Melfi, il vescovo Fanelli lancia il “Patto di sussidiarietà”: «Rifare la comunità e ridare speranza»

MELFI (PZ) – Prenderanno il via lunedì 9 febbraio, alle ore 10, nel Salone degli Stemmi del Palazzo Vescovile, le celebrazioni in onore di Sant’Alessandro martire, patrono della città di Melfi e della diocesi. Un appuntamento dal forte valore simbolico che unisce due ricorrenze di rilievo: il 400° anniversario dell’arrivo delle reliquie del Santo e i 950 anni dalla fondazione della Cattedrale di Melfi, cuore religioso e culturale della comunità.

Un doppio anniversario che, nelle parole del vescovo mons. Ciro Fanelli, non deve limitarsi a una semplice commemorazione devozionale, ma trasformarsi in occasione di riflessione civile e spirituale. Nel messaggio intitolato “Rifare la comunità e ridare speranza”, il presule richiama l’attenzione sulle difficoltà che interessano il Vulture-Melfese – dall’insicurezza occupazionale alla contrazione dei redditi fino allo spopolamento – invitando a una risposta coraggiosa e condivisa.


Al centro della proposta episcopale figura un “Patto di sussidiarietà” che coinvolga istituzioni, imprese e terzo settore su tre direttrici principali: investimenti sui giovani e sulla formazione, inclusione sociale con particolare attenzione a famiglie e anziani, e valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico come leva di sviluppo. Un progetto che mira a coniugare spiritualità e responsabilità civica, trasformando la memoria storica in motore di rinascita.


Il programma liturgico prevede alle ore 11 il Solenne Pontificale nella Basilica Cattedrale, presieduto da mons. Massimiliano Palinuro, delegato apostolico a Istanbul e vicario di Costantinopoli, mentre alle ore 18 si terranno il secondo pontificale e la processione dell’effigie del Santo guidati dallo stesso mons. Fanelli.
Le celebrazioni si inseriscono inoltre nel percorso verso il prossimo Sinodo diocesano, con l’invito rivolto ai fedeli a tradurre la fede in impegno concreto per il bene comune. La Cattedrale e la testimonianza di Sant’Alessandro diventano così, nelle intenzioni della diocesi, simboli di identità e strumenti di rigenerazione etica e sociale per l’intero territorio.

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