POTENZA – “Più acqua per tutti” non è uno slogan, ma il risultato di una nuova fase di collaborazione tra Puglia e Basilicata. Le due regioni rilanciano infatti l’Accordo di programma sulla gestione condivisa della risorsa idrica, avviato nel 1999 e rinnovato nel 2016, oggi rafforzato da un’intensa interlocuzione istituzionale che ha già prodotto un primo risultato concreto: la riattivazione della diga del Pappadai, nel Tarantino.
A sottolineare l’importanza del nuovo corso è Leonardo Moscaritolo, presidente della CIA Agricoltori Italiani Basilicata, che evidenzia la rinnovata sintonia strategica tra i due territori. “Auspichiamo la riconferma dei 5-6 milioni di metri cubi d’acqua alla Basilicata dallo schema Ofanto, dal ripartitore di Rocchetta Sant’Antonio, fino alla realizzazione dei lavori sulla diga del Rendina”, spiega, riferendosi all’investimento da 114 milioni di euro che consentirebbe alla regione lucana di raggiungere l’autonomia idrica e, allo stesso tempo, liberare ulteriori risorse per la Puglia.
Moscaritolo richiama anche la centralità del comparto agricolo: “Insieme, i nostri territori rappresentano il motore dell’agricoltura del Sud. È fondamentale garantire a migliaia di aziende agricole, zootecniche e agrituristiche una gestione efficace e stabile delle risorse irrigue, evitando il susseguirsi di emergenze tra siccità e alluvioni”.
Sulla stessa linea Gennaro Sicolo, presidente della CIA Agricoltori Italiani Puglia, che sottolinea come l’azione congiunta consenta di ottimizzare non solo la distribuzione dell’acqua, ma anche i costi di gestione e manutenzione delle infrastrutture. “L’agricoltura moderna, segnata dagli effetti dei cambiamenti climatici, non può più permettersi sprechi. Operazioni come lo schema irriguo dell’Ofanto e l’attivazione della diga del Pappadai dimostrano che insieme è possibile intervenire in modo efficace”, afferma.
Per il comparto primario e agroalimentare, la disponibilità certa di risorse idriche rappresenta una condizione imprescindibile per programmare investimenti e garantire continuità produttiva. Una pianificazione che si traduce non solo in maggiore competitività delle imprese, ma anche nella tutela dei livelli occupazionali per migliaia di lavoratori del settore.







































