Pragmatismo e visione futura. Il “modello Draghi” per ricostruire le comunità

Il nuovo piano vaccinale del governo Draghi, elaborato dal Generale Figliuolo è la cifra più limpidadel cambiamento messo in atto dal nuovo Presidente del Consiglio. Pragmatismo, sobrietà e organizzazione sono i tre elementi sui quali si sta sviluppando l’azione di governo in un tempo complesso e di profonde paure. E forse non è un caso che a questi tre assi principali rispondano, per caratteristiche e competenze, i tre lucani che stanno affrontando, in prima persona, l’emergenza Covid-19. Speranza, Figliuolo e Lamorgese, i tre potentini al governo, espressione della cultura riformista che meglio racconta la Basilicata. Come già detto altrove, per chi vive e lavora in questi paralleli mediterranei non è una sorpresa che buona parte della classe dirigente governativa che sta gestendo – e gestirà – l’emergenza Covid sia lucana, più specificatamente di Potenza. Non si meraviglia il sindaco lucano che ogni giorno, a mani nude, combatte contro ritardi e gap di ogni tipo. Non si sorprende l’OSS o l’infermiere che ci mette sempre il plus nel lavoro di ogni giorno. Così come non si stupisce il piccolo artigiano che, da qui, prova a sfidare il mondo ed il mercato, talvolta vincendo la sua sfida quotidiana. Qui il pane quotidiano è l’aderenza alla realtà, i piedi per terra che permettono allo sguardo di andare oltre e mai sulle nuvole.

Qui la preghiera laica è il lavoro, l’abnegazione, lo studio, l’approfondimento e mai la superficialità. Qui, da sempre, la politica ha dato al governo nazionale profili altissimi e di spessore, che non hanno solo occupato una poltrona ma hanno dato un senso più profondo alla missione alta e nobile di servire il paese. Lo sa bene Potenza, la città ove sono nati e cresciuti ministri e leader politici di prim’ordine, spesso lo dimenticano i potentini e, allargando lo spettro, i lucani di nuova o vecchia generazione. Tutto nella norma, nessuno è profeta nella propria patria, ma non può sempre essere così.  I nomi, ed i profili, di Speranza, Lamorgese e del Generale Figliuolo ci indicano una strada, rappresentano un modello, ma soprattutto pongono una questione fondamentale che è legata alle future classi dirigenti che sempre qui, in questo pezzo di Sud che non deve più riscattarsi di niente e da nulla, cresceranno.  La storia politica di Roberto Speranza, al netto delle posizioni assunte e delle scelte di campo, ci dice che non ci si inventa classi dirigenti. La storia ed il percorso di Mario Draghi ci dicono che per governare un paese non servono solo dirette sociale selfie, ma obiettivi chiari e competenze. E non è un caso che proprio lo stesso Draghi, nel suo intervento durante i lavori di apertura dell’edizione 2020 del Meeting di Rimini, in tempi non sospetti ed in cui un certo “contismo” sembrava irreversibile, abbia indicato una strada, non facile, ma necessaria, sulla quale dobbiamo incamminarci tutti. Ne prendiamo un passaggio significativo:

“Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri. La società nel suo complesso non può accettare un mondo senza speranza; ma deve, raccolte tutte le proprie energie, e ritrovato un comune sentire, cercare la strada della ricostruzione. Nelle attuali circostanze il pragmatismo è necessario”. 

Ma non solo. Rileggendo le sue dichiarazioni alle due Camere per il voto di fiducia al suo governo, e quella più recente a seguito della visita all’hub vaccinale di Fiumicino, ritroviamo serietà, sobrietà, trasparenza, abilità e competenze. Non like, quindi, ma cultura di  Governo. Non condivisioni di post ma visioni di futuro. Non più la costruzione di una fan base per la propaganda elettorale  ma di una comunità coesa e responsabile per ricostruire il Paese.

Siamo entrati nell’ultimo miglio della fase più acuta della pandemia, la luce si inizia davvero a vedere, ma proprio per questo è il momento più difficile. Una classe politica di governanti che si dimostrasse inadeguata ad affrontare questa difficile sfida rappresenterebbe il fallimento più grande di questa nostra società. Chi pensa di non essere adeguato è bene che si faccia da parte. Chi pensa che basta solamente sventolare il vessillo del cambiamento e agitare l’odio come un drappo rosso dinanzi ad un toro affamato è bene che faccia un passo di lato. Della banalità degli incompetenti adesso non sappiamo davvero cosa farne. Questo è tempo di incertezza, di ansia, ma anche di azione. I nostri territori meritano una politica più coraggiosa e lungimirante. ù

C’è bisogno di una nuova visione, il “modello Draghi” sia da monito.

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