Lo hanno affermato Chiorazzo e Vizziello in conferenza stampa questa mattina presso la sede del Consiglio regionale. Illustrate le criticità del Piano sanitario e avanzate alcune proposte migliorative
POTENZA – Si è svolta questa mattina presso la sede del Consiglio regionale la conferenza stampa convocata da Angelo Chiorazzo e Giovanni Vizziello sul Piano sanitario regionale 2026-2030. In apertura il capogruppo di Bcc, Giovanni Vizziello, ha espresso “forti perplessità sul metodo e sui contenuti con cui si è giunti all’elaborazione del Piano. Non risultano pienamente rispettati i passaggi di confronto, né appare credibile il reale coinvolgimento di parti sociali, sindacati, stakeholder e rappresentanti delle professioni sanitarie. Il Piano appare calato dall’alto, con un’impostazione accademica, più che come sintesi delle esigenze espresse dal territorio. A preoccupare è anche l’impostazione iniziale del documento, che esclude interventi diretti sull’assetto organizzativo dell’offerta sanitaria e si limita a richiamare norme già esistenti, come la legge regionale 2/2017 e il DM 70/2015. Ne deriva un approccio prudente e poco innovativo, che rischia di cristallizzare l’esistente senza affrontare le molte criticità”.
“Eppure i dati sono allarmanti – ha spiegato Vizziello – 60.000 lucani lo scorso anno hanno rinunciato a curarsi e oltre 21.000 si sono rivolti a strutture fuori regione. L’indice di gradimento del sistema sanitario regionale è tra i più bassi d’Italia, con la Basilicata penultima, segno evidente di una qualità percepita insufficiente. Negli ultimi anni è mancata anche la capacità di attrarre e reclutare professionalità qualificate. Il sistema sanitario si articola su tre macroaree, territorio, ospedale e prevenzione, ma il modello delle reti ospedaliere, fondamentale per una regione con criticità geografiche e demografiche come la Basilicata, risulta poco valorizzato. Questo modello, basato su centri di eccellenza collegati a strutture periferiche, garantirebbe uniformità di accesso alle cure, ma nel Piano attuale è marginale. Le principali criticità riguardano soprattutto la rete dell’emergenza-urgenza e quella oncologica, con dati che collocano la Basilicata nelle ultime posizioni a livello nazionale. In particolare, nella rete dell’emergenza-urgenza i tempi di accesso al pronto soccorso sono tra i peggiori, con il 37,8% dei cittadini che non riesce a raggiungere una struttura entro 30 minuti, mentre anche i tempi di intervento del 118 superano i limiti previsti”.
“Analoghe criticità – ha aggiunto Vizziello – si registrano nella rete oncologica, dove le prestazioni ambulatoriali risultano insufficienti e la provincia di Matera appare particolarmente penalizzata, con meno del 25% dei pazienti che riesce ad accedere alle cure in tempi e distanze adeguate. Le conseguenze sono evidenti, un’elevata mobilità sanitaria e un disavanzo economico che negli ultimi dieci anni sfiora i 540 milioni di euro. Preoccupano anche i dati relativi alle patologie oncologiche e cardiovascolari, con alta mobilità passiva e tassi di mortalità superiori alla media nazionale. Nel complesso emerge un sistema sanitario in difficoltà, che avrebbe bisogno di scelte più coraggiose e di una reale riorganizzazione”.
“Sul PNRR la Basilicata appare in forte ritardo, la realizzazione di case e ospedali di comunità è ancora ferma, mentre le centrali operative territoriali, pur attivate, rischiano di restare strumenti incompleti senza il supporto delle altre strutture. Permangono criticità anche sul fronte della prevenzione, con screening in calo e indicatori sanitari negativi, tra cui bassa speranza di vita in buona salute, elevata mortalità evitabile e un progressivo invecchiamento della popolazione. Sul piano organizzativo pesa il limite dei piccoli ospedali, mentre la mancanza di una breast unit pienamente operativa a Matera incide direttamente sulla qualità delle cure, con circa il 40% delle pazienti costrette a curarsi fuori regione”.
In chiusura il vicepresidente del Consiglio Angelo Chiorazzo, ringraziando Vizziello per il lavoro svolto, ha evidenziato come molte proposte di Bcc siano rimaste inascoltate, tra cui quella sugli incentivi ai medici di base per le aree interne. “Il giudizio sul Piano sanitario regionale è fortemente negativo, manca visione e coraggio, non interviene sulla legge 2/2017 e non prevede una vera riorganizzazione del sistema, risultando di fatto distante dalla realtà. Nel frattempo la gestione della sanità appare confusa e frammentata, mentre scelte come il passaggio della SUARB al Dipartimento Salute rischiano di distogliere attenzione dai problemi di salute reali dei cittadini”.
Chiorazzo ha inoltre criticato gli “sprechi di risorse” come con i 50 mln del progetto One Health e ribadito le proposte di Bcc con la necessità di interventi concreti, tra cui il potenziamento della telemedicina, l’estensione degli screening, il rafforzamento della prevenzione e maggiori investimenti nei servizi territoriali e nelle vaccinazioni, soprattutto per la popolazione anziana. Serve invece, per gli esponenti di Bcc, riequilibrare l’accesso alle prestazioni, ridurre il ricorso all’intramoenia e rafforzare assistenza, salute mentale e supporto sociale. “Il Piano – ha concluso Chiorazzo – resta ricco di enunciazioni ma senza una reale capacità di attuazione rischia di non incidere concretamente sui problemi della sanità lucana. La sanità è in questo momento la ferita più grande che grava sulla pelle dei lucani”.










































