che sono raccolti, in un unico grande abbraccio, da una delle cime più altre dell’Appennino Lucano.

Il culto della Regina e Protettrice della città di Lagonegro ha origini antichissime, che risalgono al XVII secolo. Nel 1629, infatti, fu costruita la chiesa sulla sommità del monte Sirino, per volontà del sacerdote di Lagonegro don Ascanio Grisolia. Una suggestiva tradizione vuole che un pastore trovò, tra la neve che d’inverno copre di bianco candore la montagna lucana, un’effige della Madonna delle Nevi. Subito dopo la costruzione del luogo di culto, il sacerdote Grisolia istituì una confraternita di laici, detta “Schiavi della Misericordiosissima Vergine Maria, Avvocata dei peccatori”. Questi avevano il compito di portare a spalla, nel tempo estivo, la statua indorata della Madonna, dal paese al santuario, e di riportarla poi in paese prima dell’inverno. Papa Giovanni Paolo II, nella sua visita pastorale in Basilicata avvenuta 1991, si espresse così circa il luogo di culto della Madonna di Sirino:

«La vostra Regione è Terra benedetta da Maria. I numerosi santuari che la punteggiano sono meta costante del popolo di Dio che, pellegrino ai piedi della Vergine, trova in Lei pace e sostegno nella vita cristiana. Mi piace ricordare alcune di queste oasi di meditazione e di pietà mariana, nelle quali la Madre di Dio è venerata sotto vari titoli. Nella Diocesi di Tursi-Lagonegro: Maria Regina di Anglona a Tursi, Maria SS.ma del Sirino a Lagonegro e la Madonna del Pollino a San Severino Lucano». Per questo motivo, mons. Rocco Talucci, allora vescovo di Tursi-Lagonegro, decise di

dichiarare la Chiesa della Madonna della Neve quale Santuario Diocesano ad attestarne la natura di luogo privilegiato di devozione, di culto e di spiritualità. La statua che oggi viene condotta in processione risale al 1915, e fu eseguita in sostituzione dell’originale, molto più antica (probabilmente del 1700), per evitare che quest’ultima si deteriorasse nel corso dei continui spostamenti. La Beata Vergine segue l’iconografia della Theotokos (Madre di Dio): seduta in trono, sorregge tra le sue braccia Gesù “frutto del Suo seno benedetto”. Il bambino con una mano regge il globo crocesignato, con l’altra benedice. La Madonna mostra con la mano destra il modello del Santuario del Sirino, indossa un abito rosa ed è avvolta da un manto azzurro trapuntato di stelle, le stesse che illuminano il cielo terso delle notti d’agosto sul Monte Sacro. la devozione per Santa Maria ad Nives risale, nella tradizione cristiana, al 353 d.C quando, sotto il pontificato di papa Liberio, una neve miracolosa tra il 4 e il 5 agosto, ricoprì la sommità dell’Esquilino, indicando, a seguito di un sogno, a un nobile e ricco patrizio romano di nome Giovanni e a sua moglie, dove costruire, con la loro devozione, una chiesa a lei dedicata. Un filo invisibile, fatto di fede e spiritualità, culto e tradizione, unisce simbolicamente il culto della Madonna di Sirino a quello della Madonna di Viggiano, Patrona e Protettrice della Basilicata: “Si parti la Madonna di Sirinu vai a trovani chedda r’i Viggianu/ pi cumpagnia si purtava la luna, li stelli ri ampia lu cielu a manu a manu”.

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