POTENZA – “Prendiamo atto della replica del commissario Di Bello, umanamente comprensibile, ma politicamente sgrammaticata”. Lo affermano le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Basilicata Alessia Araneo e Viviana Verri, intervenendo nuovamente sullo stato del Parco del Vulture dopo la risposta del commissario straordinario dell’ente.
Le esponenti pentastellate precisano che il precedente comunicato “non era un processo personale al commissario”, bensì “una valutazione politica su un ente sub-regionale che esiste da nove anni, di cui oltre sette ricadono nella stagione del governo Bardi”.
“Il commissario Di Bello – sottolineano – è soltanto l’ultimo interprete di una lunga fase di provvisorietà. Se oggi il Parco del Vulture è fragile, commissariato, incompleto nella governance e poco percepito dal territorio, il problema non nasce certo negli ultimi sei mesi”. Da qui la critica a una replica che, secondo Araneo e Verri, si limiterebbe a elencare “atti e decreti” senza affrontare il nodo politico della questione.
Le consigliere M5S pongono quindi una serie di interrogativi: “Quali cantieri sono stati sbloccati? Quali criticità storiche sono state risolte? Quali tempi sono stati indicati per ricostruire una governance ordinaria? Quali interventi vedono oggi il coinvolgimento concreto di cittadini e operatori del Vulture?”.
Secondo Araneo e Verri, il commissario avrebbe inoltre commesso “un doppio errore” accusando il Movimento 5 Stelle di aver espresso voto favorevole e di essere stato assente in commissione. “Il voto favorevole – spiegano – riguardava un rendiconto di bilancio formalmente corretto, ma che può comunque raccontare un Parco che fatica a trasformare risorse e programmazione in risultati riconoscibili”. Quanto all’assenza, precisano che “la consigliera Araneo non poteva risultare assente non essendo componente della seconda commissione”.
“Ma si sa – aggiungono – la suscettibilità può far incorrere in qualche svista”.
Per le due esponenti del M5S, la replica del commissario finisce inoltre per confermare il problema evidenziato: “Si continua a parlare di linee programmatiche, indirizzi e pianificazione, ma il Vulture non può restare prigioniero della grammatica del ‘si farà’. A un certo punto le priorità devono diventare atti utili, gli atti devono diventare cantieri e i cantieri devono tradursi in luoghi restituiti e modelli di sviluppo”.
Araneo e Verri ribadiscono quindi che la responsabilità principale resta politica e riguarda direttamente il governo regionale. “La domanda è semplice: cosa ha fatto la Regione Basilicata in oltre sette anni di governo Bardi per trasformare il Parco del Vulture in un ente realmente funzionante? E cosa sta facendo oggi per uscire dall’ennesima fase commissariale?”. Un tema che, ricordano, si inserisce nel contesto del “terzo commissariamento” dell’ente.
“Non si può continuare a descrivere ogni criticità come un’eredità indistinta, orfana di responsabilità. Un ente sub-regionale dipende dalle scelte della Regione, dai suoi ritardi, dalle sue nomine e dalla sua capacità di programmazione. Se dopo nove anni il Parco resta ancora un cantiere istituzionale aperto, qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di averlo lasciato in questa condizione”.
Infine, le consigliere assicurano che continueranno a incalzare la Regione sul tema: “Sessantacinque decreti non equivalgono automaticamente a sessantacinque risultati. E un rendiconto approvabile non basta a dimostrare il buon funzionamento di un ente. O forse il commissario avrebbe preferito una pregiudiziale bocciatura?”.








































