MELFI (PZ) – Una tragedia ha colpito la comunità di Rionero in Vulture e l’intero territorio lucano. Una giovane donna di 22 anni è morta all’Ospedale “San Giovanni di Dio” di Melfi dopo aver dato alla luce il suo secondo figlio.
La donna, già madre di una bambina di 11 mesi, era stata seguita durante il ricovero da un’équipe medica multidisciplinare. Il parto si è concluso regolarmente con la nascita del bambino, che gode di buone condizioni di salute. Successivamente, però, le condizioni cliniche della giovane si sono improvvisamente aggravate fino al decesso.
Sulla vicenda sono intervenuti il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, che hanno espresso profondo cordoglio ai familiari della giovane madre e annunciato l’immediata attivazione di un’indagine interna presso l’Azienda ospedaliera regionale San Carlo, di cui il presidio ospedaliero di Melfi fa parte.
L’obiettivo dell’accertamento è fare piena luce sulle cause che hanno determinato la morte della donna e verificare ogni aspetto del percorso assistenziale.
In una nota, l’Azienda ospedaliera regionale San Carlo ha comunicato di aver avviato tutte le procedure previste per eventi di tale gravità. Un gruppo di lavoro dedicato è già impegnato nella ricostruzione dettagliata dell’intera vicenda clinica, con l’intento di accertare con rigore e trasparenza quanto accaduto.
«La famiglia ha il diritto di conoscere la verità – si legge nel comunicato – e la verità, ricostruita sulla base di elementi oggettivi e verificati, rappresenta l’unica forma autentica di rispetto nei confronti di chi oggi vive un dolore così profondo».
L’Azienda sanitaria ha inoltre assicurato la massima collaborazione con le autorità competenti e con tutti gli organismi chiamati a svolgere accertamenti, garantendo la piena disponibilità della documentazione necessaria.
Il direttore generale dell’Aor San Carlo, Giuseppe Spera, ha espresso «sincero cordoglio» per la scomparsa della giovane donna, manifestando al tempo stesso la vicinanza dell’intera comunità sanitaria coinvolta. «Donne e uomini, medici e operatori sanitari – ha sottolineato – dedicano ogni giorno la propria attività professionale alla tutela della salute e della vita dei pazienti».
Le indagini interne avviate dall’Azienda dovranno ora chiarire le circostanze che hanno portato al drammatico epilogo.







































