Per i consulenti di Poste Italiane ritmi intensi e pressioni per obiettivi

ROMA – Ritmi e carichi di lavoro intensi, margini scarsi di autonomia e partecipazione, pressioni per il perseguimento degli obiettivi, presenza di problemi per la salute psicologica (tensione, stress, ansia), disturbi oculistici e muscolo-scheletrici. E’ il ’quadro’ sulla vita ’lavorativa’ dei consulenti di Poste Italiane che emerge dalla ricerca ’Le condizioni di lavoro e di salute dei consulenti delle poste: i risultati dell’indagine tramite questionario’, a cura di Inca, Slc Cgil, Fondazione Di Vittorio e presentata a Roma nella sede dell’Inail. ’analisi si basa sui dati provenienti da questionari somministrati ai consulenti di Poste Italiane che, secondo fonti sindacali, spiegano gli autori del Rapporto, si stiamo siano 8.100 lavoratori, a cui si aggiungono circa 3.300 direttori che svolgono anche attività di consulenza. Il questionario dedicato ai consulenti postali è stato diffuso a partire da aprile 2019 e l’analisi verte sui primi 1.098 questionari compilati al 15 settembre 2019. Il campione intercettato dall’indagine si caratterizza per un’alta presenza femminile, un’età medio-alta e un’anzianità lavorativa di lungo periodo, con una presenza maggiore nelle aree centro settentrionali del Paese. La situazione occupazione è caratterizzata dalla quasi totale prevalenza del tempo indeterminato full-time.

E, come emerge dalla ricerca, tra i consulenti postali intervistati, 349 hanno subito infortuni sul lavoro (il 33% di quanti hanno risposto alla domanda e il 31,8% del campione) e in 260 casi l’infortunio ha avuto un seguito nel riconoscimento da parte dell’Inail (il 74,5% dei casi). Quasi del tutto assenti risultano, invece, i casi di malattie professionali denunciate (1%) e, conseguentemente, i casi di riconoscimento (0,4%). I questionari sono stati compilati da 326 maschi (29%) e 682 femmine (67,7%), mentre il 10,3% dei rispondenti non specifica il genere. La netta prevalenza femminile caratterizza una platea che sul piano anagrafico risulta in gran parte di età superiore ai 50 anni (60,5%). Tra i maschi, le fasce dai 31 ai 40 anni e quelle degli over 60 risultano più significative che tra le femmine (18% a fronte del 14,7% per quanto riguarda i più giovani e il 17,3% a fronte del 13,8% tra i più anziani). Coerentemente all’età rilevata, in media elevata, anche l’anzianità lavorativa è concentrata nelle fasce più avanzate, di lungo periodo. Il 62,7% dei rispondenti, infatti, ha più di 20 anni di esperienza. La quasi totalità degli intervistati svolge il proprio lavoro con un contratto di subordinazione a tempo indeterminato (99,7%), solo lo 0,4% è stato assunto a tempo determinato e lo 0,3% con un contratto di apprendistato. Il regime orario più diffuso è il full-time (98,4%), con una media oraria settimanale di 38,2 e giornaliera di 6,5 ore. Si tratta di medie superiori a quanto previsto dalla contrattazione collettiva. Il dato è particolarmente significativo se si pensa che il 25% degli intervistati lavora più di 40 ore a settimana e più di 7 ore al giorno. Gli aspetti ritenuti problematici rispetto alle proprie condizioni di lavoro indicati dagli intervistati riguardano in primo luogo la carenza di personale (77,3%), seguito da un ambiente fisico poco adeguato (60%). Risultano molto diffusi, anche se meno dei precedenti, anche la carenza di strumenti e materiali di lavoro (56,7%) e la difficoltà a conciliare la vita lavorativa con la vita privata e famigliare (43,5%). Dall’indagine emerge chiaramente quanto i ritmi di lavoro costituiscano un problema sul quale gli intervistati hanno scarse possibilità di azione. Il 53,5% dei lavoratori e delle lavoratrici afferma di non poter mai scegliere o cambiare i metodi di lavoro. Il 26,5% afferma di non poter gestire le pause o i turni in base alle proprie esigenze e il 44,8% afferma di poterlo fare qualche volta. Nel caso dei consulenti postali, il principale elemento caratterizzante le condizioni di lavoro è la pressione dovuta a forme specifiche di eterodirezione, sia dirette che indirette.

Su 1.024 rispondenti, 844 affermano di aver subito ’pressioni’ (82,4%) durante lo svolgimento dell’attività lavorativa. Mentre con riferimento allo strumento di valutazione, oltre il 60% dei rispondenti (1.037) afferma che si tratta di un dispositivo per nulla o pochissimo costruttivo. Secondo l’indagine, complessivamente, 497 tra intervistati e intervistate dichiarano di aver subito violenza nell’ultimo anno e si tratta del 47,2% dei 1.052 che hanno risposto alla domanda.