#PassioneCinema l IL BENE COMUNE di e con Rocco Papaleo

Di Maria Pia Papaleo

EDITORIALE – Al centro una scena primaria : riportare la natura nella nostra vita e preservarla dall’inquinamento. La forza del film risiede nei tempi mescolati: tutto accade con una serie di cortocircuiti esistenziali. Il tempo è protagonista nelle vicende personali che hanno segnato il percorso di quattro donne che non cercano scuse per quello che hanno fatto, ma con addosso  ferite che stentano a richiudersi  non per questo incapaci di rialzarsi grazie all’amore, agli incontri, e alla solidarietà. Tema caro al poeta Leopardi nella Ginestra in cui indica la “social catena”. Un’appassionata affermazione di resilienza, di riscatto e di immortalità delle arti  performative: teatro, musica, canto, poesia. Un regista, Rocco Papaleo che ha portato in scena la sua Basilicata, bella e contraddittoria in cerca di un equilibrio difficile con un coraggio indiscusso e determinato, con una forza poetica potentissima che fa del regista Papaleo un talento riconosciuto dai “grandi” del cinema. Una storia vivace che diventa trama con le sfumature di emozioni universali perché esce fuori da sé stessa e diventa voce con il segno distintivo della resilienza. Rocco Papaleo la indica mostrando il Pino loricato albero millenario  arroccato sulle rocce del Pollino in una atmosfera di quiete e sacralità con gli attori che ne assumono la forma con il linguaggio del corpo diventando essi stessi alberi radicati in una montagna che non giudica bensì accoglie. Il finale? Non si può spoilerare. Solo un feedback personale: uno sguardo verso il cielo suggerendo che il Paradiso non è accessibile ma lo si può sbirciare ogni tanto.  Tutti bravi in particolare il giovanissimo Andrea che ha dimostrato una tenuta del personaggio non facile. Un attore promettente come lo stesso regista ha affermato.

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