Quando il vicinato era una comunità: ricordi, storie e solidarietà nella Lauria di un tempo

EDITORIALE – Pochi giorni fa, salendo verso le Grotte del Favaro nel Rione Inferiore di Lauria, in occasione della commemorazione dei Caduti del Bombardamento del 7 settembre 1943, ho vissuto un momento di grande emozione, che ha risvegliato antichi ricordi.
Lungo l’erta salita di via Cerruto, dove un groviglio di case sembra si abbraccino tanto è la loro vicinanza, ho rivisto, come in un flash, il vicinato ai tempi della mia infanzia. Donne di una certa età sedute sui gradini delle case, godevano della piacevole frescura pomeridiana, conversando piacevolmente.
Il mio pensiero è tornato indietro nel tempo e ho ricordato il vicinato di Via Casaletto, animato dalla mattina alla sera dalle voci di noi bambini e delle mamme intente a ricamare e a fare l’uncinetto. Ho ricordato le lunghe serate estive che vedevano il vicinato rianimarsi dopo la pausa della cena. Seduti sui gradini, noi bambini ascoltavamo incantati le storie dei tempi passati che raccontavano i genitori e i nonni. Erano racconti tramandati di generazione in generazione aventi il fascino di antiche leggende popolate da luoghi e personaggi che, nella nostra mente di bambini, assumevano caratteristiche irreali e fantastiche. Ricordo ancora alcuni di quei racconti, che mi turbavano particolarmente ed erano causa di sonni agitati e inquieti.
Tra le famiglie vi era tanta solidarietà, che spesso si traduceva in sostegno morale e materiale.
La seguente poesia dell’amico Pino Papa, in dialetto e in italiano, bene esprime le sensazioni e le abitudini di vita propri del vicinato di alcuni anni fa.

U vicënanzụ du: Marazzónë
Së nnë vë(d)ìa jì pë lë scalónë
i tụttë lë sartinë i La(g)urìa
i ggèndë ca ndu: virnụ e nda: staggiónë
fatì(g)a e ffèstë abbòglia në facìa.
E (g)annë arrètụ pụrë u: Marazzónë
i vagnụnë tụtt’a vìa vóddìa
e na casa, na pòrta, nu bbarcónë
u suprannòmë d’agna(d)ụnụ avìa :
Bbëllịzza, Vastìàna, Sparapizzụ,
Chiappilụ, Pummarụlụ, Mụsụlina,
Sëppicchia, Chiòdda, Triglia e lë Pacchianë,
Piccëcanniddụ, Crócë e nu Schënizzụ,
Gnụppëtë, Filëciòna e na Rëggina,
Tërribbụla, Dëllòrgiụ e lë Mammanë …

Il vicinato del Muraccione
Se ne vedeva andare per i gradini
di tutti i vicoli di Lauria
di gente che nell’inverno e nell’estate
lavoro e feste ne faceva davvero tanto.
E anni addietro anche al Muraccione
tutta la via ribolliva di bimbi
ed una casa, una porta, un balcone
aveva il soprannome di ognuno:
Bellizza, Vastiana, Sparapizzo,
Chiappilo, Pummarulo, Musolina,
Seppicchia, Chiodda, Triglia e le Pacchiane,
Piccicanniddo, Croce ed uno Schenizzo,
Gnuppete, Filiciona ed una Regina,
Terribbula, Dellorgio e le Mammane …

Oggi, forse anche per via della televisione, siamo portati a rinchiuderci in casa. Nei condomini delle città spesso accade che le famiglie non si conoscono o a malapena si salutano. Quante volte abbiamo appreso dalla cronaca di persone sole trovate morte dopo giorni! Chiusi nel nostro mondo e presi dai ritmi incalzanti del vivere quotidiano, non ci accorgiamo degli altri, ignorando la loro esistenza.

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