Matera, la GdF sequestra cantiere dell’“ex Hotel Palace”: cinque indagati per presunti abusi edilizi

MATERA – Sequestro preventivo per un fabbricato residenziale in corso di realizzazione a Matera, nell’area del Centro Direzionale – Sub-Comparto 2C, in piazza Bianco, noto come “ex Hotel Palace”.

Il provvedimento è stato eseguito nella mattinata odierna dai militari della Guardia di Finanza – Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Matera – su disposizione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Matera, ai sensi dell’articolo 321 del codice di procedura penale.

Il sequestro si inserisce in un procedimento penale che vede indagate cinque persone, ciascuna in relazione al ruolo ricoperto nella committenza, nella presentazione dei titoli abilitativi, nella progettazione e direzione dei lavori e nell’esecuzione dell’opera. Tra gli indagati figurano i legali rappresentanti della società proprietaria e delle imprese esecutrici, oltre al tecnico progettista-asseveratore e direttore dei lavori.

Le ipotesi di reato

Le contestazioni, allo stato delle indagini, riguardano l’esecuzione di lavori edilizi in totale difformità e comunque in assenza di valido titolo abilitativo, in concorso tra più soggetti. Per le imprese esecutrici viene inoltre ipotizzata la cooperazione colposa nell’ambito di condotte riconducibili alla disciplina della S.C.I.A., con riferimento ad attestazioni e asseverazioni tecniche e alla rappresentazione dei presupposti di legge prospettati all’amministrazione procedente.

L’inchiesta trae origine da verifiche sulla legittimità urbanistico-edilizia dell’intervento, anche a seguito di segnalazioni istituzionali, relative a una costruzione di rilevanti dimensioni in piena area centrale, con potenziale impatto significativo sul contesto urbano e sul carico urbanistico.

I titoli edilizi e le difformità contestate

Secondo quanto richiamato nel provvedimento del G.I.P., l’intervento sarebbe stato assentito attraverso una sequenza di titoli abilitativi progressivi: due S.C.I.A. alternative al permesso di costruire, presentate nel marzo e nell’ottobre 2023 dalla società originaria, e una successiva S.C.I.A. ordinaria del dicembre 2024, intestata al nuovo proprietario e qualificata come variante.

Gli accertamenti tecnici evidenzierebbero difformità rilevanti rispetto ai parametri urbanistici consentiti:

  • 12 piani fuori terra a fronte di un massimo autorizzabile di 10;
  • una Superficie Lorda complessiva di circa 9.445 metri quadrati, a fronte di un limite di 6.366,73 metri quadrati (eccedenza di oltre 3.000 metri quadrati);
  • un’altezza complessiva di circa 38,40 metri, superiore di circa 2,40 metri rispetto al limite di 36 metri.

Le ragioni del sequestro

Il provvedimento cautelare tiene conto del fatto che l’edificio non risulta ancora ultimato: dai sopralluoghi emergerebbero la presenza di impalcature e l’assenza di rifiniture interne. Secondo il giudice, sussisterebbe il rischio di prosecuzione dei lavori e di ulteriore aggravamento delle conseguenze dei reati ipotizzati.

Anche in caso di completamento dell’opera, viene evidenziato il possibile pregiudizio per il regolare assetto del territorio e per il carico urbanistico, considerata la volumetria dell’edificio e l’incremento abitativo previsto, con ricadute sulle infrastrutture e sui servizi cittadini, dalle reti idriche ed energetiche alla gestione dei rifiuti.

La vicenda assume particolare rilievo pubblico per l’ubicazione e la consistenza dell’intervento, trattandosi di una costruzione di grandi dimensioni in un’area centrale della città, con evidente incidenza sul tessuto urbano.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari: le ipotesi accusatorie dovranno essere verificate nel contraddittorio tra le parti nelle sedi competenti. Gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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