Migranti, la Commissione Ue presenta il nuovo patto: restano gli obblighi per i ‘paesi di primo ingresso’

BRUXELLES (DIRE) – Gli Stati che non vorranno accogliere i migranti dovranno aiutare a rimpatriare chi non ha diritto di stare nel territorio europeo: e’ questa la novita’ principale nel nuovo Patto sulle migrazioni presentato dalla Commissione europea questa mattina in conferenza stampa.

Rimane il principio del Paese di primo ingresso: i migranti dovranno fare richiesta nel primo Stato europeo in cui mettono piede, come funziona oggi con il regolamento di Dublino.

A cambiare pero’, e’ il “principio di solidarieta’” successivo: il ricollocamento dei richiedenti asilo non sara’ obbligatorio, e lo Stato che rifiuta di accogliere i migranti potra’ fornire un aiuto finanziario oppure occuparsi del rimpatrio di chi non ha diritto di rimanere nell’Unione europea.

Se entro otto mesi non avviene il rimpatrio, lo Stato che se ne sarebbe dovuto occupare dovra’ obbligatoriamente accogliere un equivalente numero di migranti all’interno del proprio territorio.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen, presentando brevemente il nuovo Piano, ha specificato che c’e’ “necessita’ di un nuovo bilanciamento tra responsabilita’ e solidarieta’”. “Non si tratta piu’ di decidere se aiutarsi a vicenda”, ha chiarito von der Leyen, “ma di come farlo”. 

CONTE: PASSO IMPORTANTE, CERTEZZA SU RIMPATRI E REDISTRIBUZIONE

“Il Patto sulla Migrazione e’ un importante passo verso una politica migratoria davvero europea. Ora il Consiglio Ue coniughi solidarieta’ e responsabilita’. Serve certezza su rimpatri e redistribuzione: i Paesi di arrivo non possono gestire da soli i flussi a nome dell’Europa”. Lo scrive su twitter il premier Giuseppe Conte.

EUROMED RIGHTS: L’UE DIVENTA L’AGENZIA DEI RIMPATRI

“Attraverso il Patto per le migrazioni e l’asilo proposto dalla Commissione europea, l’Ue diventa la principale ‘agenzia di viaggi di ritorno’ per migranti e rifugiati del Mediterraneo“. Lo denuncia Euromed Rights, una rete impegnata nel monitoraggio dei diritti umani nell’area euro-mediterranea.

In una nota, giunta a poche ore dalla presentazione a Bruxelles della presidente Ursula vin der Leyen, Euromed Rights si dice “fortemente preoccupata perche’ questo patto potrebbe peggiorare la situazione” di migranti, richiedenti asilo e rifugiati “per almeno tre ragioni”.

Anzitutto la rete di attivisti evidenzia che il nuovo sistema si concentrerebbe “in modo ossessivo sul sistema delle ‘sponsorizzazione’”. Euromed Rights denuncia: “Stati membri come Austria, Polonia, Ungheria o Repubblica Ceca – che si rifiutano di accogliere i rifugiati – potranno ‘sponsorizzare’ e occuparsi dei rimpatri verso i Paesi di origine. Invece di favorire l’integrazione il Patto abbraccia la politica basata sul rimpatrio ad ogni costo, anche quando i richiedenti asilo potrebbero essere soggetti a discriminazione, persecuzione e tortura nel loro Paese di ritorno. A oggi non ci sono meccanismi per monitorare cosa succede ai migranti e ai rifugiati che vengono deportati”.

Il secondo punto dolente della proposta della Commissione Ue riguarda “il rafforzamento dell’esternalizzazione della gestione delle frontiere” perche’, secondo Euromed Rights, “l’Ue rafforza la cooperazione con i Paesi terzi chiedendo loro di sigillare i propri confini e impedire alle persone di andarsene. Questa cooperazione e’ soggetta all’imposizione di condizioni da parte dell’Ue”.

Una politica che si tradurrebbe in “ulteriori respingimenti in tutto il Mediterraneo e in un’ulteriore cooperazione con Paesi che hanno una scarsa esperienza in materia di diritti umani e non possiedono un quadro efficace per la protezione dei diritti delle persone in movimento”.

Secondo Euromed Rights, il Patto “aumenta i meccanismi per valutare i richiedenti asilo e i migranti nei Paesi di primo approdo. Questo modello di ‘screening’ – simile a quello utilizzato nelle zone di transito aeroportuale – aumenta l’onere su Paesi come Spagna, Italia, Malta, Grecia e Cipro che accolgono il maggior numero di migranti e rifugiati. Mettere le persone nei campi per condurre questa valutazione equivale a un sistema illegale di detenzione automatica dopo l’arrivo”.

La rete di attivisti avverte che tale sistema “aumenta la violenza psicologica a cui sono sottoposti migranti e rifugiati”.

“Secondo il nuovo sistema – si legge nella nota – le persone saranno identificate entro un massimo di cinque giorni e qualsiasi domanda di asilo dovra’ essere elaborata entro 12 settimane. Questa procedura accelerata rischia di intensificare la detenzione e rischia di dividere le persone tra richiedenti asilo e migranti economici. Cio’ avverrebbe in modo discriminatorio senza un’adeguata analisi di ciascuna domanda di asilo ne’ la possibilita’ di appellarsi realmente. Gli aventi diritto alla protezione internazionale saranno ricollocati tra gli Stati membri dell’Ue disposti ad accoglierli, mentre gli altri saranno a rischio di espulsione immediata”.

Wadih Al-Asmar, presidente di Euromed Rights, ha dichiarato: “Scegliendo di esternalizzare ulteriormente la gestione delle frontiere e aumentare i ritorni, questo Patto conclude la svolta dell’Ue verso un approccio totalmente basato sulla sicurezza. Peggio ancora, il Patto assimila la politica del ‘ritorno sponsorizzato’ a una forma di solidarieta’. Al di la’ delle dichiarazioni ufficiali, mostra la volonta’ dell’Unione europea di criminalizzare e disumanizzare migranti e rifugiati“.