Non fermate (anche) il cinema ad Eboli

Che fine ha fatto il sogno? Chi fine hanno fatto i sogni di stelle e di pellicole, di set e piccoli produzioni, di attori emergenti e registi che un giorno diventeranno firme importanti? Che fine hanno fatto tutte quelle storie di cinema che hanno raccontato la Basilicata in questi ultimi anni? Dove si sono nascosti gli animatori culturali, gli agitprop e gli indignados da social che brandivano lo smartphone come ascia di guerra? Perché mentre leggiamo del botta e risposta istituzionale sui destini della fondazione cinematografica lucana, non possiamo non ricordare quanto bene abbia fatto all’immagine e alla reputazione della Basilicata tutto quel fermento che si è sprigionato lungo il Basento della settima arte, proprio quello che ha permesso di mettere in bacheca un Leone d’Argento, David di Donatello, qualche Nastro d’Argento e molti altri premi dei tanti festival nazionali ed internazionali. Per non parlare dei nomi delle attrici e degli attori lucani che hanno interpretato piccoli e grandi ruoli nelle tante produzioni audiovisive. Il cinema Basilicata esiste, è un po’ come il concetto di Dio, ci credi o non ci credi.

Un tempo qui Hollywood era di casa, le zone industriali potentine sembravano Cinecittà,  grandi nomi e produzioni milionario hanno montato lungo le nostre strade set da sogno e girato scene che hanno fatto la storia del cinema internazionale, lasciando sul territorio diversi milioni di euro. Oggi il cinema lucano pare aver smarrito persino la via di casa: appare senza azione, senza aspirazione, senza ambizione, senza corsa. Sia chiaro: questo non è il pianto nostalgico di una prefica, ma una semplice costatazione di un cambio di clima e di passo di un mondo, piccolo e spesso autoreferenziale, che sembra essersi svanito tra le carte di una burocrazia lenta e senza sentimenti. Certamente la burocrazia serve, rigida e trasparente, ma se togli il sentimento all’arte non resta niente. Assolutamente niente.

I festival estivi ridaranno luce a questo pezzo di cielo, ed è un bene che Maratea a e Pisticci siano tornate nuovamente a dare un palco al cinema locale ed internazionale, ma l’industria culturale del territorio ha bisogno di molto altro: necessita di una visione e di una programmazione che diano qualche opportunità concreta di sviluppo. Quello che un tempo veniva appellato come il distretto cinematografico lucano, che con la Pandemia ha subito un duro colpo, non può certo stare inerte ed aspettare che il vento delle polemiche si plachi ed inizi il buon tempo delle azioni. Alle istituzioni lucane non mancano certo le professionalità e le esperienze per ridare benzina al motore creativo – la proposta di una “ZES 4.0 a Matera” per l’industria cultura e creativa può rappresentare una opportunità, a patto che diventi cosa concreta-, così come a chi oggi guida la fondazione cinematografica di Basilicata non mancano mestiere e capacità manageriali, ma è il tempo che inesorabilmente scorre a determinare il destino di questo settore che ha prodotto economia e occupazione. Il dichiarato amore per la Basilicata non basta e così come nella vita di tutti noi la storia che raccontiamo, quasi al limite della propaganda, non basterà a colmare vuoti e ritardi. Per intenderci: la Basilicata era già terra di cinema prima ancora della nascita della LFC (do you remember Pasolini?), ma oggi qual è la sua destinazione? What’s next?

Mentre la promozione turistica e territoriale lucana conosce una nuova prolifica stagione, che non tarderà a mostrare il successo delle scelte fatte e degli investimenti, per l’audiovisivo il tempo si è fermato, del 2019 non è rimasta più alcuna ombra e tutto è immobile in una bolla che stenta a volare.