Premio Gelsomina Scaldaferri, il ricordo: «Umanità, dolcezza e forza al servizio degli altri»

EDITORIALE – L’emozione è sempre tanta quando mi tocca ricordare Gelsomina in occasione del Premio Giornalistico a lei dedicato, giunto quest’anno alla VI edizione.

Nel mio breve intervento ho cercato di mettere in luce un aspetto del suo carattere: il grande senso di umanità, che si traduceva in disponibilità, in gentilezza e comprensione verso il prossimo, in particolare a favore delle persone più deboli e disagiate.

 “Sostenere le persone più fragili e in difficoltà”: fu questo uno degli obiettivi del programma elettorale che presentò in occasione della sua candidatura alle elezioni amministrative del 1993. 

Nello stesso anno, 1993, diventò socia del CIF, un meritevole movimento femminile di volontariato. Antonella Viceconti, che ha dedicato tutta la sua vita al CIF, ricorda la sua sensibilità e il suo impegno associativo attivo. Emblematiche le  parole di Gelsomina pronunciate, con grinta e determinazione, in occasione di un intervento durante una serata di solidarietà organizzata dal CIF a favore di una ragazza in difficoltà di Lauria: “Nonostante le difficoltà, nonostante i problemi, nonostante il poco aiuto, la forza del movimento, la forza di lavorare per qualcosa di importante, sposta le montagne, sposta ogni difficoltà e diffidenza. Il CIF di Lauria intende promuovere una cultura nuova, al suo interno ha un patrimonio etico di persone che vogliono cambiare. Cambiare con umiltà, con dolcezza e con forza. Lauria ha bisogno di adrenalina, ha bisogno di energie fresche, ha bisogno di energie nuove”.

E poi, come non ricordare l’affetto e le premure per le persone anziane!

 Erano i primi mesi del 1994. Quando era libera dagli impegni lavorativi a Telenorba, si recava la mattina al Convento dei Cappuccini per la messa. In poco tempo diventò l’amica affettuosa e premurosa delle persone anziane che al mattino presto si recavano a messa. Con infinita dolcezza le accompagnava in auto a casa e a volte le portava al bar per offrire loro la colazione. Grande fu il loro dolore quando seppero della sua malattia e della sua morte.

Gelsomina era diventata anche “l’angelo biondo” di Padre Cherubino che, dopo la sua morte, le dedicò delle bellissime poesie.

Spesso mi sorge spontanea una domanda: le sue doti umane, il suo entusiasmo, la sua perspicacia, il suo dinamismo quali obiettivi e quali traguardi le avrebbero consentito di raggiungere? 

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