Gagliardi sull’addio al PD: “Un Partito che non rispetta le regole non esiste”

E sul futuro: "Seguo le evoluzioni del campo progressista e guardo al Terzo Settore"

Non una resa e nemmeno una ribellione ma un gesto “estremo” per «salvaguardare la nostra dignità politica». Così, nel corso della conferenza stampa indetta questa mattina al numero 84 di Piazza Viceconti, Aurora Di Sipio ha spiegato le sue dimissioni da Segretaria del Circolo PD di Lauria. Una scelta dolorosa e difficile ma necessaria di fronte ai silenzi di un Partito che prima «ci dice di ignorare chiunque, millantando un’iscrizione al PD, corra per una forza politica alternativa», poi, alla vigilia della fase congressuale, «riaccoglie quelle stesse persone stendendo loro davanti il tappeto rosso. Un’anomalia, una manovra di puro posizionamento che umilia e deride il nostro impegno». Quindi puntualizza: «La nostra non è una presa di posizione contro qualcuno, ma una battaglia per un principio: una casa, una comunità, per funzionare bene ha bisogno di regole chiare. E di qualcuno che le faccia rispettare».

Tra i ventiquattro militanti che hanno seguito Di Sipio riconsegnando la tessera del Partito Democratico anche Bruna Gagliardi, consigliera di minoranza afferente al gruppo Primavera Democratica: «Mi sarei aspettata un tipo di attenzione diversa da parte del Partito, soprattutto nei confronti di chi si è sempre sacrificata per difendere certi valori», esordisce senza nascondere l’amarezza, «alle scorse regionali mi hanno gettato nell’arena in piena solitudine, dopo il dietrofront all’ultimo minuto di quelli che sembravano destinati alla candidatura. E anche per le ultime Comunali di Lauria: abbiamo chiesto più volte ai vertici di Partito di muoversi, per provare a instaurare dialoghi, alleanze. Ci è stato risposto che quello non era il tempo giusto, che gli equilibri non si definiscono a Lauria. Poi, due giorni prima del termine per la presentazione delle liste, mi hanno chiesto di scendere in campo per salvare il Partito Democratico e portarlo in Consiglio Comunale».

E in Consiglio Comunale Gagliardi resterà, a profondere impegno su spopolamento, fuga dei cervelli, dissesto idrogeologico e sanità pubblica, «oggi che il ticket sanitario da 2,50 Euro cade come una mannaia sul collo dei cittadini lucani, a riprova di un governo regionale incapace di programmare e gestire la spesa sanitaria».

Per ora senza una casacca né un simbolo partitici: «Seguo le evoluzioni del campo progressista e riformista, in gran fermento. Se non dovessimo trovare una “casa” potremmo decidere di costruirla da zero, magari che tragga energie dal Terzo Settore».

E con la medesima apertura al dialogo (perché da sola. Primavera Democratica non ha i numeri per presentare le proprie istanze a Palazzo San Giovanni, ndr.);

«Opposizione spaccata? In realtà non abbiamo mai avuto modo neanche di scontrarci sui temi o su una precisa idea di paese, perché ai nostri inviti hanno sempre risposto picche», pungono gli ex PD, «Aperto un confronto, si potranno valutare anche azioni congiunte. Anche noi vigiliamo sulla maggioranza, pronti a sostenere mozioni che puntino al bene della comunità e a bloccare quelle che non riteniamo giuste».

Con l’addio al PD, Bruna Gagliardi si sfila anche dal dualismo che l’ha vista per lungo tempo contrapposta ad Angelo Lamboglia per la leadership in pectore del Circolo PD lauriota: «Quando è stato eletto Segretario, sebbene chi lo aveva scelto se ne fosse andato sbattendo la porta (il riferimento è a Marcello Pittella, oggi Azione, ndr.) nessuno ha messo in dubbio il suo ruolo. E anche quando sono stata “sua” vicensindaca ho sempre rispettato le gerarchie». Quindi ricorda: «Partivamo da una base valoriale comune. Oggi non lo so, perché non abbiamo più parlato».

La contrapposizione di due indirizzi politici non è una questione di genere. Tuttavia, nota Gagliardi, il PD (e la politica tutta) ha un problema con le donne: «anche le colleghe che in qualche modo pativano la mia autonomia, si stanno facendo delle domande. Che spazio ci sarà per noi se anche una con la sua storia dice: “Arrivederci e grazie?” Poco. E la nuova legge elettorale non farà che peggiorare la situazione».

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