EDITORIALE – Le nostre case, oggi, anche quando i rigori dell’inverno sono al massimo, ci permettono di vivere comodamente, in ambienti confortevoli dal punto di vista della temperatura. Nel passato, l’inverno rappresentava un periodo di grandi disagi e sofferenze.
In ogni abitazione vi era il camino, che riscaldava un unico ambiente. Nelle stanze, l’unico mezzo di riscaldamento era il braciere, un contenitore di rame o di ottone, posto su un rialzo di ferro, nel quale si metteva la cenere e, su di essa, i carboni ardenti. Il camino era il punto di ritrovo di tutta la famiglia: genitori e figli, quasi sempre numerosi, facevano la ruota intorno al fuoco. Era quello il momento dei racconti, da parte dei genitori e dei nonni, di storie vere o fantastiche tramandate dalle generazioni passate, che i bambini ascoltavano con grande attenzione, mangiando patate e castagne arrostite sotto la brace o la cenere.
La fiamma che ardeva nel camino era in sintonia con il “calore” degli affetti e l’unione di tutti i membri della famiglia. Genitori, figli, fratelli, sorelle e nonni si sentivano accomunati da sentimenti di reciproca comprensione e di amore schietto, genuino, autentico.
Non era certo piacevole andare a letto: il freddo delle lenzuola era insopportabile. Per rendere meno spiacevole questo momento, molti usavano riscaldare, accanto al fuoco, un mattone di terracotta, che veniva avvolto in un panno e messo tra le lenzuola almeno un quarto d’ora prima di andare a dormire. Spesso capitava che il mattone troppo caldo bruciasse il panno e, a volte, anche le lenzuola.
Tante erano le coperte poste sul letto, non vi erano i leggeri e caldi piumoni di oggi. Diventava difficile potersi girare, tanto era il peso da rimuovere.
Si indossavano maglie e calzettoni di lana di pecora lavorati a mano. Gli uomini usavano le mantelle, le donne gli scialli. Nelle campagne veniva utilizzato lo “scarapuccio”, un indumento di panno pesante che copriva anche la testa.
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