Nemoli (PZ) – Riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota di Gerardo Melchionda.
Il Fiume Noce sta morendo, muore perché i depuratori comunali non funzionano sempre e tutti, muore perché le sue acque sono sottratte per scopi economici, muore perché è dimenticato, muore perché è stato trasformato in un immondezzaio. Se si percorre il fiume a piedi, lungo il corso si incontra di tutto, i rifiuti di questa società opulenta, televisori, cucine, buste di plastica, sedie, teli, gomme di automobili, giocattoli rotti, computer. Lungo il fiume c’è proprio tutto, tutto quello che rappresenta il modernismo. Lungo le piazzole di sosta della superstrada, realizzata parallela al fiume, cumuli di spazzatura si susseguono a simboleggiare il male prodotto dal consumismo. Il responsabile non ha un nome, non ha un volto. Il responsabile è invisibile. Ha i nostri nomi, i nostri volti, le nostre abitudini. Qualcuno dice che è colpa dell’ANAS che non pulisce la strada, o è colpa delle amministrazioni comunali, o è colpa del governo regionale e nazionale. O forse è colpa delle forze dell’ordine che non controllano, dei magistrati che non condannano, o della scuola che non sa educare. Qualcuno dice che è colpa della famiglia che si è trasformata o, addirittura, della chiesa che non intimorisce più.
Quelli che sporcano il fiume, quelli che buttano la spazzatura nelle piazzole hanno i nostri volti, le nostre abitudini. Abitano in case come le nostre, sono nostri parenti. Quante volte assistiamo a questi comportamenti e stiamo zitti? Quante volte evitiamo, per quieto vivere, di denunciare chi butta la spazzatura dove non dovrebbe o come non potrebbe? Perciò siamo noi ad uccidere il fiume! E’ una questione di responsabilità politica, di educazione e quindi di libertà! La lotta per la libertà e la giustizia ha bisogno di persone appassionate, generose, corresponsabili.
La politica torni ad essere servizio al bene comune, affermazione dei diritti, riduzione delle disuguaglianze. La politica è l’etica della comunità. Questi comportamenti saranno sconfitti quando tutti noi torneremo a essere più umani, più giusti, più responsabili, più coraggiosi per lottare per la ricerca della verità e della giustizia.
La prima misura contro la decadenza culturale che si avverte in generale è riscoprire le nostre responsabilità di persone, di cristiani, di cittadini. Il linguaggio delle leggi continuerà a risuonarci estraneo finché non avremo reimparato quello delle relazioni umane. Ci vuole una rivoluzione delle coscienze, solo questa ci libererà dalla cultura della furbizia, dell’ inganno. Oggi c’è l’ inganno della legalità, una parola che viene usata, celebrata, abusata ma molti hanno scelto una legalità malleabile e sostenibile. Per qualcuno è un lasciapassare e, da parola educativa, per quanto inquadrata in programmi ineccepibili, anche nel mondo della scuola, rischia di non diventare mai una parola di vita.
La legalità comincia dalla corresponsabilità, da un educarci insieme nella coscienza dei nostri limiti, coscienza che è segno di libertà e autenticità. Non può esserci legalità senza questo mettersi in gioco, questo incontrarci nella nostra diversità di persone, specchio della diversità della vita.
Un società si costruisce con l’apporto di tutti. È il “noi” la chiave del cambiamento, la via maestra alla speranza. Insieme, si può! Per riempire il presente. E guardare al futuro.















































