‘Non conosco Giulia’

EDITORIALE – Non conosco Giulia.
Ma conosco Pasquale, Rosario, Luca…
E anche se non li conoscessi sarebbe lo stesso.


La cronaca è veloce ma in qualche caso ci obbliga ad indagare nel nostro intimo, nel nostro vissuto e ci impone di fermarci un momento per riflettere, raccogliere le idee e cercare di darle una forma.


Non sono convinto che la legge basti a rendere migliori gli uomini e la società.
Non sono tra quelli che invocano ad ogni piè sospinto l’inasprimento delle pene per reprimere i fenomeni delinquenziali.


Non credo molto nella funzione generalpreventiva della pena, cioè in un diritto penale che assolva una funzione etica e orienti i comportamenti della collettività.


Credo, invece, che sia più utile insistere sull’educazione in famiglia e nelle scuole per sradicare i fenomeni di intolleranza e addirittura di odio e di violenza verso chi è percepito come “diverso” per le proprie inclinazioni sessuali. Quello che occorre è l’educazione sentimentale, l’unica strategia che, se messa in campo seriamente, potrebbe azzerare o quanto meno ridurre l’omofobia.


Non solo!
Anche tutti i fenomeni di bullismo e di discriminazione di genere potrebbero essere fortemente ridimensionati se solo si approfondisse la cultura del rispetto e dell’ascolto.
L’educazione sentimentale, peraltro in qualche modo prevista anche dalla Convenzione di Instambul, va oltre la mera educazione sessuale.


Deve avere il compito di scardinare la rigida divisione dei ruoli sessuali e delle scelte sentimentali che inevitabilmente trascende in forme di bullismo nei confronti di chi non rientra in questo schema.


Dobbiamo lavorare per stimolare la capacità di indagare sulla nostra emotività: è l’unico modo per gestire i fallimenti e i rifiuti.
Per chi invece crede che solo una norma penale particolarmente punitiva possa essere utile, ci sono comunque “buone notizie”.


In Parlamento è in discussione un progetto di legge, assegnato alla II Commissione Giustizia in sede referente il 7 ottobre scorso, recante “Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere”, con cui il Legislatore si propone di inserire, appunto, l’orientamento sessuale e l’identità di genere nella materia dei reati e discorsi d’odio.
Si estenderebbe, così, la normativa già in vigore anche alla protezione delle persone LGBT.
Attualmente la “Legge Reale” del 1975, integrata nel 1993 dalla “Legge Mancino”, punisce i reati e i discorsi d’odio fondati su caratteristiche personali quali la nazionalità, l’origine etnica e la confessione religiosa. 


Inserire l’orientamento sessuale e l’identità di genere tra queste “caratteristiche” significherebbe finalmente riconoscere diritti e tutele a chi oggi ne è privo.