POTENZA – A trent’anni dalla morte dell’Agente Scelto della Polizia di Stato Francesco Tammone, Medaglia d’Oro al Valor Civile, la Questura di Potenza ha commemorato il suo sacrificio con una cerimonia solenne davanti alla lapide a lui dedicata.
Nel corso della commemorazione è stata deposta una corona d’alloro inviata dal Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Vittorio Pisani, in memoria del giovane poliziotto caduto nell’adempimento del dovere.
Alla cerimonia hanno preso parte i familiari di Francesco Tammone, il Vicario del Questore Giuseppina Sessa, il Capo di Gabinetto della Prefettura Gerardo Quaranta, il vicesindaco di Potenza Federica D’Andrea, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Massimiliano Tibollo, e il rappresentante del Comando provinciale dei Carabinieri, tenente colonnello Armando Sisinni.
Numerosa anche la partecipazione dei colleghi della Polizia di Stato, insieme a una rappresentanza dell’Associazione Nazionale della Polizia di Stato, con i presidenti e i labari delle sezioni di Potenza e Melfi, oltre ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali.
Dopo la deposizione della corona si è svolto un momento di raccoglimento e preghiera guidato dal cappellano della Polizia di Stato, don Giuseppe Tarasco, che ha sottolineato il significato della ricorrenza: «La sentita partecipazione a questa cerimonia testimonia che il sacrificio di Francesco non è stato dimenticato. Al contrario, continua a parlare ai nostri cuori e a richiamarci al valore della fedeltà al proprio dovere e del servizio generoso al bene comune».
Nel suo intervento, il Vicario del Questore ha ricordato Francesco Tammone come esempio di altissimo senso del dovere e di dedizione al servizio dello Stato, sottolineando i valori di legalità e giustizia che avevano ispirato la sua scelta di entrare nella Polizia di Stato.
Era il 10 luglio 1996 quando il giovane agente, impegnato in un servizio di controllo del territorio in un quartiere periferico di Potenza, fu mortalmente ferito da alcuni colpi di pistola esplosi da un uomo, successivamente identificato come un noto pregiudicato in regime di semilibertà. L’aggressore, dopo aver reagito a un normale controllo di polizia e aver colpito un altro componente della pattuglia, aprì il fuoco durante la fuga. Francesco Tammone morì a soli 27 anni. Da pochi mesi era diventato padre della piccola Stefania.
Il 19 maggio 1997 il Presidente della Repubblica gli conferì la Medaglia d’Oro al Valor Civile, riconoscendolo quale «splendido esempio di sprezzo del pericolo e alto senso del dovere, spinti sino all’estremo sacrificio». A trent’anni da quella tragedia, il suo nome continua a rappresentare un simbolo di coraggio, servizio e fedeltà alle istituzioni.











































