Midi Hotel–Bhotel, ristrutturazione 2015: sei condanne in primo grado. Il dibattito politico locale e la posizione di Francesco Piro

LAGONEGRO (PZ) – Si è concluso con sei condanne il processo di primo grado sulla presunta truffa ai danni della Regione Basilicata legata ai finanziamenti per i lavori di ristrutturazione del Midi Hotel di Lagonegro, oggi Bhotel, interventi risalenti al 2015. La sentenza è stata emessa al termine dell’istruttoria dibattimentale.
Le condanne hanno riguardato Antonio Bulfaro, proprietario della struttura e sindaco di Castronuovo Sant’Andrea, Francesco Piro, ex consigliere regionale, Vincenzo Trimone, Biagio Picarella, Giovanni Gresta e Vincenzo Piro. Nel dettaglio il tribunale ha inflitto 4 anni di reclusione ad Antonio Bulfaro, 3 anni e 3 mesi a Francesco Piro, 3 anni a Vincenzo Trimone e 2 anni ciascuno a Picarella, Gresta e Vincenzo Piro, con pene in parte sospese.


Secondo l’impianto accusatorio, i contributi pubblici sarebbero stati ottenuti attraverso documentazione ritenuta non conforme alla reale esecuzione degli interventi previsti. Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza, hanno riguardato l’utilizzo di fondi destinati allo sviluppo turistico regionale nell’ambito del programma Po Fesr 2007/2013. Il tribunale ha inoltre disposto il risarcimento dei danni in favore della Regione Basilicata e la confisca delle somme ritenute indebitamente percepite. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nei termini di legge; da quel momento decorreranno i tempi per l’eventuale ricorso in appello. Resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
La pronuncia ha riacceso il confronto politico cittadino. In queste ore è circolato un documento del circolo PD di Lagonegro e del Movimento 5 Stelle locale, che affronta la vicenda con toni critici e con un richiamo più ampio al tema della responsabilità pubblica e del linguaggio politico. Nel testo si sottolinea l’esigenza, secondo gli estensori, di mantenere un livello di confronto civile pur nella durezza della dialettica, evitando derive verbali ritenute lesive del dibattito democratico. Il documento richiama inoltre il principio del garantismo fino al terzo grado di giudizio e si inserisce in una riflessione più ampia sul rapporto tra politica, giustizia e comunicazione pubblica, con riferimenti anche al tema delle riforme istituzionali e alla tutela dell’autonomia della magistratura.


Parallelamente è intervenuto Francesco Piro, che ha diffuso una propria dichiarazione ribadendo la correttezza del proprio operato professionale nell’ambito dei lavori di ristrutturazione della struttura alberghiera. Il consigliere regionale ha evidenziato di essere stato assolto in primo grado dal capo di imputazione ritenuto più rilevante “perché il fatto non sussiste”, sostenendo che tale accusa – non coperta da prescrizione – abbia inciso in passato sulla sua immagine pubblica.
Piro ha inoltre affermato che i lavori di ristrutturazione dell’hotel sarebbero stati effettivamente eseguiti e ha annunciato la rinuncia alla prescrizione per una delle ipotesi di reato contestate, dichiarando l’intenzione di chiarire nel merito la propria posizione nei successivi gradi di giudizio.
La vicenda resta quindi aperta sul piano giudiziario e continua ad alimentare il dibattito politico e mediatico a livello locale.


Nel pomeriggio è giunta alla nostra redazione questa nota social del centrodestra di Lagonegro che pubblichiamo integralmente.

IL CENTRODESTRA DI LAGONEGRO PRENDE NETTAMENTE LE DISTANZE DAL PARTITO DEMOCRATICO E DAL MOVIMENTO 5 STELLE

La vicenda giudiziaria relativa al Midi Hotel, oggi BHotel, segue il suo corso naturale e saranno esclusivamente i giudici ad accertare la verità. I processi non si fanno nelle piazze né sui social. Un fatto, però, è incontestabile e va detto con chiarezza, l’ingegnere Francesco Piro è stato assolto dal capo di imputazione che gli era costato l’onta di essere definito “non onorabile” e, per le restanti contestazioni, ha rinunciato alla prescrizione, dimostrando fiducia totale nella giustizia e trasparenza assoluta. Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza alla proprietà del BHotel, che rappresenta oggi una delle principali realtà economiche della città, sia per i servizi offerti sia per l’occupazione garantita a tanti giovani e famiglie di Lagonegro. A loro va il nostro sostegno contro gli attacchi strumentali, ipocriti e irresponsabili di chi continua a gettare fango su Lagonegro, danneggiando l’immagine della città per meri interessi politici e per restare in sella qualche altro mese di indennità. Non è un caso che, oltre al sindaco Falabella, oggi disoccupato, anche circa il 50% della giunta risulti privo di una posizione lavorativa. Dopo tre anni di amministrazione Falabella, Lagonegro è sprofondata in un declino totale. Una sciagura, una maledizione. Una gestione fallimentare sotto ogni punto di vista. Sul piano giudiziario Falabella dica chiaramente ai cittadini se ha ricevuto o meno avvisi di garanzia per i gravissimi abusi edilizi perpetrati in zona vincolata dello Zanco. Dichiari se ha rispettato i termini perentori dell’ordinanza di demolizione n. 39/25. Renda pubblico il piano delle demolizioni, pubblichi fatture e bonifici relativi ai lavori eseguiti, dimostri la congruità delle spese rispetto alla reale mole degli interventi effettuati, senza giochetti e senza opacità. Falabella dimostri inoltre che, nella stessa frazione, anche parenti e familiari abbiano rispettato le ordinanze di demolizione emesse a loro carico. La legge deve essere uguale per tutti, senza corsie preferenziali, senza protezioni di famiglia, senza silenzi imbarazzanti. Falabella chiarisca se il Comune di Lagonegro si sia costituito contro i ricorsi presentati da parenti o da altri amministratori, oppure se anche in questi casi si sia scelto di non difendere l’ente pubblico. Spieghi ai cittadini se il Comune si sia costituito parte lesa nei procedimenti per abusi e nei ricorsi contro l’ente, o se abbia deciso di agevolare qualcuno lasciando Lagonegro senza rappresentanza davanti al TAR. L’amministrazione Falabella spieghi inoltre perché non siano stati effettuati controlli urbanistici su immobili riconducibili direttamente o indirettamente a esponenti dell’attuale maggioranza, mentre i controlli sembrano essersi concentrati solo sui cittadini comuni. Chi ha bloccato questi controlli? Per quali ragioni? Cosa si vuole nascondere? Chiediamo chiarezza immediata sul muro in blocchi che costeggia Viale Colombo, sopra l’ospedale, risulta la richiesta di una semplice sanzione per abuso edilizio, ma permangono gravissimi dubbi sulla pericolosità della struttura, totalmente abusiva e priva dei requisiti sismici, con rischi evidenti per la pubblica incolumità e per la viabilità. Così come l’amministrazione deve rispondere su:
la mala meccanica parcheggiata nell’ex mattatoio,
la procedura adottata per la sua dismissione,
a chi sia stata affidata,
che fine abbiano fatto il bon ram, la struttura e i macchinari che erano a deposito.
Si parli apertamente anche della pericolosità delle autorimesse, le cui manovre mettono a rischio l’incolumità degli automobilisti, e si chiarisca se tutto sia in regola sotto il profilo urbanistico e della sicurezza.

Non esiste alcuna programmazione sui lavori pubblici.

Lagonegro è una città allo sbando.

Parco Giada completamente abbandonato
Monte Sirino e impianti e bar chiuso nonistante le risorse spese l’anno scorso.
Palazzetto dello sport ridotto a un disastro
Viabilità devastata, nonostante interventi continui e costosi

Gli esponenti di questa disastrosa amministrazione, insieme ai responsabili politici del PD e del Movimento 5 Stelle, oggi ancora nascosti, smettano di strumentalizzare le vicende giudiziarie e prendano atto del totale fallimento della loro gestione. Soprattutto, si assumano la responsabilità del clima di odio, divisione e sospetto che Falabella e la sua maggioranza hanno deliberatamente instaurato a Lagonegro.

Lagonegro merita verità, rispetto e futuro.

Non propaganda, silenzi e macerie.

Qui la nota di Pd e Movimento 5 Stelle

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