Nel passato – in particolare nella prima metà del secolo scorso – esisteva tra la popolazione un accentuato divario sociale

EDITORIALE – Una comunità si caratterizza ed assume una propria identità anche in base ai ceti sociali che la compongono. I fattori che influiscono sulla loro costituzione sono principalmente di tipo economico e culturale.

 Nella società odierna nella quale l’istruzione, il lavoro e le comunicazioni sono accessibili quasi a tutti, si assiste a una più diffusa omogeneità di gruppi sociali.

Non era così nel passato. In particolare nella prima metà del secolo scorso, esisteva tra la popolazione un accentuato divario sociale.

Molto diffuso era il ceto medio composto da famiglie, quasi sempre numerose, che traevano il loro sostentamento dal lavoro del capofamiglia. Le donne si dedicavano completamente alle faccende domestiche e alla cura dei figli.

A Lauria, le attività lavorative più comuni erano quelle dei falegnami, dei fabbri, degli stagnini, dei muratori, dei sarti, dei calzolai, dei maniscalchi, degli scalpellini, dei sellai.

Nelle numerose contrade il reddito delle famiglie era basato principalmente sull’agricoltura e la pastorizia.

Vi erano poi le famiglie nobili e benestanti, che costituivano il ceto alto della nostra comunità. Erano famiglie che si distinguevano per il tenore di vita che conducevano. Vivevano in palazzi sontuosi e riccamente arredati; i maschi studiavano ed erano farmacisti, ingegneri, avvocati, notai, preti; si fregiavano del titolo di “don”.

Ricordo alcuni cognomi presenti a Lauria: nel rione superiore, vivevano le famiglie Manfredelli, Viceconti, Pisani, Scaldaferri, Cosentino, Pittella, Masella, Zaccara; nel rione inferiore le famiglie Dodero, Imbelloni, Girardi, Reale, Prianti, Marangoni, Leonasi, Del Gaudio, Pansardi, Scutari.

Spesso capitava che nelle case dei nobili fossero accolte giovanissime ragazze provenienti da famiglie che vivevano situazioni di estrema povertà, per servire i “signori” in cambio di vitto e alloggio. Erano le “serve”, che dovevano sottostare a determinati obblighi e comportamenti consolidati e ritenuti normali dall’opinione pubblica.