Memorie di Pasqua: tra tradizione, infanzia e il tempo che cambia

EDITORIALE – Il Tempo scorre veloce: giorni, mesi, anni si susseguono con grande rapidità, cambiando esteriormente persone e cose, trasformando anche la nostra percezione dell’esistenza e del significato della vita. Rimangono i sentimenti legati al ricordo del nostro passato, a ciò che eravamo in un contesto diverso dall’attuale, con differenti dinamiche sociali, culturali e politiche.
Il mio pensiero va alla Pasqua e alla Pasquetta di vari anni fa, al tempo della mia infanzia. E’ molto vivo nella mia mente il ricordo di un Sabato Santo. Stavo tornando a casa con nonna Luigia quando sentimmo all’improvviso il suono festante delle campane. Nonna mi prese per mano e mi obbligò a inginocchiarmi per terra, a piegare la testa e a pregare. Era questo un rito religioso che tutti adempivano rigorosamente, in qualsiasi posto capitava di trovarsi. Seguiva lo scambio degli auguri, mentre le campane continuavano a suonare a festa.
La mattina di Pasqua era usanza fare una grande frittata con salame e formaggio, che si offriva alle persone che venivano a casa per fare gli auguri. Era una frittata speciale, tanto che esisteva il detto: “a frittata ca si fa a matina i pasca nun si fa cchiù pi tutto l’anno”. La sera, dopo un lauto pranzo, si girava per le strade del paese, suonando l’organetto e cantando canzoni popolari.
Il giorno di Pasquetta si trascorreva una giornata all’aperto. Ci recavamo in un grande spiazzo verde, chiamato “Cerse dello Speziale”, l’attuale via Rocco Scotellaro, ricco di alberi secolari che donavano una piacevole ombra.  Le mamme stendevano una tovaglia sull’erba e vi poggiavano varie pietanze, compresi gli avanzi del giorno di Pasqua. Si mangiava e si conversava in allegria fino al tramonto del sole. Per noi bambini era una giornata da vivere in completa libertà: ci divertivamo a correre, a giocare a nascondino, a fare capriole, a ridere e a scherzare. La sera, al ritorno a casa, crollavamo per la stanchezza, cadendo in un sonno profondo.  
Oggi tante situazioni sono cambiate. I versi che seguono, di Pino Papa, sono la testimonianza di una diversa realtà sociale, non priva di tribolazioni e di una precarietà esistenziale, che preoccupa e fa riflettere.    

Or ch’è passata la notte invernale
l’odor si sente della primavera,
ma di dolore la guerra è spirale
ed in me torna la notte più nera.
Solo i rintocchi  di gioia pasquale
recan nei cuori un po’ di pace vera
da offrire quale dono spirituale
alla gente che soffre e si dispera.

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