Piazza Viceconti, memoria e futuro di Lauria: “Ridiamo vita al cuore storico della comunità”

EDITORIALE – Esistono luoghi del nostro paese, scorci, vicoli, piazze che, in maniera a volte inconsapevole, attraggono la nostra attenzione e verso i quali nutriamo un sentimento di appartenenza unico e particolare. A volte sono luoghi che risvegliano antichi ricordi, legati a esperienze significative del nostro passato, di un’epoca remota  quando i sogni e le speranze erano tanti e proiettati verso il futuro.

Mi ritrovo spesso a passare per Piazza Viceconti, un tempo centro pulsante e attivo della nostra comunità. Ricordo le numerose botteghe artigianali: quelle del ciabattino, del falegname, del sarto, del vinaio, del barbiere, del venditore di tessuti e di ferramenta. Dalle prime ore del mattino, lo spazio antistante la Chiesa Madre si animava del vocio e delle chiacchiere delle fruttivendole che, dalle campagne vicine, venivano a vendere i prodotti coltivati nei loro orti, che avevano la genuinità e la freschezza del cibo buono e salutare.

E poi, come dimenticare il mitico “Gelobar”, gestito dall’amico Luigi Fortino?

Nello spazio antistante, arredato con tavolini e sedie, si alternavano, dal mattino alla sera tarda, persone di ogni età, specialmente nel periodo estivo. La piazza si riempiva di voci, di risate, di battute divertenti…di VITA!

La mia mente va ancora più indietro nel tempo e, vagamente ma in maniera abbastanza nitida, ricordo la Piazza Viceconti impreziosita da due bellissime chiese: quella di Santa Maria dei Martiri del XVI secolo, che sostituì la Chiesa Madre dopo l’incendio del 1806 dei Francesi di Massena; poco distante si ergeva la chiesa dell’Annunziata, che faceva da supporto, da un lato, all’Arco di Porta Fontana, le cui origini risalivano al tardo medioevo. Consentiva l’accesso al rione Superiore di Lauria. Con al centro lo stemma comunale, rappresentava il simbolo del paese. Fu demolita, insieme alla cappella, negli anni ’50 per consentire l’allargamento della strada e la costruzione di nuovi edifici.

 Era quella un’epoca nella quale si dava più importanza alle comodità e agli agi di una cultura cementizia che non teneva conto della conservazione e del valore di opere antiche, che ricordavano le nostre origini e la nostra storia.

Rivolgo un appello sentito e accorato ai nostri prossimi amministratori: sarebbe una gioia grande per noi cittadini rivedere questa Piazza, ora malinconicamente silenziosa, tornare a rivivere, promuovendo nuove attività in linea con la realtà odierna, che rispondano alle esigenze del nostro tempo.  Lo sviluppo e il benessere di una comunità si manifestano anche dalla frequentazione attiva e partecipe dei suoi cittadini alla vita comunitaria, in uno spirito di collaborazione e di civile convivenza.

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