Il Presidente del Consiglio regionale: “Il 27 gennaio è un richiamo alla coscienza delle istituzioni e della società. La memoria serve a leggere il presente, segnato da conflitti e intolleranza, e a misurare la tenuta delle nostre democrazie”
POTENZA – “Il 27 gennaio è un richiamo esigente alla coscienza delle istituzioni e della società. La Shoah rappresenta il punto più oscuro della storia europea, il fallimento della civiltà quando l’odio diventa legge, quando la negazione dell’altro si trasforma in progetto politico”.
Lo afferma il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, evidenziando che: “la memoria non può essere un rito. Non può essere un esercizio formale. Serve a leggere il presente, segnato da instabilità, conflitti, intolleranza crescente. Serve a misurare la tenuta delle nostre democrazie, la forza dei valori su cui si fonda la convivenza civile, la capacità di riconoscere e contrastare ogni forma di antisemitismo, di razzismo, di discriminazione”.
“Ricordare, dunque, – precisa il Presidente del Consiglio regionale della Basilicata – significa vigilare sul tempo in cui viviamo. Significa difendere la dignità della persona, la libertà, la coesione sociale, la responsabilità delle istituzioni come presidio di diritti e democrazia. Significa non voltarsi dall’altra parte quando l’odio si ripresenta in nuove forme, quando l’intolleranza diventa strumento di divisione e di violenza”.
“Il Consiglio regionale della Basilicata – conclude Pittella – rinnova oggi un impegno solenne: custodire una memoria viva, trasmetterla alle nuove generazioni, difendere la democrazia e la libertà. Perché senza memoria non c’è coscienza civile. E senza coscienza civile non c’è futuro”.










































