Primavera, ciliegie e ricordi d’infanzia: quella cicatrice mai dimenticata nel cuore di Lauria

EDITORIALE – Tra le tante poesie che imparavamo, nel passato, a scuola, indelebile è rimasto nella mia mente il ricordo di alcuni versi del poeta A. S. Novaro sulla Primavera, per me la stagione più bella dell’anno.

Primavera vien danzando,

vien danzando alla tua porta,

sai tu dirmi che ti porta?

Ghirlandette di farfalle, campanelle di vilucchi,

quali azzurre, quali gialle,

e poi rose, a fasci e a mucchi.

L’inizio di ogni Primavera mi riporta indietro nel tempo, agli anni della mia infanzia e dell’adolescenza, a quel periodo della vita caratterizzato da un’esuberanza e da una vivacità particolari, propri di un’età impegnativa e difficile, che ci sprona a osare oltre certi limiti, sfidando, a volte, anche il pericolo.  

Abitavo nel quartiere Casaletto del Rione Superiore di Lauria, vicino a un grande spiazzo verde, denominato San Vito, dove troneggiava il palazzo Pittella  con annesso un orto pieno di alberi da frutto, che erano l’attrazione di noi bambini.

Con varie strategie riuscivamo a staccare le ciliegie che pendevano dai rami più vicini al recinto di filo spinato. Quando non riuscivamo a raggiungere quelle più lontane, innalzavamo, sollevandolo e sostenendolo, il compagno più magro e agile.

Un giorno fui sollecitata , considerata la mia esile fisicità, a infilarmi tra il filo spinato per scendere nell’orto e raccogliere le numerose ciliegie che pendevano dai rami più bassi e disseminate per terra. Mentre i compagni , sostenendomi dalle braccia, mi calavano giù, avvertii un forte dolore alla gamba destra: uno dei chiodi del filo spinato mi aveva lacerato la pelle, provocandomi una profonda ferita. Ricordo ancora il dolore, ma più di tutto il sangue che continuava a uscire anche dopo avere stretto alla gamba un fazzoletto.

Un ragazzo più grande mi aiutò a risalire, poi in corteo mi accompagnarono a casa. Porto ancora il segno di quella lacerazione: una piccola cicatrice sulla parte esterna della gamba.

E’ questo un ricordo rimasto indelebile nella mia mente che, spontaneamente, affiora all’inizio di ogni Primavera.  

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